“Questa donna, più giovane di me, è partita, ha lasciato la famiglia, tre figli perchè doveva cercare lavoro, un lavoro che molti italiani non vogliono fare. Queste persone vengono qui per accudire i nostri affetti, i nostri genitori, i nostri nonni”, esattamente ciò che ha fatto Natalia Beilova e che la Sindaca di Battipaglia Cecilia Francese ha commentato con tale amarezza.
L’8 marzo scorso, proprio a Battipaglia, la 57enne è rimasta vittima delle fiamme che hanno avvolto l’abitazione in cui prestava assistenza a due anziani coniugi che oggi devono la vita a Natalia, venuta dalla Bulgaria senza sottrarsi al sacrificio, ma al contrario, restandone vittima.
Il Segretario Generale DOMINA Lorenzo Gasparrini dispiaciuto della notizia, osserva come questo non sia un caso isolato, ma che, contrariamente a quanto si possa immaginare, sono moltissimi i lavoratori domestici che, in un modo o nell’altro, aiutano o salvano la vita ai nostri cari che gli abbiamo affidato.
I dati INPS sul lavoro domestico nel Rapporto 2020
Il Rapporto annuale
DOMINA 2020 a seguito di un’analisi dei
dati Inps, registra in Italia un lieve calo della componente europea (costituita principalmente da Paesi dell’Est Europa), passata dal 44,4% al 41,2% del totale che, nel dettaglio, ammontano a quasi 350mila operanti nel settore che ruota attorno alla cura della casa, che non si ferma al preservarne l’ordine, ma rappresenta molto di più. E questa è solo la
componente regolare.
Il sacrificio di Natalia e la tutela del lavoro delle badanti
“Ha scelto di salvare due persone che aveva conosciuto da un giorno, ecco perché il suo gesto assume ancora maggiore valenza”, ha dichiarato Gerardo Antelmo, primo cittadino di Cicerale, comunità d’adozione della donna di origini bulgare. L’incendio non ha lasciato scampo a Natalia il cui primo pensiero è stato quello di mettere al sicuro la coppia, per poi tentare nuovamente di attraversare il fuoco: “lei è tornata in dentro, io immagino, per recuperare le sue cose- riferisce la Sindaca Francese-, magari per prendere anche un po’ di soldi che si era messa da parte in un cassetto perchè, a volte, le condizioni spingono a portare tutto con sé, gli averi, le foto degli affetti, una ‘casa’ che viaggia in una valigia ambulante. È un
lavoro, quello delle
badanti, su cui andrebbero accesi molti riflettori, un lavoro di cui spesso si sobbarcano le donne”, scenario confermato dal Rapporto DOMINA che attesta “come la componente femminile mediamente all’88,4%, tra tutti i
lavoratori domestici, salga al 92,3% per la componente delle badanti”.
Un numero consistente di cui, in alcuni casi, si perdono le tracce: “è davvero molto complicato individuare queste lavoratrici e questi lavoratori, se non al termine del rapporto di lavoro, quando solitamente si affacciano presso i nostri uffici per una sorta di verifica di quanto viene loro proposto a chiusura -rivela
Maria Rosaria Nappa, segretaria
FILCAMS CGIL di Salerno-. Ma anche in quel caso, malgrado la consapevolezza del maltolto o delle pratiche indebite subite, sono davvero molto rare le occasioni in cui decidono di far valere i propri
diritti ricorrendo alla tutela stragiudiziale, e questo soprattutto perché prioritariamente
colf e badanti vengono reclutati attraverso un fitto passaparola per cui è forte il timore di rimanere esclusi dal giro e non riuscire a trovare più facilmente occupazione”. Connotati, questi, che si ‘aggrappano’ ad una certa indole del settore, come evidenzia il
Rapporto Annuale DOMINA, “con la maggiore propensione all’informalità e alla diffusione del
sommerso”. Tale tendenza dipende senza dubbio da svariati fattori, non ultimi quelli di ordine culturale e sociale. In parte, indubbiamente, ciò deriva dalla presenza sul territorio di persone provenienti da
Paesi non Ue e prive di Permesso di Soggiorno, perché entrate illegalmente o perché rimaste sul territorio dopo la scadenza del Permesso. Chiaramente, per queste persone non è possibile accedere al
mercato del lavoro regolare, per cui il lavoro domestico può rappresentare una soluzione (proprio per il fatto di lavorare in casa, con maggiore difficoltà di essere identificati). Il
lavoro domestico non si svolge all’interno di un’azienda, ma in ambito familiare, ovvero all’interno dell’abitazione del datore di lavoro. Questa peculiarità sembra quasi voglia suggerire l’idea che il lavoro domestico non sia un vero e proprio lavoro (molte volte si parla infatti di “lavoretti”), giustificando di fatto l’
irregolarità.
I dati INPS del lavoro domestico in Campania
In
Campania, la legge che disciplina l’erogazione dei servizi e dei contributi per l’
assistenza domiciliare di individui non autosufficienti è la legge regionale n. 11/2007, che a sua volta ha attivato la legge nazionale n. 328/2000, riguardante il
supporto alla non autosufficienza. In particolare, riferisce il Segretario Generale DOMINA Gasparrini: “i
lavoratori domestici regolarmente assunti dalle famiglie italiane in Campania, stando ai
dati INPS 2019, sono 46.089, valore in forte calo dal 2012 (-33,7%). Le
colf prevalgono (64,3%) rispetto alle
badanti. A livello provinciale, la concentrazione delle colf è fortemente polarizzata sul capoluogo (63%), mentre, proprio per le badanti, l’incidenza maggiore si registra a Salerno (7,2 ogni cento anziani, media regionale: 5,5)”.
“È uno scenario che sta emergendo ora meglio di prima -ammette Cecilia Francese-, perchè è giusto che si riconosca essere un lavoro come gli altri, un lavoro duro che non è solo legato alle pulizie, ma al farsi carico di una casa”: una missione che Natalia ha saputo incarnare con estrema umanità e rispetto, come ha anche constatato Gerardo Antelmo, ad emblema di una comunità che ne ha riconosciuto la potenza del gesto quale “esempio per tanti di noi che pensiamo a noi stessi, trascurando gli altri”.
Marica Lamberti
Redazione DOMINA