Care Economy: un motore da 88 miliardi per l’Italia.

Il 15 maggio a Roma arriva “VESTA 2026”

Care Economy: un motore da 88 miliardi per l’Italia. Il 15 maggio a Roma arriva “VESTA 2026”

Il prossimo 15 maggio, l’Auditorium della Tecnica di Roma ospiterà VESTA 2026, l’importante appuntamento dedicato all’economia del lavoro domestico e all’innovazione nei servizi di assistenza alla persona. Promosso da DOMINA – Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico – l’evento nasce con l’obiettivo di accendere i riflettori su un comparto che si è ormai rivelato pilastro portante e strategico per l’intera struttura sociale ed economica del Paese.

In un momento storico caratterizzato da una domanda di assistenza in costante crescita, VESTA 2026 si propone come il punto d’incontro tra ricerca tecnologica, nuovi modelli di servizio e analisi dei dati.

Il settore della cosiddetta “Care Economy” non rappresenta infatti solo una risposta ai bisogni delle famiglie, ma un vero e proprio motore economico: in Italia produce un valore aggiunto di ben 88,4 miliardi di euro, contribuendo al PIL nazionale per il 4,5%. Si tratta di un impatto considerevole, che supera il peso della ristorazione e doppia quello dell’agricoltura, confermando la necessità di una narrazione nuova e più autorevole del comparto.

 

Valore Aggiunto per settore

Settori Valore in milioni di euro Distr.%
Industria manifatturiera 356.429 18,2%
Attività immobiliari 253.099 12,9%
Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e assistenza sociale 245.215 12,5%
Commercio e riparazioni 232.060 11,8%
Attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto 212.091 10,8%
Attività finanziarie e assicurative 111.634 5,7%
Costruzioni 111.472 5,7%
Trasporti e magazzinaggio 98.519 5,0%
Care Economy 88.299 4,5%
Servizi di alloggio e di ristorazione 85.077 4,3%
Servizi di informazione e comunicazione 69.239 3,5%
Attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, riparazione di beni per la casa e altri servizi 50.928 2,6%
Agricoltura, silvicoltura e pesca 44.399 2,3%
1.958.460 100,0%

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT

 

Definire la Care Economy significa guardare a un ecosistema complesso che intreccia lavoro retribuito e assistenza informale, un settore capace di influenzare profondamente le performance dell’intero sistema Paese. Per stimare il reale peso economico di questo comparto e calcolare il suo PIL potenziale, è necessario isolare con precisione i segmenti di valore generati dai settori che si interconnettono con il mondo della cura.

Nel complesso ecosistema del welfare italiano, il ruolo delle famiglie è centrale: una quota fondamentale dell’assistenza viene infatti gestita privatamente tra le mura domestiche. Per questo motivo, il lavoro domestico rappresenta il pilastro primario della Care Economy[1]. L’indicatore considerato è il Valore Aggiunto a prezzi correnti, semplificato nella definizione “PIL del lavoro domestico”[2]. Negli ultimi anni, questa componente si è dimostrata estremamente solida, e attestandosi, nel 2024, a un valore di 17,1 miliardi.

 

STIMA del PIL del Lavoro Domestico, 2024

Regioni Stima PIL         Lavoro domestico (milioni euro) Distrib. % Incidenza % PIL regionale
Lombardia 3.877 22,7% 0,9%
Lazio 2.414 14,1% 1,1%
Emilia Romagna 1.433 8,4% 0,8%
Piemonte 1.289 7,5% 0,9%
Toscana 1.268 7,4% 1,0%
Veneto 1.255 7,3% 0,7%
Campania 1.026 6,0% 0,9%
Sicilia 791 4,6% 0,8%
Puglia 594 3,5% 0,7%
Liguria 575 3,4% 1,1%
Sardegna 495 2,9% 1,3%
Friuli Venezia Giulia 406 2,4% 1,0%
Marche 362 2,1% 0,8%
Calabria 329 1,9% 0,9%
Umbria 289 1,7% 1,2%
Trentino Alto Adige 278 1,6% 0,5%
Abruzzo 249 1,5% 0,7%
Basilicata 76 0,4% 0,6%
Molise 38 0,2% 0,5%
Valle d’Aosta 35 0,2% 0,7%
Italia 17.079 100,0% 0,9%

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT

[1] In questo caso viene considerata la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98).

[2] Valore Aggiunto per branca di attività, Valutazione: Prezzi correnti; Correzione: Dati grezzi; Tipologia: Prezzi base.

 

Oltre al lavoro domestico, ovvero all’assistenza in casa, va considerata l’assistenza residenziale e non residenziale, che rivestono una importanza crescente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della conseguente presenza di patologie di carattere cronico-degenerativo. Queste due componenti rientrano nella voce “assistenza sociale”, il cui Valore Aggiunto è quantificato dall’ISTAT in 16,6 miliardi di euro per il 2024, ovvero lo 0,8% del Valore Aggiunto totale.

ll perimetro della Care Economy si completa con l’integrazione dei comparti farmaceutico e sanitario, i cui dati riflettono chiaramente l’impatto demografico dell’invecchiamento. Per isolare il valore generato specificamente dall’assistenza, è necessario distinguere la quota di consumi dedicata agli over 65. Nel settore della fabbricazione di prodotti farmaceutici, i dati dell’ultimo rapporto AIFA evidenziano una correlazione diretta tra l’avanzamento dell’età e l’aumento della spesa pro capite: la popolazione con più di 64 anni assorbe oggi oltre il 60% delle dosi e dei costi totali. Parametrando il valore economico del settore su questa evidenza, emerge che ben 8,1 miliardi di euro della produzione farmaceutica sono direttamente riconducibili alla filiera della cura.

Allo stesso modo, un’analisi ponderata deve riguardare i servizi sanitari, che spaziano dall’assistenza ospedaliera alla medicina specialistica e generale. Sebbene gli over 65 rappresentino il 24% della popolazione italiana, la loro incidenza sul sistema è predominante: i dati ISTAT indicano che questa fascia d’età genera il 49% dei ricoveri e il 50% dei contatti con i medici di base. Ulteriori analisi sui costi sanitari regionali confermano questa tendenza, attribuendo alla popolazione senior oltre il 53% della spesa complessiva. Sulla base di queste evidenze epidemiologiche, è possibile stimare che la metà del valore prodotto dall’intero settore sanitario sia assorbito dalla Care Economy, per un contributo monumentale pari a 46,6 miliardi di euro. La somma complessiva di questi settori ammonta a 88,3 miliardi di euro, corrispondente al 4,5% del Valore Aggiunto (V.A.) totale.

Contributo al PIL delle singole componenti della Care Economy

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT

 

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “VESTA 2026 non è solo un evento, ma un atto di consapevolezza necessario per il sistema Paese. Con un valore aggiunto che sfiora i 90 miliardi di euro, la Care Economy si conferma un pilastro insostituibile della nostra economia, superando per impatto settori storici come la ristorazione e l’agricoltura. Attraverso VESTA, vogliamo dare finalmente dignità e visibilità a questa forza silenziosa, fatta di famiglie e lavoratori, trasformandola in un laboratorio di innovazione e ricerca.”

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