I lavoratori domestici in Europa

Dal dossier n.4 presentato a maggio 2017

Anche a livello europeo, come in campo internazionale, l'incidenza del lavoro sommerso rende complicato quantificare il numero di lavoratori domestici in Europa. Una  fonte ufficiale è data dai dati della Rilevazione sulle forze lavoro condotta da Eurostat nel 20157, che stima in oltre 2 milioni gli occupati aventi le famiglie come datori di lavoro.
In questa voce sono incluse le attività di personale domestico quale  collaboratori  domestici, cuochi, camerieri, governanti, baby-sitter, badanti, ecc. aventi come datore di lavoro famiglie o convivenze (inclusi i condomini). A livello di semplice distribuzione l'Italia ha il maggior numero di occupati nelle famiglie, seguita dalla Spagna; da notare come il 63% di questi lavoratori trovi collocazione in questi due Stati.
Tornando all'Italia, l'Eurosta nel 2015  circa  761  mila  lavoratori:  la  sottostima  è evidente già da questo dato,in quanto nello stesso anno l'INPS riporta oltre 100 mila unità in più. Questi dati seppur parziali consentono di delineare alcune importanti caratteristiche del lavoro domestico in Europa.
Nei Paesi mediterranei i lavoratori domestici vengono maggiormente assunti dalle famiglie alle prese con familiari anziani non autosufficienti. È questo il caso italiano ma anche   quello di Spagna e Grecia. Nei Paesi scandinavi, invece, la presenza di lavoratori stranieri tra le mura domestiche è minoritaria mentre sono in aumento le loro  assunzioni nell'ambito dei loro servizi residenziali domiciliari.
Come noto, le dinamiche demografiche in corso stanno portando in tutta Europa ad un progressivo invecchiamento della popolazione, con un conseguente aumento della richiesta di servizi sanitari e assistenziali: nel 2016 il 9,2% della popolazione europea ha almeno 75 anni, e i picchi massimi si registrano in Italia, Grecia e Germania.
Tuttavia, se il fenomeno dell'invecchiamento demografico è comune a tutti i paesi europei, molto diverse sono le strategie nazionali per la gestione dell'assistenza e della cura.
Mediamente, dall'analisi delle forze lavoro a livello europeo emerge come nell'UE28 vi sia una quota maggiore di lavoratori nei servizi residenziali e non (sia pubblici che privati) e minore presso le famiglie. La situazione si ribalta nei paesi mediterranei: Italia, Spagna e Grecia registrano una maggior attitudine al lavoro domestico rispetto alle cure assistenziali in struttura. Questa scelta è sicuramente influenzata da abitudini di vita tradizionalmente diverse, ma anche dai sistemi fiscali e contributivi.
In Italia in particolare la famiglia rappresenta un supporto essenziale vista la  scarsa offerta di servizi ed il ruolo fondamentale ricoperto da trasferimenti monetari statali e  locali. In Spagna, riguardo i servizi alla persona, si può fare riferimento al contratto di  lavoro previsto per i prestatori d'opera a domicilio. Il contratto può avere forma scritta o orale, a tempo determinato o indeterminato, a tempo pieno o parziale. La durata, se non espressa nel contratto, si intende di un anno.
In Svezia non esiste il concetto di lavoro accessorio così come viene inteso in Italia. Esiste una rete estesa di centri diurni, servizi domiciliari, nursing e centri di riabilitazione. Ecco perché questo Paese non compare nella tabella precedente, non avendo alcun tipo di lavoratore alle dipendenze delle famiglie.
In Danimarca i prestatori di lavori domestici e di giardinaggio sono soggetti che prestano la loro opera attraverso le agenzie di somministrazione accreditate, presso le quali sono contrattualizzati. Il cittadino richiede la prestazione all'agenzia di somministrazione che invia il prestatore al cliente.
In Inghilterra le assunzioni nei servizi assistenziali sono in crescita sia da parte del  settore pubblico che privato.
In Germania il fenomeno delle badanti non è diffuso, in quanto risulta troppo costoso. A partire dal  1995,  in Germania è stata introdotta l'assicurazione sociale obbligatoria per l'assistenza in caso di non autosufficienza, che permette di avere un assegno da utilizzare nelle case di cura. Casa di cura sempre più costose, tanto che negli ultimi anni iniziano ad aumentare le famiglie  che  portano  gli  anziani  in  case  di  cura  estere  (Polonia).  Le assunzioni da parte di servizi pubblici o privati rendono questo lavoro meno "instabile" e riducono il rischio di lavoro irregolare. Il Parlamento Ue ha approvato nel 2016 una risoluzione per garantire diritti sociali e uno status giuridico comunitario a badanti e lavoratori domestici.
Nel testo della risoluzione (non vincolante) si sottolinea la necessità di un'adeguata rappresentazione dei lavoratori domestici e dei badanti in tutte le leggi nazionali in materia di lavoro, sanità, assistenza sociale e anti-discriminazione. Inoltre si raccomandano le esperienze positive del Belgio e Francia che hanno contribuito a far emergere il lavoro   nero. In questi due paesi lo Stato si è fatto carico del costo "lordo" dei lavoratori domestici  sgravando di fatto le famiglie e rendendo non conveniente l'impiego di lavoro nero.
In  Belgio  sono previsti "servizi di prossimità" che comprendono tutte le prestazioni lavorative rese in ambito domestico o al di fuori (acquisti, accompagnamento di persone disabili, ecc.). Sono retribuite attraverso buoni-servizio (cartacei o elettronici) del valore di 20,80 euro per ogni ora di servizio, che viene pagato dai privati 7,50 euro. Il resto è finanziato dallo Stato. I privati beneficiano anche di una detrazione fiscale del  30%, con  un costo reale per il cittadino di ciascun buono di 5,25 euro.
In questo caso è molto positiva l'esperienza francese del CESU (Chèque emploi service universel), un buono lavoro che, grazie ad un'azione congiunta su agevolazioni fiscali e contributive per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e sulla revisione dei dispositivi assistenziali, ha ridotto notevolmente il lavoro nero. Si tratta di un voucher direttamente utilizzato da singoli datori di lavoro per acquistare a domicilio una serie di prestazioni, che ha però dei forti sgravi contributivi garantiti dallo Stato che di fatto abbattono per il datore di lavoro il costo lordo, rendendo conveniente l'emersione dei lavoratori. L'idea di fondo è che riducendo i costi per le famiglie datrici di lavoro si riduce il lavoro sommerso, facendo  sì che le entrate fiscali per lo Stato compensino i costi sostenuti per sgravi e agevolazioni.
"Tutte le parti hanno alcune convenienze nascoste a sottoscrivere un accordo di questo tipo: per le famiglie si tratta del modo più economico di risolvere, o almeno di minimizzare, l'impatto di una problematica presente: per le donne immigrate è un mezzo di sussistenza piuttosto renumerativo che non richiede grande specializzazione; mentre al sistema pubblico evita di doversi interrogare sull'adeguatezza delle soluzioni proposte" (Rosana, 2010).
Complessivamente, i Paesi dell'Europa centrale e sud-occidentale si caratterizzano soprattutto per la presenza di legislazioni specifiche, contrattazione collettiva o un mix di entrambe.
L'Istituto per la ricerca sociale, ha realizzato una tavola comparativa che sintetizza le modalità  di regolamentazione del lavoro domestico in alcuni Paesi Europei. Italia e Francia hanno le stesse regolamentazioni, ma comportamenti di gestione comp0letamente diversi: per entrambi questi Paesi esiste una disciplina composita data dall'applicazione congiuinta di normative specifiche.In Spagna la situazione simile, fatta eccezione per il contratto collettivo che rientra nella disciplina del lavoro interinale. In Grecia i lavoratori domestici  non godono degli stessi diritti degli altri lavoratori. Hanno salari più bassi e  non  beneficiano di sussidi di disoccupazione.
Riassumendo nei Paesi dell'area Mediterranea la regolamentazione risente di un regime migratorio poco gestito che porta all'assunzione di lavoratrici domestiche migranti assunte da famiglie private, molto spesso non regolarizzate. In Italia la stima del lavoro nero di  cura è molto elevata e risente anche dei trasferimenti monetari per la non autosufficienza, Il Parlamento Ue ha approvato la risoluzione n. 2094 del 2015 per garantire diritti sociali e uno status giuridico comunitario, citando come casi esemplari il sistema di voucher di servizio in Belgio e l'assegno di occupazione per servizi universali (CESU)  in  Francia. Modelli che hanno generato un impatto positivo sulle condizioni sociali e lavorative nel settore. Per arginare il fenomeno del lavoro nero delle badanti in Italia, sarebbe necessario che lo stato si facesse carico dell'onere fiscale delle assunzioni dei collaboratori domestici, onere che dal costo iniziale genererebbe un volano economico positivo anche per lo Stato stesso.

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