Effetto Covid e sanatoria

Il lavoro domestico cresce anche nel 2021

I lavoratori domestici al 30 giugno 2021 sono 844 mila, valore nettamente in crescita rispetto agli anni precedenti. Rispetto al 30 giugno 2019 (anno prima della pandemia), la crescita dei lavoratori domestici è di quasi 80 mila unità, pari a +10,5%. Se al I semestre 2020 l’aumento era stato di sole 9 mila unità (+1,2%), l’incremento si è concretizzato tra il 2020 e il 2021.

I motivi della crescita
Secondo l’Osservatorio DOMINA, che lo scorso 8 aprile ha presentato al Senato il III Rapporto annuale sul lavoro domestico, i fattori che hanno determinato questa crescita sono principalmente due: il “lockdown”, che ha portato molti datori di lavoro a regolarizzare la posizione dei loro lavoratori domestici, e la “sanatoria”, che ha dato la possibilità di far emergere molte posizioni relative a lavoratori non comunitari.
Tra i lavoratori domestici regolari, si ha una prevalenza di colf (54,2%) rispetto a badanti (45,8%). I primi dati del 2021, forniti dall’INPS in via esclusiva a DOMINA, mostrano come siano le colf a crescere in misura maggiore rispetto al 2019 (+11,2%).


Nazionalità e genere dei lavoratori domestici
Il lavoro domestico è storicamente un settore con prevalenza di lavoratori stranieri, anche se negli ultimi anni è aumentata la quota di italiani. I lavoratori extra-Ue rappresentano il 52,1% del totale, mentre i comunitari sono il 18,1% e gli italiani il 29,8%. Negli ultimi due anni sono diminuiti i comunitari, mentre sono aumentati italiani ed extra-comunitari. In quest’ultimo dato, probabilmente, è già presente un primo impatto della regolarizzazione.
Anche per quanto riguarda la composizione di genere si hanno delle sorprese, nonostante il settore rimanga all’85,7% in mano alle donne: negli ultimi due anni le donne sono aumentate del +6,6%, mentre gli uomini del +41,7%.



Assunzioni e cessazioni mensili
Per riuscire a fare delle valutazioni più approfondite, analizziamo il saldo delle assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro domestico nei periodi esaminati.
Osservando i saldi mensili, si evidenzia come nel 2020 le assunzioni abbiano superato i licenziamenti di oltre 56 mila unità, mentre sia nel 2019 che nel 2021 i saldi erano intorno a 15 mila unità.
In particolare, si evidenzia come i saldi tra assunzioni e licenziamenti abbiano registrato un picco nel mese di marzo 2020 (primo “lockdown”).
Infatti, a marzo 2020 il saldo ha sfiorato le 30 mila unità, mentre nello stesso periodo del 2019 non arrivava a cento unità. Nel primo semestre 2021 si registrano risultati maggiormente positivi (+8.900), ma non paragonabili a marzo 2020 dove le famiglie datori di lavoro domestico sono ricorse alla regolarizzazione di lavoratori domestici, altrimenti impossibilitati a proseguire l’attività a causa delle misure restrittive.
Confrontando i semestri per tipologia di rapporto, si nota come la componente “badante” nel saldo assunzioni-cessazioni sia sempre stata minoritaria, arrivando solo al 7,7% nel 2021.
Le motivazioni possono ricercarsi in due fattori che hanno agito in concomitanza: normalmente la badante lavora un maggior numero di ore e rappresenta una figura più stabile per una famiglia datore di lavoro, quindi il lavoro informale è meno diffuso in questa categoria rispetto alle colf che lavorando solo poche ore a settimana. Per questo, le restrizioni dovute alla pandemia hanno influito sulle scelte delle famiglie, che hanno preferito avviare nuovi contratti di lavoro per avere la certezza della presenza del lavoratore.
A questo si è aggiunta la “sanatoria” (inserita nel D.L. 34/2020, “decreto Rilancio”), i cui effetti sono visibili soprattutto nel 2021.






Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Durante la pandemia, il primo lockdown ha consentito l’emersione di alcune posizioni irregolari nel mondo domestico, mentre in questi mesi stiamo assistendo ad una crescita del lavoro dovuta soprattutto alla regolarizzazione degli stranieri. Sono stati segnali importanti che per essere duraturi devono essere accompagnati da sgravi fiscali e contributivi che alleggeriscano il peso del costo del lavoro domestico sulle famiglie. Ricordiamo che lo Stato, grazie alle famiglie datori di lavoro domestico, risparmia per la cura delle persone non autosufficienti 11,6 miliardi, pari allo 0,7% del PIL.”.


Redazione DOMINA
12/04/2022

 
 

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