Diminuisce la maternità tra colf e badanti. Dati INPS lavoro domestico.

Tra le 750 mila donne assunte dalle famiglie italiane come colf, badanti e baby sitter, appena 5 mila sono in maternità

Tra le 750 mila donne assunte dalle famiglie italiane come colf, badanti e baby sitter, appena 5 mila  sono in maternità (0,7%). E’ quanto emerge dall’elaborazione dell’Osservatorio DOMINA su dati INPS  lavoro domestico.
Si tratta di un’incidenza molto bassa, specie se confrontata con i dati delle altre lavoratrici dipendenti del  settore privato[1](2,9%). Inoltre, il numero è diminuito negli ultimi cinque anni: se nel 2015 le lavoratrici  domestiche in maternità erano 7.788, nel 2019 sono scese a 5.537 (Fig 1), con una perdita netta di oltre  2 mila mamme domestiche (-29%).
Probabilmente la bassa incidenza di donne in maternità nel settore domestico dipende da diversi fattori, primi fra tutti la struttura demografica e la cornice normativa.

Fig.  1 - Maternità
 

Età media avanzata
Il primo fattore che determina la bassa incidenza della maternità è sicuramente l’età media avanzata tra  le donne del settore. Tra le lavoratrici domestiche iscritte all’INPS, infatti, l’età media è 49,5[2] anni: a  differenza di altri settori, il lavoro domestico può essere quindi definito un settore “anziano”, in cui è  richiesta una certa esperienza vista la responsabilità delle mansioni di cura e assistenza. 

Ciò è ulteriormente confermato dal fatto che solo il 10,2% delle donne del settore ha meno di 35 anni, mentre il 69,7% di esse ha almeno 45 anni.  

Evidentemente l’età incide sulla presenza o meno di donne in maternità (Fig 2): nella classe d’età 25-34  le neo-mamme rappresentano il 4,2% del totale, mentre nella classe 35-44 anni si scende all’1,7%. Tra  le lavoratrici con almeno 45 anni (che, come abbiamo visto, include quasi 7 lavoratrici su 10) le donne in  maternità sono invece praticamente assenti. 

Fig.2 - Maternità
 

I vincoli normativi
Un altro fattore che determina la bassa presenza di donne in maternità è legato alla normativa vigente.  Bisogna infatti ricordare che nel lavoro domestico esiste solo la maternità obbligatoria (5 mesi) e non il  congedo parentale (facoltativo): la maternità obbligatoria è completamente a carico dell'INPS (e non del  datore di lavoro) ed è pari all'80% della retribuzione giornaliera convenzionale settimanale per le lavoratrici domestiche[3].  
 

Inoltre, a differenza delle altre lavoratrici dipendenti che possono usufruire della maternità senza  particolari vincoli, le lavoratrici domestiche devono aver accumulato un numero minimo di contributi previdenziali[4]. Ciò significa che la maternità non è immediatamente fruibile dal primo giorno di lavoro, ma dopo aver maturato una certa anzianità: la normativa prevede di aver maturato almeno 26 settimane di contributi negli ultimi 12 mesi o 52 settimane di contributi negli ultimi 24 mesi. In questo senso, inoltre, probabilmente incide anche la forte presenza del lavoro nero. Secondo l’ISTAT,  infatti, il tasso di irregolarità del settore sfiora il 58% [5], per cui buona parte delle donne del settore non ha i requisiti di legge per accedere alla maternità.
 

Il fattore “maternità” nelle regioni
L’analisi territoriale (Tab 1) evidenzia come, a livello di numero assoluto, la maggior parte delle “mamme domestiche” sia localizzata in Lombardia (21,5%) e nel Lazio (15,2%). Considerando invece il fattore “impatto maternità”, le Regione con il maggior numero di mamme sul totale lavoratrici domestiche sono la Sicilia (1,0%) e la Lombardia (0,9%). Il numero minore di domestiche in maternità obbligatoria si registra invece in Friuli Venezia Giulia ed in Molise: in quest’ultimo si registrano solo 9 donne in  maternità obbligatoria nel 2019.

Tab. 1  - Maternità



04/05/2021
Redazione Domina

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[1] Lavoratori dipendenti del settore privato e agricoli
[2] L’età media è calcolata utilizzando il valore medio di ciascuna classe d’età (es. 22 per la classe 20-24); per la classe “fino a 19” è  utilizzato il valore 18, per la classe “65 e oltre” è utilizzato il valore 67.
[3] INPS - Congedo di maternità/paternità per le lavoratrici e i lavoratori domestici (colf e badanti)
[4] Le lavoratrici domestiche possono riscuotere l’indennità di maternità dall’Inps solo alle seguenti condizioni: - nei 24 mesi precedenti il periodo di assenza obbligatoria risultano versati a loro carico (o dovuti) 52 contributi settimanali, anche  se relativi a settori diversi da quello del lavoro domestico; - in alternativa, nei 12 mesi precedenti il periodo di assenza obbligatoria risultano versati a loro carico (o dovuti) almeno 26  contributi settimanali, anche in settori diversi da quello del lavoro domestico
[5] Tasso di irregolarità anno 2018. Cfr. Rapporto annuale DOMINA 2020

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