Intervista a Lorenzo Gardella

Dal dossier n.10

Assindatcolf è tra le firmatarie storiche del CCNL che disciplina il lavoro domestico, e nei rinnovi contrattuali si è sempre spesa per adeguare il Contratto alle necessità delle famiglie, modificatesi nel corso degli anni; basti pensare all’inserimento di alcune figure contrattuali (baby-sitter e badanti), ai nuovi livelli di inquadramento in base alle mansioni richieste e ai lavoratori “sostituti” per assicurare alle famiglie assistenza 7 giorni su 7 a costi meno onerosi. Circa la facilità di interpretazione del nostro CCNL ritengo, onestamente, che non sia più difficile da applicare rispetto alla totalità degli altri CCNL italiani, anzi, avendo istituti basilari, direi che sia un CCNL molto chiaro, dove la formulazione degli istituti è semplice e meno complessa. In merito alla vertenzialità, per la conoscenza diretta degli associati di Assindatcolf e delle loro storie di lavoro, non posso affermare che sia in aumento, ma è rimasta costante nel corso degli anni. Certamente tra i motivi di iscrizione alla nostra associazione vi è anche la ricerca di tutela da una vertenza promossa dal lavoratore, o più spesso da un ex-lavoratore, ma non è questo il primo tra i motivi che avvicinano i nuovi associati. Principalmente ci si rivolge alla nostra associazione per essere supportati nella gestione del proprio dipendente domestico, con una consapevolezza maggiore, rispetto al passato, della coscienza di un essere un datore di lavoro a tutti gli effetti. Rileviamo che spesso la vertenza arriva non perché il datore di lavoro per sua scelta non abbia applicato gli istituti contrattuali, ma perché non ha conoscenza dell’esistenza di un CCNL che regolamenta questo settore e delle tabelle retributive sindacali a cui far riferimento.
Quindi ci vorrebbe una maggiore cultura sulla diffusione del CCNL che noi associazione di categoria dei datori di lavoro ci impegniamo quotidianamente a fare con ogni mezzo di comunicazione per portare sempre più le famiglie a conoscere le regole. Promozione che dovremmo fare non solo come Parti Sociali, ma che dovrebbe fare anche lo Stato nel riconoscere il valore sociale del comparto. È il messaggio della regolarità del rapporto di lavoro domestico che deve passare, e questa può essere ottenuta non solo attraverso il CCNL, ma anche, e soprattutto, attraverso politiche di sostegno al welfare. Affinché il nostro comparto abbia la giusta attenzione che merita.
È indispensabile il supporto dello Stato, attraverso delle politiche a favore delle famiglie e dei lavoratori domestici. La piaga maggiore del nostro comparto è il lavoro nero, che non possiamo combattere con l’adeguamento degli istituti contrattuali, e, ovviamente, sino a quando il lavoro nero costerà meno del lavoro regolare la situazione non subirà grandi modifiche. E per questo, chiediamo e continueremo a chiedere la deducibilità fiscale del costo del lavoro domestico, di tutto il costo del lavoro e non solo dei contributi INPS. D’altra parte, quando lo Stato interviene, ad esempio con la sanatoria del 2002 che regolarizzava i lavoratori extracomunitari (lavoro domestico e immigrazione sono temi spesso sovrapposti) ha triplicato i contratti di lavoro nel nostro settore, le famiglie rispondono in tante per rientrare nella legalità, non sono quindi refrattarie all’argomento, ma devono essere invogliate e supportate tramite politiche che solo lo Sato può offrire e rientranti nella sua funzione.

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