Politiche economiche di defiscalizzazione

Dal dossier n.2

Parlando  di  lavoro  domestico, un tema di grande rilievo riguarda l'emersione del lavoro nero. Se le sanatorie hanno in molti casi hanno favorito la regolarizzazione di colf e badanti, è innegabile che il fenomeno sia rimasto largamente diffuso, specie tra i lavoratori che svolgono poche ore, come baby sitter o addetti alle pulizie.  Si tratta di un fenomeno che  ha un impatto anche sulla collettività, in termini di mancato gettito fiscale e minori tutele per entrambe le parti.
Secondo l'opinione degli esperti, la crisi degli ultimi anni ha portato ad un aumento del lavoro nero, inducendo molti lavoratori a svolgere mansioni non regolarizzate. In forte aumento anche la cosiddetta  "zona grigia", ovvero lavoratori formalmente in regola che però svolgono ore aggiuntive in nero oltre a quelle previste.
Inoltre, con la crisi sono diminuiti gli aiuti pubblici alle famiglie che invece, paradossalmente, ne avrebbero più bisogno. Solo l'8,6% degli intervistati ritiene che la crisi non abbia avuto impatti significativi.
Sempre secondo le risposte degli esperti, dunque, il lavoro nero incide per il 54% sul   totale del lavoro domestico. Ciò significherebbe che, agli oltre 800 mila  lavoratori  domestici regolari in Italia, bisognerebbe aggiungerne altrettanti non ancora regolarizzati1. Anche in questo caso, i professionisti del settore individuano nelle misure economiche la soluzione più indicata per contrastare il fenomeno. Quasi la totalità dei rispondenti avanza proposte di natura economica o fiscale, mentre solo il 2,9% ritiene che servirebbero forme contrattuali più flessibili.
Si ricorda che nel lavoro domestico, ai sensi dell'art. 23 del DPR n. 600/1973,  il lavoratore non è sostituto d'imposta e quindi non ha l'obbligo di adempiere a quanto previsto dalla legge per tale figura (trattenere e versare le ritenute fiscali).
Tenuto conto dell'esito delle risposte degli operatori del settore del datore di lavoro domestico, è necessario aver chiaro l'attuale normativa vigente in materia di detraibilità e deducibilità  delle  spese  sostenute  in  relazione  al  rapporto  di  lavoro.  La  normativa di riferimento, oltre le varie circolari dell'agenzia delle entrate, è il TUIR, nei seguenti articoli:
L’art.15, comma 1, TUIR prevede la detraibilità delle spese sostenute per gli addetti all'assistenza personale nei casi di non autosufficienza.
L’articolo 10, comma 2, TUIR prevede la deducibilità dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro versati per gli addetti ai servizi domestici e all'assistenza personale o familiare.
Di fatto, la norma prevede la deducibilità: per gli addetti ai servizi domestici, vale a dire i soggetti che prestano un’attività lavorativa continuativa esclusivamente per la necessità della vita familiare del datore di lavoro (collaboratrice polifunzionale, baby sitter, autisti, giardinieri, governante, ecc.); per gli addetti all’assistenza personale o familiare, vale a   dire per i soggetti che provvedono alla cura delle persone del nucleo familiare (assistenza   a persona autosufficiente e non autosufficiente).
Il datore di lavoro potrà dedurre solo la parte di contributi di propria competenza e fino ad un importo massimo di € 1.549,37. Qualora  non venga trattenuta nella busta paga la   quota contributiva a  carico  del  proprio  collaboratore, il  datore  di  lavoro  potrà  portare in deduzione solo la parte di propria competenza.
Poiché si applica il criterio di cassa, si devono considerare soltanto gli importi pagati nell'anno fiscale: di regola si sommano i contributi dell'ultimo trimestre dell'anno precedente e i primi tre dell'anno oggetto di dichiarazione. Quando parliamo di oneri deducibili, si intende per esempio, contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e volontari.
In merito alla detrazione, i soggetti disabili, o quei soggetti indicati nell'art. 433 c.c., nei  casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, che pagano gli addetti all'assistenza personale (cd. badanti), hanno diritto a detrarre le spese sostenute nella percentuale del 19% calcolabile su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, purché il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 euro.

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