Il welfare State in Europa

Dal dossier n.5

Per Welfare State o “Stato del Benessere” si definiscono tutti gli interventi con cui lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti. In altre parole, grazie a normative ed interventi concreti, la promozione della sicurezza e del benessere sociale ed economico dei cittadini è assunta dallo Stato, come propria prerogativa e responsabilità.

PROF. MAURIZIO FERRERA DELL’UNIVERSITÀ DI MILANO, 1993

I sistemi sociali dei vari paesi europei si distinguono per varie caratteristiche, che nel corso del tempo sono state oggetto di classificazione da parte di diversi autori.
Richard Titmuss, padre del Welfare State britannico del secondo dopoguerra, distingue tre modelli:
-    Modello residuale: lo Stato interviene solo quando gli altri attori (mercato e famiglia) non riescono a soddisfare i bisogni, con prestazioni minimali e limitate nel tempo;
-    Modello meritocratico-occupazionale: lo Stato ha un ruolo complementare al mercato; fornisce prestazioni soltanto a chi partecipa al mercato del lavoro;
-    Modello istituzionale redistributivo: lo Stato ha un ruolo decisivo e garantisce direttamente la protezione sociale e l’assicurazione per tutti i cittadini; le prestazioni sono universalistiche.
Le politiche del Welfare si intrecciano con le relazioni tra famiglia e mercato. Così il sociologo danese Gosta Esping-Andersen individua tre regimi possibili1:
•    Welfare liberale. Rivolto essenzialmente a destinatari rappresentati da soggetti poveri e bisognosi. Si tratta di un welfare che garantisce i minimi diritti, lasciando al libero mercato un ruolo preminente nella distribuzione delle risorse. Tale modello è diffuso nei paesi anglosassoni (Gran Bretagna);
•    Welfare conservatore – corporativo. Le misure di welfare sono strettamente collegate alla posizione occupazionale, pertanto i destinatari sono i lavoratori. Vi è una minore dipendenza dal mercato e lo Stato interviene solo nella misura in cui i bisogni non trovano risposta a livello individuale, familiare o da parte di associazioni intermedie. I paesi in cui è diffuso tale modello sono la Germania, l’Austria, la Francia, i Paesi Bassi;
•    Welfare socialdemocratico. Molto attenuata la dipendenza dal mercato, vi è una eguaglianza di trattamento per tutti i cittadini. I diritti vengono riconosciuti in base alla cittadinanza e non sulla contribuzione. I paesi scandinavi sono quelli in cui tale modello è maggiormente diffuso.

Accanto a questa classica tripartizione dei regimi di welfare, possiamo aggiungere un quarto modello, che si definisce Welfare mediterraneo o dell’Europa meridionale2. Quest’ultimo modello affida alla famiglia e alle reti parentali una responsabilità primaria di tutela; lo Stato, a sua volta, interviene soltanto con modalità residuali; la famiglia ha ruolo di ammortizzatore sociale. La protezione pubblica privilegia apporti finanziari rispetto all’offerta di servizi sociali (ad es. ricoveri, ospedali diurni, assistenza domiciliare, ecc.) che sono delegati alle famiglie. Questo modello è diffuso in particolar modo in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo.
Queste differenze di Welfare portano a situazioni legate anche alla spesa sociale diversa e di conseguenza a risvolti sociali differenti e ad aiuti dissimili anche nella sfera dei “datori di lavoro domestico”. Il Welfare mediterraneo, presente nel nostro Paese, non incentiva i servizi legati all’assistenza, ma interviene con strumenti finanziari (pensioni, pensioni di invalidità, accompagnamento) lasciando che sia la famiglia a gestire la modalità di assistenza.

L’analisi della spesa sociale nei diversi Paesi europei, collegata alla pressione fiscale, completa il quadro di introduzione ai vari sistemi europei di welfare3. I Paesi in cui la spesa sociale è più alta sono Finlandia, Francia e Danimarca. L’Italia si colloca in quinta posizione con un incremento notevole rispetto al 2009. Regno Unito ed Irlanda si collocano in ultima posizione, a causa del già citato approccio liberale. La forte diminuzione della spesa in Irlanda rispetto al 2009 è dovuta probabilmente anche alla crisi registrata a partire dal 2008 che ha costretto lo Stato a tagliare fortemente la spesa pubblica.
Pur sottolineando che la mera analisi dell’incidenza della spesa sociale sul PIL non è sufficiente a determinarne l’efficienza e l’efficacia (per farlo occorrerebbe un’analisi qualitativa per le singole voci), questi dati forniscono una fotografia sugli approcci nazionali al sistema del Welfare. La ripartizione della spesa per singole voci, inoltre, permette di osservare la suddivisione per target e fascia d’età.
La ripartizione della spesa sociale per funzione evidenzia il forte peso delle pensioni in Italia: è tra i Paesi europei (secondo solo alla Grecia) che “spende” in termini di PIL la percentuale maggiore, mentre tutte le altre funzioni sono minori rispetto alla media europea.
I primi tre paesi per spesa sociale (Finlandia, Francia, Danimarca) ripartiscono in modo più omogeneo la spesa sociale tra le varie funzioni. In particolare, la Danimarca destina oltre il 5% alla famiglia e agli aiuti abitativi (2,4 media UE15), così come è molto elevata la percentuale destinata alla malattia e disabilità.
A fronte di questa spesa sociale, quanto è elevata la pressione fiscale in ciascun Paese? Da una semplice analisi statistica, si evidenzia che esiste una correlazione positiva tra spesa sociale e pressione fiscale, ovvero all’aumento della prima corrisponde un aumento della seconda. Questo non è un indice di qualità della spesa sociale, in quanto l’aumento di spesa non implica automaticamente che i cittadini abbiano servizi migliori. Ma si evidenzia come, negli stati a Welfare liberale, la pressione fiscale sia molto bassa, mentre Francia, Belgio e Paesi scandinavi si trovano nella parte alta della classifica. L’Italia scende in settima posizione, pur sempre sopra la media europea.
Passiamo ora ad analizzare nello specifico la situazione di alcuni Paesi Europei per dare uno spaccato maggiormente completo del loro welfare e delle ricadute nei servizi alla persona e quindi sui datori di lavoro domestico di alcuni Paesi europei.
Per ognuna delle realtà analizzate saranno messe in evidenza, dopo una breve descrizione del sistema in generale, le misure specifiche per anziani e persone affette da patologie di fragilità, servizi per la famiglia e buone pratiche.

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