Stima dei benefici indiretti del lavoro domestico

Dal dossier n.6

Infine, come già citato in questo lavoro, è utile ricapitolare i benefici indiretti che il lavoro domestico gestito dalle famiglie porta al nostro Paese. Si tratta di analisi empiriche, supportate dai dati fin qui analizzati e dall’esperienza di milioni di famiglie.
La gestione del lavoro domestico da parte delle famiglie non solo permette allo Stato di risparmiare costi di gestione di strutture per l'assistenza (come abbiamo visto, per un risparmio di circa 15 miliardi di euro l’anno).
Uno dei principali effetti è quello di permettere alle donne italiane di entrare - e rimanere - nel mercato del lavoro. La conciliazione tra tempi di vita e lavoro, problema irrisolto da  parte del sistema pubblico di welfare, viene di fatto assolta dal basso, attraverso l'incontro tra domanda e offerta gestito direttamente dalle famiglie. Al netto della crisi economica e occupazionale degli ultimi anni, il trend in corso dimostra una crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, coincisa con lo sviluppo del lavoro domestico e di cura. Probabilmente la correlazione tra le due variabili è ambivalente, determinando un circolo virtuoso che si autoalimenta (una maggior presenza di donne che lavorano rende necessaria la presenza di colf e badanti e, viceversa, più servizi di cura favoriscono l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro).
Tuttavia, se da un lato questa “autogestione” del welfare familiare garantisce standard qualitativi adeguati nei servizi offerti, ciò non può - e non deve - determinare un arretramento dello Stato nella responsabilità della gestione della Sanità e dell'assistenza alla persona, ma anzi dovrebbe rappresentare un contributo da valorizzare e premiare anche dal punto di vista fiscale.
Se il tasso di occupazione femminile salisse dall'attuale 47% al 60%, secondo stime della Banca d'Italia il PIL aumenterebbe del 7%. Un secondo effetto, molto importante, sarà l’aumento della fecondità e della natalità, nel lungo periodo, aumenti indispensabili per la crescita e la sostenibilità di un Paese fra i più vecchi del mondo, come è il nostro.
L'economia al femminile genera veri e propri moltiplicatori che producono effetti di crescita nel settore dei consumi, dei servizi, degli investimenti e dell’innovazione, contribuendo allo sviluppo dell’intero sistema economico.
 

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