Il lavoro domestico come mezzo di integrazione

Testimonianza della comunita ecuadoriana

di Saúl Andrés Pacurucu Pacurucu, Console dell’Ecuador a Roma

L’argomento dell’integrazione dei cittadini stranieri e in particolare della comunità ecuadoriana in Italia, è legato inevitabilmente alla realtà di un Consolato, dove si lavora quotidianamente a stretto contatto con le tante persone che, per diversi motivi, si trovano a vivere lontane dal proprio Paese e ad affrontare problematiche legate all’integrazione.
La migrazione ecuadoriana verso l’Europa, in particolare verso la Spagna e l’Italia, in cui, dopo gli Stati Uniti, risiede il maggior numero dei nostri connazionali all’estero, risale ai primi anni 2000, quando, a causa di una forte crisi economica, molti connazionali sono stati costretti a lasciare l’Ecuador in cerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie.
Nel 2000, gli ecuadoriani che sono emigrati verso altri Paesi sono stati più di 560.000, circa il 4% della popolazione.
Attualmente, gli ecuadoriani residenti all’estero sono 1.183.685, equivalenti al 6,85% della popolazione (dati ONU).
In Italia vivono regolarmente quasi 80mila cittadini ecuadoriani, di cui 18.200 -pari al 44,1% sul totale di occupati- sono lavoratori domestici.

Si può affermare che la comunità ecuadoriana sia integrata in maniera stabile in Italia, molti nostri cittadini hanno ottenuto la cittadinanza italiana – 3041 nuovi italiani registrati nel 2019 - o possiedono permessi di soggiorno di lunga durata: molto frequente è anche il fenomeno dei matrimoni misti.
Il lavoro domestico ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra integrazione in questo paese, visto che a esso si dedica il 44,1% del totale di occupati ecuadoriani.
I motivi di questa specializzazione dei cittadini ecuadoriani nel settore domestico sono diversi. Innanzitutto, bisogna tenere in conto che agli inizi della nostra migrazione in Europa, non era necessario il visto d’ingresso, quindi molti connazionali sono entrati in Italia con facilità, portando con sé pochi risparmi e, mettendosi alla ricerca urgente di un impiego, hanno trovato occupazione presso famiglie italiane, riuscendo successivamente a regolarizzarsi attraverso le sanatorie e i decreti flussi disposti dal governo italiano.
Le persone che hanno lasciato 20 anni fa l’Ecuador erano giovani, professionisti, lavoratori di vari settori, impiegati pubblici, ma anche lavoratori non specializzati.

Anche se le statistiche dicono che in media i cittadini ecuadoriani in Italia possiedono un livello di istruzione medio-alto, la maggior parte si è dedicata prevalentemente al settore domestico, pur avendo seguito nel Paese di origine degli studi specializzati, sia per la necessità di trovare un lavoro in maniera immediata, così da far fronte ai debiti lasciati in patria, sia per le difficoltà e la non facile trafila burocratica necessaria per convalidare i propri titoli di studio in Italia.
Il lavoro domestico era facilmente accessibile, non richiedeva particolari competenze, anche se successivamente i nostri connazionali in Italia si sono specializzati in questo campo e sono diventati molto richiesti dalle famiglie italiane per la loro serietà, dedizione e spirito di sacrificio, oltre che per il carattere gioviale che ci contraddistingue e la capacità di instaurare rapporti umani solidi e duraturi con le famiglie e le persone di cui si prendono cura. Questo ha contribuito in modo decisivo alla loro integrazione.
Altro fattore che ha determinato la prevalenza dei nostri lavoratori nel settore del lavoro domestico è stato il fatto che la maggior parte della nostra popolazione migrante era composta da donne e, tendenzialmente o tradizionalmente, la cura della casa, dei bambini e degli anziani erano occupazioni femminili, nonostante questo settore occupi anche moltissimi uomini.

Nella nostra comunità, le donne rappresentano attualmente il 57.1% della popolazione totale e hanno avuto un ruolo fondamentale nella nostra integrazione in questo Paese, diventando un vero e proprio ponte tra l’Italia e le famiglie rimaste in Ecuador.
Partite con l’idea iniziale di guadagnare per poter pagare i debiti e tornare in patria presto, sono poi rimaste in Italia e, con il frutto del loro lavoro, in un settore come quello domestico, che è stato poco toccato dalle crisi economiche e in ultimo dalla pandemia del Covid19, sono riuscite a portare qui i propri cari mediante ricongiungimento famigliare, integrandosi stabilmente in questo Paese.
A livello economico, la migrazione delle donne ha come conseguenza il loro empowerment, maggiori possibilità per le famiglie che sono state lasciate a casa, anche attraverso l'invio delle rimesse. 

Nel 2019 gli ecuadoriani in Italia hanno inviato 147 milioni di euro in rimesse verso il nostro Paese, siamo al decimo posto tra le comunità straniere in Italia per invio di rimesse  e ancora una volta sono le donne, secondo gli studi dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei Migranti del CeSPI, Centro Studi di Politiche Internazionali, le grandi risparmiatrici della nostra comunità, più degli uomini, contribuendo all’economia del proprio Paese e delle proprie famiglie con l’invio delle rimesse.
Le donne ecuadoriane, col loro lavoro, hanno garantito un miglioramento della situazione economica dei propri figli e figlie, fornendo loro nuovi strumenti di integrazione attraverso lo studio, l’istruzione e la formazione professionale.  Dopotutto, l'obiettivo centrale della partenza delle madri è proprio il progresso socio-economico dei loro figli e su questo vogliono investire quando emigrano. 
La migrazione al femminile modifica i modelli migratori in tutto il mondo.  Sempre più donne decidono di emigrare da sole, indipendentemente dal coniuge e per motivi di lavoro.
Quando le donne decidono di emigrare, la loro decisione ha conseguenze sia per le persone, le famiglie e le comunità che lasciano nel Paese di origine, sia per le nuove famiglie che le ospitano in Italia, con le quali generalmente vivono e lavorano.
Il fenomeno degli orfani bianchi ha riguardato e sicuramente riguarda ancora la nostra società. Tanti bambini sono rimasti in patria con i nonni, gli zii, a volte fratelli maggiori, uno dei genitori o parenti lontani. Alcune volte, arrivati in Italia forse già troppo grandi, hanno avuto difficolta ad adattarsi e non è stata facile la convivenza per la famiglia trapiantata in un altro paese, con altre situazioni di studio, di lavoro e alloggiative.

Posso dire con ottimismo che questo divario o separazione si sta riducendo sempre di più, guardo con fiducia a una generazione di giovani ecuadoriani, nati in Italia o che sono venuti in questo Paese molto piccoli.
Questi giovani, a differenza dei loro genitori, hanno avuto la possibilità di trarre vantaggio dalle opportunità di istruzione e formazione offerte da questo paese. 
Mantengono un forte legame forte con l’Ecuador, nonostante abbiano vissuto la maggior parte della loro vita in Italia. Alcuni di loro hanno la doppia nazionalità, un titolo universitario e una diversa visione dell'Ecuador e della propria esperienza come migranti. Hanno avuto un inserimento nostalgico, hanno vaghi ricordi del proprio paese di origine o ne hanno solo sentito parlare e visto fotografie. 
Quello che colpisce osservando questi giovani, che per molte cose si sentano o sono già italiani, è che continuano a mantenere un forte legame con le proprie origini, cosa che dimostra come l’integrazione vera si verifica quando manteniamo sempre viva la consapevolezza di chi siamo e da dove veniamo. In questo, sicuramente ha avuto un ruolo fondamentale la famiglia, nel mantenere saldo nei figli il vincolo con la propria cultura di nascita.
Questo legame con le proprie radici, che passa attraverso il cibo, la musica, il folclore, la storia, le festività nazionali, parte inevitabilmente dalla lingua, spesso maltrattata per adattarsi velocemente alla nuova realtà, e che invece va parlata, letta e scritta per poter essere trasmessa ai propri figli in maniera efficace.
Ad oggi, possiamo dire che il lavoro domestico a cui si sono dedicati e si dedicano i cittadini ecuadoriani in Italia, ha favorito e determinato la loro integrazione in questo paese.
Se è vero che una piccola percentuale di migranti, una volta concluso il proprio progetto a breve termine, ritorna in patria per investire i frutti del proprio lavoro e dei propri risparmi all’estero, è anche vero che la maggior parte dei migranti finisce con lo stabilirsi in maniera definitiva in Italia, acquisisce la cittadinanza, compra un immobile, si lega stabilmente alla realtà italiana. È così che l’integrazione del migrante ecuadoriano e della sua famiglia, diventa anche crescita, miglioramento e superamento personali, riscatto e possibilità concreta di un futuro migliore per sé e i propri figli.
Mi auguro che la seconda generazione di giovani ecuadoriani, magari tra 10 o 15 anni, possa invertire le statistiche odierne, che ci vedono impiegati prevalentemente nel lavoro domestico, specializzarsi in altri settori e generare nuove dinamiche di integrazione con l’Italia, favorendo opportunità di scambi commerciali e culturali tra i due Paesi, al fine di costituire un nuovo valore aggiunto per la società e l’economia italiane.

Estratto del terzo Rapporto annuale sul lavoro domestico.
 

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