Intervista Ivana Veronese

Dal dossier n.10

Non c’è dubbio che nel caso del lavoro domestico il rapporto di fiducia tra datore e lavoratore gioca un ruolo importante. Non fosse altro perché il luogo di lavoro è la casa in cui il datore vive, ed in molte occasioni famiglia e lavoratore convivono.
Spesso mettiamo nelle mani di una badante o una colf la nostra casa e i nostri cari: beni per noi preziosi.
Questo ha un valore superiore a quello monetario e solo la sintonia tra le due parti rende il rapporto fluido. Qualche volta questo non succede e da lì nascono i problemi.
E’ vero che molti datori di lavoro stipulano un contratto che copre solo in parte l’orario e le funzioni che poi vengono effettivamente chiesti al lavoratore.
E’ vero che molte persone vengono fatte lavorare in nero o in grigio.
Io credo che un rapporto professionale di queste caratteristiche, che per funzionare si deve basare sulla fiducia tra le parti, non possa basarsi sulla ambiguità contrattuale, anche quando questa ambiguità viene tollerata o addirittura chiesta dallo stesso lavoratore.
I problemi vengono accentuati proprio dai contratti irregolari (in toto o in parte). Non dico che non possano sorgere problemi anche a causa di contrasti caratteriali, ma se il rapporto di lavoro è trasparente è più difficile che contrasti caratteriali possano trasformarsi in vertenze. Mentre i rapporti più idilliaci, basati sull’ambiguità contrattuale finiscono prima o poi per trasformarsi in problemi.

 

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