Intervista Michele Carpinetti

Dal dossier n.10

Certamente, nel settore domestico il lavoro sommerso è ancora predominante.
Le analisi che anche come organizzazioni Sindacali abbiamo fatto si rifanno a dei confronti con gli altri paesi Europei o rispetto agli altri settori relativi ai servizi in genere. Questo per capire le ragioni vere di una tendenza delle famiglie italiane di sottovalutare le conseguenze del lavoro nero, della sua mancata qualificazione e la nascita di molte vertenze successive ai periodi di lavoro.
La risposta sta anche nella domanda di lavoro. Moltissimi lavoratori sono stranieri: la loro conoscenza delle regole è modesta, la famiglia non considera questa attività svolta in favore di un famigliare, o della casa, proprio come un lavoro, quasi a dire che per poche ore non vale la penna dotarsi di contratti e contribuzioni. Quindi è un fatto culturale da una parte, e una mancata conoscenza dall'altra. Quando parlo di poche informazioni mi riferisco anche al messaggio istituzionale che non arriva come dovrebbe.
Quando mai si è vista una campagna informativa da parte del governo o dell'Inps su questi aspetti pur essendo questo un settore che coinvolge milioni di persone tra famiglie e lavoratori?
Questo vuol dire evasione contributiva ma anche, forse più importante, scarsa qualificazione dei lavoratori che sono abbandonati a loro stessi nella formazione e nella conoscenza dei diritti e dei doveri. Se ci facciamo caso questo appare assurdo in quanto il "mestiere" della colf e della badante implica competenze anche più importanti di altre professioni dove esistono percorsi abilitativi più rigorosi. Esiste solo il CCNL e il ruolo delle parti sociali. È ovvio che questo non è sufficiente.
Un altro problema che non è stato governato in questi anni è legato al grande fabbisogno di lavoratori e le inadeguate politiche di inserimento se trattasi di lavoratori stranieri. La contraddizione risiede nella legge Bossi/Fini che ha costruito un corto circuito tra la domanda, l'offerta e la regolarizzazione. Quindi più che una sanatoria occorrerebbe una modifica legislativa che regolasse i flussi in base alle effettive necessità con percorsi formativi e di inserimento più qualificati.
Alcune proposte sono state avanzate alle diverse forze politiche. Alla necessità di normative atte a costruire vantaggi, anche di natura fiscale, per le famiglie che incentivi la regolarità contro lavoro nero, nonché premiando anche la qualificazione e la formazione dei lavoratori.In tutto questo però il ruolo dei centri per l’impiego appare inadeguato mentre bisogna affrontare anche alcuni aspetti legati alle condizioni lavorative: quando il lavoratore è convivente, sugli orari di lavoro, i riposi, il legame con l’assistito e la famiglia.
È evidente che se questi milioni di lavoratori rappresentano una risorsa sociale per il Paese occorrono delle politiche all'altezza della sfida che coinvolga le istituzioni ai vari livelli e le parti sociali.

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