I reati subiti tra le mura di casa.

Indagine a campione tra le famiglie datori di lavoro domestico.

Il lavoro domestico si basa, più di ogni altro settore, su un rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore. Il lavoratore, infatti, entra nella casa della famiglia che lo assume e diviene in qualche modo custode della casa stessa e delle persone che vi abitano, in particolare quelle non autosufficienti come bambini o anziani. Il rapporto di fiducia è dunque un aspetto molto delicato del rapporto di lavoro, anche considerando le differenze culturali e linguistiche spesso presenti tra famiglia e lavoratore.
Inoltre, come ampiamente documentato dalle ricerche dell’Osservatorio DOMINA, il lavoro domestico è un settore fortemente caratterizzato da lavoro informale, inevitabilmente meno controllato e tutelato.
In questo contesto, gli organi di informazione hanno più volte raccontato episodi di illegalità avvenuti tra le mura domestiche, che possono vedere coinvolti sia il lavoratore che il datore di lavoro come vittime.

L’Osservatorio DOMINA ha analizzato, attraverso un’indagine a campione, la percezione delle famiglie datori di lavoro e le loro esperienze in termini di reati o episodi di illegalità subiti.
Va precisato che l’indagine non intende essere esaustiva su tutte le possibili circostanze, quanto invece offrire alle famiglie datori di lavoro alcuni elementi per capire e affrontare meglio le diverse situazioni. Inoltre, è bene chiarire che non si intende in alcun modo generalizzare rispetto ai comportamenti negativi presentati: la categoria dei lavoratori domestici, come qualsiasi altra categoria di lavoratori, presenta al suo interno componenti positive e negative, che vanno analizzate e combattute. La conoscenza dei fenomeni rappresenta invece un elemento di consapevolezza e sicurezza da parte dei datori di lavoro, e pertanto va diffusa il più possibile nell’interesse di entrambe le parti.

L’indagine è stata condotta tra aprile e maggio 2022 attraverso un questionario on line e ha coinvolto un campione di oltre 350 famiglie rispondenti.
Il campione è localizzato prevalentemente nelle regioni del Centro (62,7%), mentre la componente residente al Nord rappresenta il 30,7% del campione. Minoritaria, invece, la quota di Sud e isole (6,6%).
Si tratta prevalentemente di famiglie poco numerose, con un componente (33,7%) o due (33,3%). In questo caso, ovviamente, incide anche la presenza di anziani soli che necessitano di assistenza. Infatti, nel 54,3% dei casi l’assistito è una persona non autosufficiente e oltre la metà dei casi il rapporto di lavoro coinvolge un assistente alla persona (50,0% badanti, 4,3% baby sitter).
I rapporti di lavoro sono mediamente di lunga durata: circa il 60% è attivo da almeno tre anni e più di uno su quattro da oltre otto anni.



Per comprendere la percezione delle famiglie, sono stati esaminati tre tipi di reati o eventi criminosi: furti (compiuti dai lavoratori domestici e aventi oggetto vestiario, denaro, preziosi o generi alimentari), reati quali minacce, stalking, truffa, e altri episodi gravi quali violenza verbale, abbandono dell’assistito, mancanza di cure.
Per quanto riguarda i furti da parte di lavoratori domestici, circa 8 famiglie su 10 non ne hanno subiti. Tra chi ne ha subiti, i più frequenti riguardano denaro e preziosi (8,1%), seguiti da capi di abbigliamento (7,9%) e generi alimentari (5,0%).
Il dato più sorprendente è che, tra chi ha subito furti, il 63,6% non ha preso nessun provvedimento. Solo il 31,8% ha licenziato il lavoratore e appena il 4,5% ha denunciato il fatto alle autorità.
Tra i motivi del mancato provvedimento, la mancanza di prove è il fattore più significativo (metà dei casi).

Ancora meno numerosi i reati subiti dalle famiglie nell’ambito del rapporto di lavoro domestico: solo il 7,7% delle famiglie ha subito episodi simili. Si tratta, in particolare, di casi di minacce o stalking (3,3%), truffa (2,8%), utilizzo improprio del bancomat (1,4%) o violazione di domicilio (0,3%). In questo caso aumentano sia la percentuale di denunce (10,3%) che quella di licenziamenti (37,9%).

Infine, è stato chiesto alle famiglie se avessero subito altri episodi gravi. Qui la percentuale sale al 28,3%: si tratta soprattutto di mancanza di cure adeguate nei confronti dell’assistito (11,6%), aggressività verbale (8,5%) o abbandono dell’assistito (4,9%).
In questi casi la denuncia è poco frequente (1,6%), evidentemente in base alla gravità dei fatti, ma aumenta la percentuale di licenziamenti (60,3%). Tra chi non prende provvedimenti, la ragione principale è data dalla scarsa rilevanza dei fatti (74,5%), mentre la mancanza di prove diventa un fattore secondario (15,7%).

In generale, dunque, la maggior parte delle famiglie datoriali non ha mai subito furti o altri reati commessi dai lavoratori domestici. Questo conferma il rapporto fiduciario che si instaura tra le parti. Quando però questa fiducia si incrina a causa di un reato commesso in casa, è difficile per le famiglie intraprendere azioni efficaci: la mancanza di prove e la scarsa esperienza in ambito giudiziario sono gli ostacoli principali.












Commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA: I reati legati ai rapporti di lavoro con assistenti familiari e collaboratori domestici non sono una novità. L’ingresso in casa di persone esterne al nucleo familiare dovuto per necessità personali ha fatto sì che i reati penali, tipici delle mura domestiche, si estendessero anche al rapporto di lavoro domestico.

Va sottolineato che il lavoro domestico non è sinonimo di maltrattamenti, estorsioni o raggiri ai danni dei più deboli. Il lavoro domestico è emblema dello sforzo delle famiglie nell’adoperarsi per un sereno e proficuo svolgimento dell’attività familiare, grazie al supporto esterno di assistenti e collaboratori domestici che, giorno dopo giorno, si rivelano importanti nella risoluzione di molti problemi.
È necessario però, allo stesso tempo, indagare le tipologie di reato più comuni nel settore, capirne la successiva evoluzione, individuare forme di tutela cui ricorrere per cercare di prevenire gli eventi criminosi e sensibilizzare sull’importanza di denunciare scorrettezze nel rapporto di lavoro.


Redazione DOMINA

 

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