Assegno Universale Unico

Dopo l’infanzia, anche la non autosufficienza?

L'assegno unico universale per l'infanzia
La legge 46 del 2021, di iniziativa parlamentare, ha conferito una delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’introduzione dell’Assegno unico e universale (AUU). Con l’approvazione del decreto legislativo 21 dicembre del 2021 n. 230, il Governo ha dato attuazione alla Legge delega introducendo l’AUU nel nostro ordinamento.

Nel III Rapporto annuale sul lavoro domestico presentato da DOMINA, si evidenziano i principi generali di maggior rilievo a cui tale strumento si conforma secondo quanto stabilito dalla Legge delega:
  • il riconoscimento di un beneficio per tutti i figli a carico su base universalistica, indipendentemente sia dalla condizione lavorativa dei genitori (dipendenti, autonomi, inoccupati), sia dalla situazione reddituale;
  • la modulazione degli importi del beneficio sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti;
  • la sostituzione di una pluralità di strumenti in essere con uno strumento unico.
L’Assegno Unico, erogato a partire da marzo 2022, sostituisce dunque il premio alla nascita (Bonus mamma domani), l’assegno di natalità (Bonus bebè), gli assegni al nucleo famigliare e le detrazioni per i figli a carico al di sotto dei 21 anni. In base ai dati INPS a febbraio sono state presentate 2.280.705 domande per un totale di 3.801.040 figli.
In questo modo si è cercato di distribuire al meglio le risorse disponibili, collegandole anche alle risorse della famiglia. Infatti l’importo varia in base all’ISEE annuo; l’importo minimo è di 50 euro mensili per ogni figlio (ISEE sopra i 40mila euro) per poi aumentare progressivamente fino a 175 euro mensili per figlio (ISEE inferiore a 15 mila euro). Il sistema risulta più equo rispetto a quello precedente che era basato a volte su criteri familiari a volte su criteri personali. Inoltre l’andamento dei benefici al crescere del reddito familiare non era uniforme. L’erogazione complessiva prevista è pari a poco meno di 20 miliardi annui.

La gestione della non autosufficienza in Italia
Se l’Assegno Unico Universale ha razionalizzato gli strumenti volti a sostenere la natalità, uno strumento simile potrebbe essere introdotto anche a sostegno delle persone bisognose di assistenza.
DOMINA, Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, evidenzia come oggi il 5,2% della popolazione (oltre 3 milioni di persone) soffre di gravi limitazioni che impediscono di svolgere attività abituali. Ad esserne più colpiti gli anziani (1,5 milioni), il 22% degli over 65.
Attualmente la gestione dei costi per l’assistenza ricade principalmente sulle famiglie.

Lo Stato interviene a sostegno delle famiglie attraverso tre componenti principali, che rientrano nella spesa per assistenza di lungo periodo (Long Term Care, LTC):
  • l’indennità di accompagnamento erogata dal sistema centrale
  • le prestazioni sanitarie per la LTC
  • gli interventi socio-assistenziali per le persone non autosufficienti (interventi prevalentemente in natura ed erogati dagli enti locali)

Le indennità di accompagnamento sono prestazioni monetarie erogate a invalidi civili, ciechi civili e sordomuti. Il numero di prestazioni in pagamento alla fine del 2019 è di circa 2.028 mila unità, per una spesa che ammonta attorno allo 0,8% del PIL2.
L’INPS ha reso pubblici anche gli ultimi dati relativi all’indennità di accompagnamento vigenti all’1.1.2021, in questo periodo abbiamo 2.164 mila unità con un importo medio di 498 euro. La somma di tutte le indennità di accompagnamento ammonta a circa 14 miliardi.




La seconda voce da considerare per la gestione della non autosufficienza è data dalle prestazioni sanitarie Long Term Care (LTC) che comprende l’insieme delle prestazioni sanitarie erogate a persone non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa. Per il 2019, la spesa è pari a 12,4 miliardi di euro, pari allo 0,7% del PIL3.
Infine la terza voce di spesa “gli interventi socio-assistenziali per le persone non autosufficienti” accoglie un insieme di prestazioni eterogenee, prevalentemente in natura, erogate a livello locale per finalità socio- assistenziali rivolte ai disabili e agli anziani non autosufficienti. Per il 2019, la spesa pubblica relativa all’insieme delle prestazioni per LTC, di natura non sanitaria e non riconducibili alle indennità di accompagnamento, è stimata in 0,27 punti percentuali di PIL.
DOMINA, per riuscire a comparare la Spesa Long Term Care considera dati relativi al 2019 ed ai dati della Ragioneria Generale dello Stato la spesa totale divisa per le tre principali componenti è pari a 31,3 miliardi di euro, l’1,75% del PIL del 2019.




Come ampiamente descritto nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, all’interno di questa somma rientrano i cinque fondi specifici destinati alla non autosufficienza, incrementati negli anni ed in particolare nel corso dell’emergenza Covid:
  • Fondo per le non autosufficienze (FNA)4: è stato istituito con lo scopo di garantire gli stessi livelli di prestazioni assistenziali in tutto il territorio e favorirne la permanenza presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione. Le risorse del Fondo per il 2021 sono pari a 669 milioni di euro. Le risorse sono attribuite alle Regioni in base alla popolazione anziana non autosufficiente presente ed a degli indicatori socio-economici.
  • Fondo dopo di noi / fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare, legge 112/2016 (art. 3). Si tratta di disposizioni per affrontare il futuro delle persone con disabilità gravi dopo la morte di parenti che potessero prendersi cura di loro, per il 2021 la dotazione del Fondo è pari a 76,1 milioni di euro.6
  • Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare. Per il 2021 è prevista una dotazione di 30 milioni.7
  • Fondo per la disabilità e la non autosufficienza Le risorse del Fondo sono indirizzate all'attuazione di interventi a favore della disabilità finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno in materia. Sono previsti 200 milioni di euro per il 2021.
  • Il Fondo per il diritto al lavoro delle persone con disabilità è stato istituito dalla Legge 68/1999 (art. 13 c. 4) presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per finanziare la corresponsione da parte dell’INPS incentivi destinati ai datori di lavoro che assumono persone con disabilità, nonché i progetti sperimentali di inclusione lavorativa delle persone con disabilità da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per il 2021 sono previsti 71,9 milioni.

 
La proposta di assegno unico universale per la non autosufficienza
Al fine di riordinare le risorse esistenti, la Piattaforma Programmatica delle Parti Sociali ha proposto l’istituzione di un Assegno Unico Universale per la Non Autosufficienza.

Analogamente a quanto fatto per le risorse destinate alla Famiglia, questo strumento consentirebbe di razionalizzare e rendere più eque le risorse destinate alle persone non autosufficienti.



Il nuovo assegno universale si dovrebbe distinguere dall’assegno di accompagnamento per tre motivi:
  • L’importo. L’assegno di accompagnamento consente l’assunzione di un assistente familiare solo per poche ore a settimana. Se fosse potenziato le risorse per l’assistenza aumenterebbero;
  • L’utilizzo. Anche a causa degli importi troppo bassi, lo strumento attuale è spesso utilizzato per l’assistenza informale. Il nuovo assegno dovrebbe essere legato all’assunzione regolare di un operatore per l’assistenza. In questo modo, oltre ad un miglioramento della vita dell’assistito, anche lo Stato avrebbe un ritorno in termini di tasse e contributi;
  • La detraibilità fiscale dei contributi versati per i lavoratori addetti all'assistenza personale.

Per calcolare il costo necessario a sostenere questa misura, consideriamo il costo attuale (circa 16 mila euro) di un lavoratore CS (Assistente a Non Autosufficiente) convivente per 54 ore a settimana ed il numero totale di beneficiari dell’assegno di accompagnamento (2,1 milioni).
Il costo totale sarebbe quindi di circa 35 miliardi di euro.
Bisogna però considerare che, con la creazione di 2 milioni di posti di lavoro regolari, lo Stato riceverebbe un gettito netto di 2,5 miliardi annui (3,5 miliardi, meno 1,0 di deduzioni e bonus 3/2020). Secondo l’Associazione DOMINA, il il costo effettivo di questa manovra potrebbe aggirarsi intorno ai 32,5 miliardi di euro, non molto superiore rispetto alla spesa attuale per Long Term Care.


Redazione DOMINA
23/05/2022

 

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