Il caso moldave nella prima ondata pandemica

Il difficile rapporto tra famiglie e collaboratori domestici ai tempi del Covid

Quanto ancora c’è che non si vede degli effetti del Coronavirus? Quante vite, racconti, esistenze che non fanno notizia? Avere il polso della situazione sembra essere un traguardo lontano, ed è per questo che testimonianze come quella di Tatiana Nogailic di Assomoldave assumono connotati salienti di uno scenario che, altrimenti, resterebbe sepolto.

L’Associazione Assomoldave tratteggia il quadro di un anno di crisi pandemica vissuto sulla pelle delle tante connazionali che le si sono rivolte: “Da Marzo 2020 i cittadini moldavi che svolgevano la mansione di badante hanno subito non solo uno shock economico, ma anche emotivo e psicologico”. Continua la Presidente: “Ho ricevuto moltissime richieste durante il lockdown, donne disperate perché i datori di lavoro le avevano licenziate in tronco, tante di loro si sono sentite dire: <<Prendi la valigia e vai!>>. Questa è una categoria molto vulnerabile sotto tutti punti di vista, sempre, non solo in lockdown”, resa ancora più fragile da concause collaterali che ne conferiscono un’immagine di palese svantaggio. “Molte di loro, in quel periodo, volevano tornare a casa in Moldavia - informa la Presidente Nogailic - ma data la scarsità dei voli, erano costrette a presentare delle richieste: dovevano riempire questionari su proposta dei tre consolati italiani perché era un prerequisito fondamentale per viaggiare, ma tante non sapevano come fare, essendo tutto online. A queste difficoltà, la nostra associazione ha risposto aiutandole nel compilare i documenti necessari e rendendosi punto d’ascolto e di riferimento.
 

I dati DOMINA sui lavoratori domestici dell’Est Europa

Bisogna ricordare che parliamo di badanti che non hanno una scolarizzazione e che su Internet sanno usare solo Facebook, sono donne di una certa età dai 50 anni in su", dato perfettamente in linea con quanto riportato dal Rapporto annuale DOMINA 2020 sul lavoro domestico che conferisce il primato della fascia più cospicua agli ultra 50enni (ammontante al 52,4% - fonte INPS), a differenza del calo della componente giovanile che occupa solo il 5,3% del totale.
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Un totale in cui è possibile rilevare un copioso numero di lavoratori domestici (tra badanti e colf) provenienti dall’Est Europa: quasi 350mila su tutto il territorio italiano (40,9%), concentrati in particolar modo in Emilia Romagna (59,6%), Trentino Alto Adige (58,8%) e Friuli Venezia Giulia (57,4%).







 

Lavoro domestico, pandemia e tutela per Colf e Badanti

Primo caso a Codogno, la conferma che si trattasse di Covid-19, Italia in lockdown. Ci sono voluti giorni, eppure la vita si è capovolta in un secondo e con essa le poche certezze: “Ci sono stati casi di persone, soprattutto al nord, Milano, Brescia e le città inizialmente più colpite, che mi hanno chiamata piangendo” confessa amaramente Tatiana Nogailic “perché era morto l’anziano che accudivano e, per tutta risposta, la famiglia le voleva buttare fuori casa. E’ successo anche qui vicino a Roma, ma il mio suggerimento in quella circostanza è stato quello di controbattere al datore di lavoro dicendo che non avrebbe potuto mettere nessuno in mezzo alla strada, in pieno lockdown”, ma per qualcuna non è bastato opporsi: “Una volta, mi sono ritrovata a dover chiamare il console per chiedergli e di andare a prelevare la donna in difficoltà e portarla in ambasciata o in un b&b di nostra conoscenza. Quella donna era già in strada, alla fermata dell’autobus, da sola, ma il datore di lavoro, solo nel sentire che se ne sarebbe occupata l’ambasciata, l’ha riaccolta in casa. A Brescia, un’altra donna che abitava in una villa di tre piani mi ha raccontato che, nel marzo scorso, la famiglia presso cui lavorava subì la perdita della nonna da lei accudita. Mi ha poi detto che, a quel punto, i datori di lavoro (figli della defunta) erano arrivati a spegnerle i termosifoni, lasciandola senza riscaldamento. Questi sono comportamenti disumani.


Forti testimonianze come quelle espresse dalla Presidente Nogailic, fanno appello non solo all’umana sensibilità, ma anche e soprattutto ad una consapevolezza sociale e lavorativa del drammatico periodo storico tuttora in corso: “La grave crisi pandemica ha fatto emergere aspetti positivi e negativi dell’essere umano - commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA - messi alla prova in una dura condizione emergenziale fino ad ora sconosciuta. Molteplici le segnalazioni simili ai segnali d’aiuto raccolti dalla Presidente di Assomoldave, ma fortunatamente anche diverse altre che raccontano storie di famiglie e datori di lavoro attenti alla cura di colf e badanti, realmente grati a queste figure per la loro presenza. Se non ci fossero state, in molti, soprattutto a causa del dilagare del virus, sarebbero rimasti soli, lontani dai propri cari e da ogni forma d’assistenza.”


Marica Lamberti
Redazione DOMINA

 

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