CCNL del lavoro domestico

Da 47 anni a tutela di famiglie e lavoratori

Il 22 maggio 1974 veniva siglato il primo Contratto Collettivo del Lavoro domestico. Dopo 47 anni, l’Osservatorio DOMINA ripercorre le tappe salienti della contrattazione e mette in evidenza il valore del settore nel tessuto economico e sociale italiano.
 

I cambiamenti nel dopoguerra


Se fino agli inizi del XX secolo il lavoro domestico era ancora per molti versi equiparato alla servitù domestica, appannaggio delle famiglie nobili o facoltose, dopo la Seconda Guerra Mondiale si pongono le basi per il superamento di quella visione secondo cui il lavoro domestico salariato non sia un vero e proprio lavoro.
Un primo riconoscimento del lavoro domestico avviene nel 1942 con il nuovo Codice Civile italiano, che dedica sette articoli al rapporto di lavoro domestico (artt. 2240-2246), introducendo le ferie retribuite e, seppur in casi circoscritti, l’indennità di fine rapporto. Tra il 1950 e il 1953 vengono introdotti l’assegno di maternità, l’assicurazione malattia e la tredicesima mensilità.
Nel 1958 arriva la prima legge organica sul lavoro domestico, Legge n. 339 del 2.4.1958: vengono regolamentati il collocamento e l’avviamento al lavoro, l’assunzione, il periodo di prova, i diritti e i doveri del lavoratore e del datore di lavoro, il riposo settimanale, l’orario di lavoro e il riposo, i giorni festivi, le ferie, il congedo matrimoniale, il preavviso, l’indennità di anzianità, l’indennità in caso di morte e la tredicesima.
In quel periodo anche la terminologia si adegua. Diminuiscono i domestici residenti in casa del datore di lavoro, eredità della vecchia “servitù”, mentre aumentano le “donne delle pulizie”, impiegate per poche ore settimanali e spesso da più famiglie. Non si parla più di “domestiche”, ma di “collaboratrici familiari”: “colf”.
Nel 1969, la Corte Costituzionale dichiara "l'illegittimità costituzionale dell'art. 2068, comma secondo, del Codice civile nella parte in cui dispone che sono sottratti alla disciplina del contratto collettivo i rapporti di lavoro concernenti prestazioni di carattere domestico".
 

Il CCNL del 1974


E’ il preludio al Contratto Collettivo di categoria, firmato il 22 maggio 1974 presso il Ministero del Lavoro. I firmatari del contratto sono, dal lato dei lavoratori, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Federcolf e, dal lato dei datori di lavoro, La Nuova Collaborazione e La Federazione Nazionale del Clero Italiano.
Nel CCNL vengono recepite le norme legislative della legge del 1958 con la specifica che si applica a tutti coloro che svolgono con continuità tale lavoro, a prescindere dalla prestazione minima di 4 ore giornaliere previste dalla legge.
Viene inoltre definita una classificazione suddivisa in tre categorie, con diversi livelli di competenza professionale e, di conseguenza, di autonomia e responsabilità.
L’orario massimo settimanale, viene fissato in 11 ore giornaliere e 66 ore settimanali, superando la precedente norma che fissava solamente il diritto ad un periodo di riposo adeguato.
Dal 1974 il CCNL è stato rinnovato periodicamente, apportando di volta in volta alcune novità richieste dalle parti sociali e dai mutamenti in corso nel mercato del lavoro domestico.
Come ampiamente illustrato nel I Rapporto DOMINA, le modifiche contrattuali più rilevanti sono avvenute nel 1992, con l’estensione dell’applicazione del contratto a tutti i lavoratori domestici invece che ai soli collaboratori familiari non saltuari, e nel 2007, con la ridefinizione dei livelli d’inquadramento e delle mansioni.
L’ultimo rinnovo, firmato in data 8 settembre 2020, ha introdotto una serie di importanti novità per i lavoratori domestici, modificando anche le tabelle retributive e lo stipendio minimo previsto.

 

Il peso del settore


Ad oggi il CCNL sulla disciplina del lavoro domestico coinvolge quasi 900 mila lavoratori regolari a cui, secondo le stime DOMINA su dati Istat, si aggiunge oltre un milione di irregolari. Ipotizzando un rapporto lavoratore/datore di 1:1 per gli assistenti familiari (badanti) e un po’ più basso per i collaboratori domestici (colf), possiamo stimare che i datori di lavoro domestico regolari in Italia siano circa 700 mila. In realtà, secondo un’indagine Censis-Istat, almeno l’8% delle famiglie italiane ha una o più collaborazioni domestiche all’attivo, per cui il numero complessivo di datori di lavoro domestico può arrivare a 2,1 milioni.

Fig. 1


Confrontando questi dati con quelli dell’archivio CNEL sui Contratti Collettivi, il lavoro domestico si collocherebbe al terzo posto per numero di lavoratori coinvolti, dopo terziario e meccanici. Inoltre, si tratta del settore col più alto potenziale di crescita dato dalla forte incidenza del lavoro nero: con una piena emersione, il settore potrebbe avvicinarsi a quello dei meccanici per numero di lavoratori.
Va riconosciuto altresì che il lavoro domestico sarebbe oggi il secondo settore per numero di datori di lavoro coinvolti. Data la peculiarità del settore, si tratta di persone fisiche e non aziende, per cui il numero complessivo (2,1 milioni) è nettamente maggiore rispetto agli altri settori: addirittura superiore alla somma di tutti gli altri (1,4 milioni).

Tab. 1

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “negli ultimi anni il settore è cambiato fortemente, seguendo i mutamenti sociali ed economici in corso, ma forse è diventato ancor più rilevante rispetto al passato per la gestione della famiglia e della casa. Ad oggi, dunque, si tratta di un settore che coinvolge oltre 4 milioni di persone tra lavoratori e famiglie datori di lavoro, contribuendo ad oltre 1 punto di PIL nazionale (18 miliardi di euro)”.

Si tratta di un contributo dato principalmente dalle famiglie: nel 2019, ad esempio, esse hanno speso complessivamente oltre 15 miliardi di euro, determinando un risparmio per lo Stato di almeno 11 miliardi.
Contributo che va sempre più riconosciuto e tutelato, anche grazie ai continui aggiornamenti del Contratto Nazionale, strumento fondamentale – oggi come mezzo secolo anni fa – per la tutela delle famiglie e dei lavoratori.

 

Redazione DOMINA

25 Maggio 2021

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[1] Rapporto DOMINA sul lavoro domestico 2019, Osservatorio nazionale DOMINA

[2]Contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico 08.09.2020 https://associazionedomina.it/wp-content/uploads/2021/03/CCNL-Italiano-2021.pdf

[3] Il numero complessivo di datori di lavoro domestico è stimato calcolando l’8,3% (indagine Censis-Istat 2015) alle famiglie presenti in Italia nel 2019 (25,7 milioni). La componente regolare è stimata partendo dai dati INPS sui lavoratori regolari: il numero dei datori di lavoro è calcolato ipotizzando un rapporto 1:1 per badanti e 2:3 per colf.

[4] Archivio Nazionale dei contratti collettivi di lavoro, https://www.cnel.it/Archivio-Contratti

[5]  Rapporto DOMINA sul lavoro domestico 2020, Osservatorio nazionale DOMINA

 

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