Salario minimo nel lavoro domestico

Costi alti e aumento lavoro nero

Si è parlato molto di salario minimo per il settore del lavoro domestico negli ultimi tempi. L’introduzione della paga oraria minima però non aiuterebbe l’emersione del lavoro nero. La soluzione per il lavoro irregolare è la riduzione della pressione fiscale. Introdurre una paga oraria minima di 9 euro l’ora, infatti, aumenterebbe il costo del lavoro in modo insostenibile.

Il salario minimo per colf e badanti a 9 euro l’ora, una delle ipotesi sul tavolo del Ministro del lavoro, non è una strada percorribile. La conferma arriva dall’analisi dei dati. DOMINA - Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, in collaborazione con la Fondazione Leone Moressa, ha analizzato l’impatto dell’assistenza familiare sul bilancio di un pensionato o di una famiglia italiana tipo alla condizione attuale e con l’introduzione del salario minimo.

Una badante a tempo indeterminato che lavora 25 ore la settimana, costa attualmente 10.312 euro all’anno. Con l’introduzione del salario minimo la cifra lieviterebbe a 14.654 euro. Il costo di un assistente familiare impegnato 54 ore la settimana, passerebbe da 14.854 euro a 32.152. L'introduzione del salario minimo di fatto aumenterebbe i costi del 42% nei casi di utilizzo solo per poche ore e raddoppierebbe per l’assistenza prolungata. Si stima che la percentuale di anziani che si potrebbero permettere tali spese con la sola pensione scenderebbe dal 17,8 al 9,7% nel primo caso e dal 9,5 al 1,7% nel secondo.

Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, a seguito dello studio ha affermato che: “l’introduzione del salario minimo per i lavoratori domestici comporterebbe un aumento del lavoro nero, che già oggi, in base ai dati Istat, raggiunge il 58% dei lavoratori del settore”. Il lavoro domestico in Italia è uno dei settori nei quali il lavoro nero incide in maniera molto significativa: su 2 milioni di colf e badanti stimati nel nostro Paese, solo 859mila hanno un regolare contratto (fonte Inps). Gli irregolari sono circa 1,2 milioni, e una parte di questi non ha nemmeno il permesso di soggiorno.
 

Ridurre la pressione fiscale

La strada per riformare il settore è un’altra e va nella direzione della riduzione del costo del lavoro, centrata sulla diminuzione della pressione fiscale. Una serie di provvedimenti mirati possono trasformarsi in un vantaggio per le casse dello Stato, perché contribuirebbero a far emergere una parte del lavoro nero, compreso quello domestico. Lo dice anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, in occasione di un’audizione alla commissione Finanze del Senato sul tema della riduzione del cuneo fiscale introdotto nell’ultima Finanziaria e che entrerà a regime nel 2021. Tridico cita proprio il caso del lavoro domestico nel quale, dichiara, “si avrà un effetto molto positivo per coloro che stanno sulla soglia degli 8.175 euro, con una spinta verso l’emersione” e per quelli che stanno appena sotto la soglia, perché si registrerà “una tendenza a dichiarare un po’ di più”, ha aggiunto.ù


Redazione DOMINA

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