Anche colf e badanti contribuiscono al sostegno dei Paesi d’origine.
Nel 2025 gli immigrati in Italia hanno inviato in patria 8,6 miliardi di euro.
Il settore del lavoro domestico è storicamente caratterizzato da una forte presenza di manodopera immigrata, che negli ultimi anni si attesta attorno al 70% del totale. Oltre a dare un contributo essenziale alle famiglie italiane e alla gestione del welfare sociale, lavoratrici e lavoratori domestici immigrati contribuiscono al sostentamento delle famiglie rimaste in patria.
Le rimesse, ovvero l’invio di denaro, rappresentano una delle principali forme di sostegno economico che gli immigrati offrono alle famiglie rimaste nei Paesi d’origine. Queste risorse vengono utilizzate soprattutto per soddisfare bisogni essenziali, come alimentazione, abitazione, istruzione e cure sanitarie, contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. Numerosi studi internazionali evidenziano come le rimesse abbiano un impatto diretto sulla riduzione della povertà e sull’aumento del capitale umano, favorendo la frequenza scolastica dei minori e l’accesso ai servizi sanitari. A differenza degli aiuti pubblici allo sviluppo, le rimesse arrivano direttamente ai nuclei familiari e tendono a mantenersi stabili anche nei periodi di crisi economica, svolgendo una funzione di protezione sociale fondamentale per le comunità di origine.
Oltre all’invio di denaro, vi sono poi altre forme di sostegno: le cosiddette rimesse immateriali, ovvero scambio di informazioni, conoscenze e competenze che possono favorire lo sviluppo locale. un esempio è dato dalla gestione, da parte delle associazioni della diaspora, di progetti di cooperazione internazionale allo sviluppo.
Vi sono infine anche le rimesse informali, ovvero denaro o regali consegnati da chi si sposta fisicamente verso il Paese d’origine. Questi flussi sono particolarmente rilevanti verso i Paesi raggiungibili via terra (es. Romania, Moldavia) o verso cui i voli aerei sono particolarmente economici (es. Albania, Marocco).
Secondo i dati della Banca d’Italia, nel 2025 il volume delle rimesse inviate dall’Italia è stato pari a 8,6 miliardi.
Osservando la serie storica, dopo il picco massimo del 2011, il volume delle rimesse ha subito un calo progressivo fino al 2017, per poi risalire fino al 2021. Dal 2021 si registra una lieve risalita dei valori nominali, che però risulterebbero in calo in caso di rivalutazione. In ogni caso, negli ultimi tre anni i valori sono sostanzialmente stabili anche con la rivalutazione, arrivando nel 2025 a 8,6 miliardi.
Alla luce di quanto riscontrato durante la pandemia, è ipotizzabile che i valori del 2020 e del 2021 siano stati influenzati dalle misure di limitazione della mobilità internazionale, che hanno ridotto le rimesse “invisibili” e quindi aumentato quelle formali. Già dal 2022, a seguito della ripresa post-pandemica, si può ipotizzare che siano tornate ad aumentare anche le rimesse “invisibili”, determinando un riequilibrio dei flussi finanziari.
Serie storica delle rimesse inviate dall’Italia (dati in miliardi euro)
- Valori nominali ■ Valori rivalutati
Fonte: Elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati della Banca d’Italia
Osservando i dati 2025, il Bangladesh si conferma la prima destinazione con 1,7 miliardi di euro, pari al 19,6% del totale. Seguono India e Marocco, entrambi con poco meno di 600 milioni. India e Bangladesh, in particolare, segnano trend in forte crescita negli ultimi dieci anni e nell’ultimo anno, mentre segnano il passo Marocco, Filippine, Pakistan e Romania.
Oltre al volume complessivo di rimesse inviate dall’Italia, è importante sottolineare come i flussi verso ciascun Paese seguano dinamiche molto diverse. In questo caso si parte dall’ipotesi che i flussi verso un determinato Paese siano riconducibili ai migranti provenienti da quel Paese, anche se i dati si limitano a certificare il Paese di destinazione e non la nazionalità del mittente. Allo stesso modo, il calcolo dei valori pro-capite è dato dal rapporto tra i flussi verso un determinato Paese e la popolazione immigrata in Italia con cittadinanza di quello stesso Paese (vengono considerati tutti i residenti, indipendentemente da età, genere, situazione occupazionale).
Analizzando i flussi verso i principali Paesi dei lavoratori domestici in Italia, si può notare come oltre un miliardo di euro vada verso l’Est Europa (Romania, Ucraina, Moldavia, Georgia). Significativi anche i flussi verso l’Asia (Filippine, Sri Lanka) e l’America Latina (Perù, Ecuador). Calcolando il pro-capite mensile (rapporto tra volume di rimesse e popolazione residente), mediamente ciascuno straniero residente in Italia ha inviato in patria 134 euro al mese. Superiori alla media le Filippine, con oltre 300 euro mensili inviati, così come Sri Lanka, Ecuador e Perù (oltre i 200 euro).
Nazionalità dei lavoratori domestici in Italia e rimesse inviate in patria
| Primi 10 Paesi
per lavoratori domestici |
Lavoratori domestici
(Inps, 2024) |
Pop. Residente in Italia
(Istat, 2025) |
Rimesse inviate dall’Italia,
Milioni euro (Banca d’Italia, 2025) |
Rimesse pro-capite
(euro mensili) |
| Romania | 116.599 | 1.053.042 | 338,38 | 27 |
| Ucraina | 87.922 | 287.187 | 214,16 | 62 |
| Filippine | 61.574 | 153.455 | 566,27 | 308 |
| Perù | 37.902 | 116.169 | 385,41 | 276 |
| Moldavia | 30.740 | 94.141 | 124,73 | 110 |
| Sri Lanka | 29.528 | 113.705 | 399,32 | 293 |
| Georgia | 26.058 | 36.490 | 539,40 | 1.232 |
| Albania | 21.333 | 414.622 | 174,84 | 35 |
| Marocco | 20.801 | 412.457 | 579,27 | 117 |
| Ecuador | 16.996 | 57.980 | 160,16 | 230 |
| Totale stranieri | 560.336 | 5.371.251 | 8.608,14 | 134 |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS, ISTAT, Banca d’Italia e Banca mondiale
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “nonostante la prima nazionalità dei lavoratori domestici sia quella italiana, con il 30% di colf e badanti, non si può negare l’apporto che la componente immigrata ha dato e continua dare al settore. Oltre ad una forte componente dell’Est Europa, soprattutto femminile, vi sono anche altre provenienze: Filippine, America Latina, Nord Africa. Questi lavoratori e lavoratrici, oltre a prestare un servizio essenziale per le famiglie italiane e concorrere al sostegno del sistema di welfare, contribuiscono anche al mantenimento delle famiglie nei Paesi d’origine, grazie all’invio di parte dei propri risparmi. Colf, badanti e baby sitter svolgono quindi di un ruolo cruciale anche come “ponte” internazionale, garantendo un legame con il Paese d’origine”.
Romania. La comunità della Romania ha inviato in patria un totale di 338,38 milioni di euro nel 2025. Si tratta della nazionalità straniera più presente in Italia, con oltre un milione di residenti e oltre 116 mila lavoratori domestici. La geografia delle rimesse vede una forte concentrazione da Roma (62 milioni, 18,4% del totale), mentre Torino e Milano, insieme, inviano 36 milioni di euro (10,8%).
Ucraina. La comunità ucraina in Italia ha inviato in patria un totale di 214,16 milioni di euro nel 2025. In questo caso tre province (Roma, Milano e Napoli) presentano valori molto simili, superiori ai 17 milioni di euro annui. In queste tre province si concentra il 25% di tutte le rimesse inviate verso l’Ucraina.
Filippine. Una comunità di poco più di 150 mila residenti in Italia, di cui il 40% impiegato nel lavoro domestico, che nel 2025 ha inviato in patria oltre 566 milioni di euro. Rapportato al numero di residenti, equivale a 308 euro mensili pro-capite. Quasi il 60% dei flussi parte da Milano e Roma.
Perù. Anche il Perù presenta valori pro-capite superiori alla media, ovvero 276 euro mensili. Ammontano infatti a 385 milioni di euro le rimesse inviate da questa comunità, che conta 116 mila residenti. quasi il 30% dei flussi parte da Milano.
Moldavia. La Moldavia presenta una concentrazione provinciale molto bassa. La provincia da cui partono più risparmi è Roma, con meno del 10%. Seguono, un po’ a sorpresa, Padova e Lecce, entrambe con circa 7 milioni inviati in patria. Complessivamente la Moldavia conta 94 mila residenti in Italia, di cui 31 mila lavoratori domestici.





