Contratto Collettivo Nazionale sulla disciplina del lavoro domestico

Dal dossier n.10

In un settore lavorativo come quello domestico teso all’informatizzazione, la presenza di un Contratto Collettivo Nazionale è una risposta nazionale tesa alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro e alla tutale di ambo le parti, ovvero delle famiglie datori di lavoro e dei loro dipendenti. L’attuale Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico (CCNL Domestico) risale alla firma del 2013, anno in cui è entrato in vigore, delle Associazioni datoriali DOMINA e Fidaldo, insieme a Filcams CGIL, Fisascat CISL, UilTucs e Federcolf. Come ricordato in altre occasioni coinvolge 2 milioni di soggetti tra datori e lavoratori, ed è uno dei contratti collettivi nazionale più usato in Italia.
Come già citato, il rapporto di lavoro domestico è caratterizzato da una grande informalità rispetto al resto del mondo lavorativo: può essere fondato su una stipula anche solo verbale, poiché per legge non è previsto un contratto scritto; l’assunzione avviene solitamente grazie a dei passaparola di conoscenti e parenti; per la rescissione del contratto è richiesto solo un preavviso; ecc. Inoltre, in molti casi il datore provvede solamente ad emettere un prospetto paga o la busta paga, senza contratto, pensando che possa essere sufficiente a chiarire ogni aspetto, ma ovviamente non è così. Sebbene la busta paga dia molte informazioni, tra cui le ore ordinarie, straordinarie, malattie, ferie godute e rimanenti, ecc., non disciplina tutti gli altri aspetti legati al rapporto di lavoro, come l’inquadramento, il periodo di prova, riposi, ecc. che sono invece regolamentati dal contratto di lavoro.
Ed è proprio questa caratteristica informale che da adito al sorgere di incomprensioni, ambiguità e problemi. Per ovviare a tutto ciò, la stipula di un contratto scritto, e più in particolare del CCNL, è la soluzione più sicura. La forma di un contratto nero su bianco non solo è una questione di dignità lavorativa, dando al ruolo del lavoratore di cura un tono professionale, ma di tutela delle parti che lo firmano, soprattutto del datore di lavoro.
Sebbene negli ultimi anni la percentuale di irregolarità sia diminuita, il tasso è ancora alto: più del 50% delle pratiche analizzate dall’Ispettorato del Lavoro risultano essere irregolari (54,2% nel 2017). Tuttavia, per la restante parte di regolari, esistono molti casi di grigio, per cui non tutto il lavoro effettivo è dichiarato e regolarizzato. Questa irregolarità, o per essere più precisi, la mancata stipula di un accordo scritto tra le parti e l’inadempienza alle regole del contratto, sono le cause del sorgere di vertenze sindacali.
Considerato il forte aumento della vertenzialità nel lavoro domestico, e la tipologia atipica del settore, potrebbe essere importante per le Parti Sociali firmatarie del CCNL riflettere se nel testo contrattuale sono presenti istituti poco chiari o complessi da interpretare e se è uno strumento valido per le famiglie. Renzo Gardella, Presidente di ASSINDATCOLF -, associazione aderente a Fidaldo firmataria del CCNL di categoria, ha contribuito alla ricerca con un suo parere.

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