Il punto di vista degli operatori del settore domestico

Intervista Renzo Gardella

Tra le firmatarie del CCNL sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, oltre all’Associazione DOMINA, per la parte datoriale troviamo anche Assindatcolf.  L’Associazione nei rinnovi contrattuali si è sempre impegnata, insieme a DOMINA, per adeguare il Contratto di categoria alle necessità delle famiglie. Basti pensare all’inserimento di nuove figure contrattuali (baby-sitter e badanti), ai nuovi livelli di inquadramento in base alle mansioni richieste e ai lavoratori “sostituti” per assicurare alle famiglie assistenza 7 giorni su 7 a costi meno onerosi.
Abbiamo chiesto a Renzo Gardella, Presidente Assindatcolf di darci il suo punto di vista sul due temi importanti nel setto del lavoro domestico: vertenze e intervento dello Stato.

In merito alla vertenzialità, per la conoscenza diretta degli associati di Assindatcolf e delle loro storie di lavoro, posso affermare che è rimasta costante nel corso degli anni. Certamente tra i motivi di iscrizione alla nostra associazione vi è anche la ricerca di tutela da una vertenza promossa dal lavoratore, o più spesso da un ex-lavoratore, ma non è questo il primo tra i motivi che avvicinano i nuovi associati.
Principalmente ci si rivolge alla nostra associazione per essere supportati nella gestione del dipendente domestico, con una consapevolezza maggiore, rispetto al passato, della coscienza di essere un datore di lavoro a tutti gli effetti.
Rileviamo che spesso la vertenza arriva non perché il datore di lavoro per sua scelta non abbia applicato gli istituti contrattuali, ma perché non ha conoscenza dell’esistenza di un CCNL che regolamenta questo settore e delle tabelle retributive sindacali a cui far riferimento.
Quindi ci vorrebbe una maggiore cultura sulla diffusione del CCNL che noi associazione di categoria dei datori di lavoro ci impegniamo quotidianamente a fare con ogni mezzo di comunicazione per portare sempre più le famiglie a conoscere le regole. Promozione che dovremmo fare non solo come Parti Sociali, ma che dovrebbe fare anche lo Stato nel riconoscere il valore sociale del comparto. È il messaggio della regolarità del rapporto di lavoro domestico che deve passare, e questa può essere ottenuta non solo attraverso il CCNL, ma anche, e soprattutto, attraverso politiche di sostegno al welfare”.
 

L’intervento dello Stato nel lavoro domestico

Affinché il nostro comparto abbia la giusta attenzione che merita. È indispensabile il supporto dello Stato, attraverso delle politiche a favore delle famiglie e dei lavoratori domestici. La piaga maggiore del nostro comparto è il lavoro nero, che non possiamo combattere con l’adeguamento degli istituti contrattuali, e, ovviamente, sino a quando il lavoro nero costerà meno del lavoro regolare la situazione non subirà grandi modifiche. E per questo, chiediamo e continueremo a chiedere la deducibilità fiscale del costo del lavoro domestico, di tutto il costo del lavoro e non solo dei contributi INPS. D’altra parte, quando lo Stato è intervenuto, ad esempio con la sanatoria del 2002 che regolarizzava i lavoratori extracomunitari (lavoro domestico e immigrazione sono temi spesso sovrapposti) ha triplicato i contratti di lavoro nel nostro settore. Le famiglie devono essere invogliate e supportate tramite politiche che solo lo Sato può offrire e che rientrano nella sua funzione.

L'intervista a Renzo Gardella è contenuta nel Dossier DOMINA n.10 ("Vertenze nel lavoro domestico: il confine tra legalità e necessità").

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