Il PIL del lavoro domestico e della Care Economy
Nonostante una produttività più bassa rispetto ad altri settori economici quali manifattura e servizi, il lavoro domestico offre un contributo economico pari a quasi un punto del PIL italiano. In questo caso viene messo in evidenza il rapporto tra il Valore Aggiunto generato dal Lavoro domestico[1] rispetto a quello complessivo generato dall’economia italiana. L’indicatore considerato è il Valore Aggiunto a prezzi correnti, semplificato nella definizione “PIL del lavoro domestico”[2]. Negli ultimi anni il PIL del lavoro domestico si è mantenuto costantemente attorno ai 16 miliardi di euro, registrando nel 2023 un valore di 15,8 miliardi. L’incidenza del PIL del lavoro domestico rispetto al PIL italiano (Valore Aggiunto di tutti i settori) è invece in lieve calo (0,8% nel 2023), vista la crescita più sostenuta da parte di settori trainanti come edilizia e manifattura.
[1] In questo caso viene considerata la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98).
[2] Valore Aggiunto per branca di attività, Valutazione: Prezzi correnti; Correzione: Dati grezzi; Tipologia: Prezzi base.
Serie storica del PIL del Lavoro Domestico in Italia
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT
Oltre al lavoro domestico, vi sono poi altre tipologie di servizi che, nel complesso sistema del welfare italiano, svolgono un ruolo nella gestione della cura e dell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti. Volendo quindi analizzare la Care Economy nel suo insieme, vengono prese in considerazione le diverse componenti.
Innanzitutto, parte dell’assistenza è gestita in strutture residenziali con differenti livelli di specializzazione. Tali strutture erogano servizi residenziali di assistenza sanitaria associata a servizi infermieristici, di supervisione o di altro tipo, secondo le necessità dei residenti. Un’altra parte di questo supporto è erogata nell’assistenza non residenziale, ovvero servizi somministrati da enti pubblici o organizzazioni private che svolgono visite ad anziani e adulti disabili, supporto alle attività quotidiane, gestione asili nido o assistenza diurna per minori disabili. L’assistenza residenziale e quella semiresidenziale rivestono una importanza crescente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della conseguente presenza di patologie di carattere cronico-degenerativo.
L’ISTAT, per calcolare il valore aggiunto prodotto, le considera nella stessa ripartizione definita “assistenza sociale”. Questo settore nel 2023 ha prodotto 16,9 miliardi di euro, ovvero lo 0,9% del V.A. totale. Valori leggermente superiore al V.A. prodotto nel 2023 dal lavoro domestico (15,8 miliardi).
Vanno poi considerati il settore farmaceutico e quello sanitario in senso stretto.
Il settore “fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici” si occupa della produzione di tutti farmaci e preparati. Risulta quindi necessario distinguere la parte dedicata agli over 65 anni. Nell’ultima pubblicazione dell’AIFA sull’uso dei farmaci in Italia[1] viene osservato come vi sia una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età ed in particolare come la popolazione con più di 64 anni assorba oltre il 60% della spesa e delle dosi. Considerando quindi il 60% del valore economico del settore, si ottiene il valore di 7 miliardi di euro che rientrano nell’analisi sulla Care Economy.
Allo stesso modo, va considerata una quota del secondo “attività dei servizi sanitari”, che include le attività a breve o lungo termine di ospedali, generici o specialistici, le visite mediche ed i trattamenti nel settore della medicina generale e specialistica. La popolazione over 65 rappresenta il 24% della popolazione totale, ma incide in misura maggiore sul bisogno di cura. Infatti, in base ai dati ISTAT se analizziamo i ricoveri la popolazione over 65 incide per il 49%, situazione simile per i contatti con il medico di famiglia (50%). Una relazione della Regione del Veneto sull’utilizzo del Sistema ACG nel 2016 analizza i costi sanitari della popolazione per classe d’età ed il costo degli over 65 è pari al 53,1% della spesa totale. Appare plausibile da tutte queste considerazioni considerare il 50% del settore sanitario, ovvero 44,6 miliardi di euro.
La somma di tutti questi settori produce 84,4 miliardi di euro e rappresenta il 4,4% del valore aggiunto totale, ovvero del PIL italiano al netto dell’IVA. Se fosse considerato come un settore economico a sé, si posizionerebbe tra i primi dieci comparti, con un valore superiore ai servizi di alloggio e ristorazione o all’agricoltura.
[1] https://www.aifa.gov.it/-/aifa-pubblica-rapporto-osmed-2022ci-in-italia
Il valore economico dei servizi di cura (Care Economy)
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “il lavoro domestico è spesso considerato una “Cenerentola” nell’economia italiana. Oltre al valore sociale, indiscutibile, va però riconosciuto il valore economico: attualmente il Valore Aggiunto prodotto è di 15,8 miliardi, quasi l’1% del PIL. Se poi aggiungiamo le altre componenti economiche dedicate alla cura degli anziani, raggiungiamo un valore della Care Economy pari a 84,4 miliardi (4,4% del totale). Ad esempio, se fosse un settore a sé stante, sarebbe davanti alla ristorazione e all’agricoltura”.

