Il Cura Italia dimentica colf e badanti

Lavoro domestico e COVID-19

Il decreto Cura Italia si è “dimenticato” di colf e badanti. L’emergenza fa venire a galla anche le questioni del lavoro nero e della regolarizzazione di colf e badanti straniere. Un coro unanime di voci richiede attenzione, la politica risponde.

Anche il lavoro domestico, come tutti i settori della società, è sconvolto dalla pandemia in corso nel nostro Paese, in Europa, nel mondo. Lavoratrici, datori di lavoro, associazioni, organizzazioni internazionali, economisti evidenziano problemi e opportunità, lanciano appelli alle istituzioni e alle famiglie, propongono soluzioni. E le istituzioni cominciano a rispondere.
“Questo settore coinvolge 4 milioni di persone tra datori e lavoratori – ricorda Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina – e consente allo Stato di risparmiare annualmente 9,7 miliardi sui costi per l’assistenza, circa lo 0,6% del Pil”.

L’Associazione DOMINA, assieme ad altre organizzazioni che rappresentano le famiglie dei datori di lavoro e i lavoratori del settore, ha incontrato il Ministro del lavoro Nunzia Catalfo per affrontare i problemi del lavoro domestico ai tempi del Coronavirus. “Abbiamo chiesto al ministro – racconta Gasparrini - che nel decreto d’urgenza sia abrogata l’esclusione dal sostegno al reddito dei lavoratori subordinati. L’inclusione nella cassa integrazione in deroga eviterebbe la perdita del lavoro per colf e badanti e allevierebbe le famiglie dal continuare a sostenere i costi del lavoro domestico non prestato”.
Soddisfacente, per le parti sociali, la risposta della Catalfo: “Nel decreto di aprile – spiega il ministro al termine dell'incontro – prevedremo una forma di ammortizzatore sociale per le lavoratrici e i lavoratori del settore, tutelandoli anche in caso di malattia o quarantena”. Già oggi, ha ricordato Catalfo, i datori di lavoro possono usufruire della sospensione dei versamenti previdenziali e assistenziali prevista dal decreto Cura Italia.

Il fronte dei datori di lavoro domestico, assieme alle principali sigle sindacali, si è mobilitato perché il settore, pur essenziale, non sembrava degno di tutele nonostante la crisi emergenziale. Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILTuCS e Federcolf per i lavoratori, DOMINA e Fidaldo per i datori di lavoro, hanno formalizzano le loro richieste in un avviso comune indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai ministri Roberto Speranza, Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri, Elena Bonetti, e a Gianni Rosas, responsabile italiano ILO, l’Organizzazione internazionale del lavoro.

Gasparrini elenca le principali motivazioni che hanno spinto una così ampia rappresentanza del settore a muoversi unitariamente, a partire dalla violazione dei diritti costituzionali e dei trattati internazionali: “l’esclusione del lavoro domestico dai decreti di urgenza – afferma – ravvisa gravi profili di incostituzionalità, perché di fatto distingue tra cittadini di serie A e di serie B. Inoltre, le decisioni adottate sono in piena violazione della convenzione ILO C189, ratificata dall’Italia nel 2013”.


Redazione DOMINA

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