Verso l'assegno unico per la non autosufficienza

Riforma del settore della non autosufficienza degli anziani

L’Assegno unico e universale (AUU) per i figli è ormai stato introdotto da mesi ed in base ai dati INPS nei primi 8 mesi del 2022 sono state presentate 5,9 milioni di domande per un totale di 9 milioni di figli ovvero l’83% dei ragazzi dagli 0 ai 20 anni residenti in Italia.
L’assegno è stato erogato a partire da marzo e considerando anche la spesa per l’integrazione al reddito in caso di figli dei percettori di reddito di cittadinanza sono stati spesi in 7,6 miliardi, possiamo quindi stimare una spesa annua di almeno 15 miliardi.


Ma al di là degli importi finora spesi, il coinvolgimento di un numero così importante di possibili beneficiari (ricordiamo che riguarda solo i figli a carico fino ai 21 anni), evidenzia il successo di questa iniziativa.
Gli importi sono poi modulati in base all’ISEE della famiglia ed ha il vantaggio di essere un unico strumento, razionalizzando e distribuendo al meglio tutte le risorse disponibili.
Questa razionalizzazione alle risorse disponibili, potrebbe essere attualizzata anche per gli aiuti alle persone non autosufficienti. Ed in questa direzione sembra dirigersi il disegno di legge delega per la riforma del settore della non autosufficienza degli anziani, approvato nell’ultimo Consiglio dei Ministri del Governo Draghi il 10 ottobre 2022.
Del resto la riforma è prevista anche nel PNRR nei punti 5 e 6, dedicati agli interventi per l’assistenza degli anziani non autosufficienti.
Il disegno di legge vuole promuovere l'invecchiamento attivo, un facile accesso ai servizi sanitari e sociali, alla mobilità, e il rafforzamento dell'assistenza domiciliare. Si vuole rivedere anche il sistema di assistenza degli anziani, riordinando la legislazione vigente e potenziando le azioni nell’ambito delle risorse disponibili. Viene anche previsto un sistema nazionale per la popolazione anziana non autosufficiente (SNAA), con il compito di procedere alla programmazione integrata, alla valutazione e al monitoraggio degli interventi e dei servizi rivolti ai non autosufficienti.

Ma l’introduzione più innovativa è la prestazione universale, assegno proposto in via sperimentale per chi ne fa richiesta e graduato in base al bisogno assistenziale erogabile sotto forma di trasferimento monetario o di servizi alla persona. Tale prestazione, quando fruita, è sostitutiva dell’indennità di accompagnamento.
Una delle proposte della Piattaforma Programmatica delle Parti Sociali riguarda proprio l’assunzione di questo Assegno Unico Universale per la Non Autosufficienza. Che consentirebbe esattamente come l’assegno unico per i figli di razionalizzare le risorse e di raggiungere il maggior numero dei beneficiari.
Il nuovo assegno universale si dovrebbe distinguere dall’assegno di accompagnamento per tre motivi:
  • L’importo. L’assegno di accompagnamento consente l’assunzione di un assistente familiare solo per poche ore a settimana. Se fosse potenziato le risorse per l’assistenza aumenterebbero;
  • L’utilizzo. Anche a causa degli importi troppo bassi, lo strumento attuale è spesso utilizzato per l’assistenza informale. Il nuovo assegno dovrebbe essere legato all’assunzione regolare di un operatore per l’assistenza. In questo modo, oltre ad un miglioramento della vita dell’assistito, anche lo Stato avrebbe un ritorno in termini di tasse e contributi;
  • La detraibilità fiscale dei contributi versati per i lavoratori addetti all'assistenza personale.
Attualmente lo Stato spende l’1,85% del suo PIL per la Long Term Care, dove la spesa maggiore è data dall’indennità di accompagnamento (0,79% del PIL) e dalla componente sanitaria per LTC (0,77% del PIL). Per riuscire a comparare la Spesa Long Term Care consideriamo i dati relativi al 2021 ed i base ai dati della Ragioneria Generale dello Stato la spesa totale divisa per le tre principali componenti è pari a 33 miliardi di euro.



Ma quanto potrebbe costare allo Stato l’assegno universale per la non autosufficienza?
Per calcolare il costo necessario a sostenere questa misura, consideriamo il costo attuale (circa 16 mila euro) di un lavoratore CS (Assistente a Non Autosufficiente) convivente per 54 ore a settimana ed il numero totale di beneficiari dell’assegno di accompagnamento (2,2 milioni).
Il costo totale sarebbe quindi di circa 35 miliardi di euro.



Bisogna però considerare che, con la creazione di 2 milioni di posti di lavoro regolari, lo Stato riceverebbe un gettito netto di 2,4 miliardi annui (3,1 miliardi, meno 0,7 di deduzioni e bonus 3/2020).
Quindi il costo effettivo di questa manovra potrebbe aggirarsi intorno ai 32,4 miliardi di euro, valore in linea alla spesa attuale per Long Term Care. Questo nuovo assegno consentirebbe di riordinare e potenziare le risorse destinate alla cura e all’assistenza in Italia, favorendo l’emersione del lavoro informale e una maggiore equità della spesa pubblica.
Secondo Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “Sono 9 milioni i figli per i quali è stato chiesto l’Assegno unico universale, beneficio utile alle famiglie che distribuisce al meglio le risorse disponibili. Per la non autosufficienza è necessario un intervento simile, gestendo e potenziando le risorse disponibili si può favorire l’emersione del lavoro informale e garantire una maggiore sicurezza alle famiglie”.


Redazione DOMINA
14/11/2022

 

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