Dal lavoro domestico in Italia 17,1 miliardi di contributo al PIL (0,9%). Valore prodotto grazie ai 13,4 miliardi spesi dalle famiglie (7,6 mld in regola e 5,8 mld informali)
Il lavoro domestico gestito dalle famiglie italiane, oltre a garantire il soddisfacimento di bisogni essenziali quali la cura della casa o l’assistenza a persone non autosufficienti come minori e anziani, porta un contributo economico e fiscale positivo per le casse pubbliche.
Nel contesto di welfare “mediterraneo”, le famiglie rappresentano l’attore principale nella gestione della cura e dell’assistenza alle persone non autosufficienti. Secondo i dati INPS, nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per il lavoro domestico si attesta a 7,6 miliardi di euro. Considerando il tasso di irregolarità al 48,8% fornito dall’ISTAT[1], è possibile stimare la componente irregolare, sia per quanto riguarda il numero di lavoratori che per la spesa delle famiglie. In questo modo, si ottiene il numero complessivo di lavoratori domestici, pari a 1,6 milioni. La spesa delle famiglie raggiunge quindi i 13,4 miliardi.
Stima del lavoro domestico irregolare, 2024
| Componente REGOLARE | Componente IRREGOLARE | STIMA Totale | |
| Numero lavoratori | 817.403 | 779.087 | 1.596.490 |
| Spesa delle Famiglie (miliardi euro) | 7,6 | 5,8 | 13,4 |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
[1] In questo caso si considera la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98). Per quanto riguarda gli occupati, la voce T97 (lavoro domestico in senso stretto) incide per il 98,1% sul totale T. http://dati.ISTAT.it/OECDStat_Metadata/ShowMetadata.ashx?Dataset=DCCN_OCCNSEC2010&ShowOnWeb=true&Lang=it
Nonostante una produttività più bassa rispetto ad altri settori economici, il settore offre comunque un contributo positivo al PIL italiano. In questo caso viene messo in evidenza il rapporto tra il Valore Aggiunto generato dal Lavoro domestico[2] rispetto a quello complessivo generato dall’economia italiana. L’indicatore considerato è il Valore Aggiunto a prezzi correnti, semplificato nella definizione “PIL del lavoro domestico”[3]. Negli ultimi anni il PIL del lavoro domestico si è mantenuto costantemente sopra i 16 miliardi di euro, registrando nel 2024 un valore di 17,1 miliardi, pari allo 0,9% del totale nazionale. Considerando anche il settore della sanità e assistenza, il contributo al PIL raggiunge il 6,5% del totale nazionale.
Serie storica del PIL del Lavoro Domestico in Italia, Dati in miliardi
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT
STIMA del PIL del Lavoro di cura e assistenza, 2024
|
Prime
5 Regioni |
Lavoro Domestico
(Ateco T) Milioni euro |
Settore T
% sul PIL regionale |
Sanità e assistenza sociale
(Ateco Q) Milioni euro |
Settore Q
% sul PIL regionale |
| Lombardia | 3.877 | 0,9% | 20.061 | 4,4% |
| Lazio | 2.414 | 1,1% | 11.611 | 5,3% |
| Emilia Romagna | 1.433 | 0,8% | 9.348 | 5,3% |
| Piemonte | 1.289 | 0,9% | 8.449 | 5,9% |
| Toscana | 1.268 | 1,0% | 7.159 | 5,6% |
| Italia | 17.079 | 0,9% | 109.739 | 5,6% |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT
[2] In questo caso viene considerata la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98).
[3] Valore Aggiunto per branca di attività, Valutazione: Prezzi correnti; Correzione: Dati grezzi; Tipologia: Prezzi base.
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “il lavoro domestico non rappresenta “solo” un settore fondamentale a livello sociale per le famiglie e per la gestione del welfare. È anche un settore significativo a livello economico: i 13,4 miliardi di euro spesi dalle famiglie per colf, badanti e baby sitter determinano un Valore Aggiunto di 17,1 miliardi, pari a circa 1 punto del PIL nazionale. È evidente quindi che il lavoro domestico genera ricchezza e crea nuovo lavoro, a beneficio delle famiglie e di tutto il sistema economico”.
