Lavoratori domestici, dopo la regolarizzazione aumentano gli immigrati

Aumentano soprattutto gli uomini stranieri. Boom di Cina, Bangladesh e Pakistan

L’Osservatorio INPS sul lavoro domestico, pubblicato alla fine di giugno, ha consentito di tracciare un primo identikit dei lavoratori domestici in Italia. È stato quindi possibile osservare che, nel 2021, il numero di lavoratori domestici è aumentato rispetto all’anno precedente, arrivando a 961.358 unità.

Il Rapporto annuale INPS, presentato l’11 luglio, consente di approfondire ulteriormente alcuni aspetti del settore. L’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico, dunque, ha analizzato i dati INPS evidenziando il ruolo della componente immigrata e l’impatto della procedura di regolarizzazione degli stranieri irregolari, avviata nel 2020: il settore si conferma a prevalenza femminile (84,9%) e immigrata (70,0%), ma sono gli uomini stranieri a registrare l’incremento più forte.

Il peso del lavoro domestico
Un primo dato interessante riguarda il peso del lavoro domestico sul numero totale dei lavoratori dipendenti in Italia. Considerando solo i dipendenti privati, i domestici rappresentano il 5,1% nel 2021, in lieve calo rispetto al 2014 (5,6%). L’aumento dei lavoratori domestici (+1,7%), infatti, è stato meno intenso rispetto a quello dei dipendenti degli altri settori (+14,3%). Rispetto al totale dei lavoratori dipendenti (inclusi i dipendenti pubblici), i domestici rappresentano il 4,2%, anche in questo caso in lieve calo rispetto al 2014 (4,6%).



Distribuzione per genere e cittadinanza

Come detto, il settore domestico si conferma caratterizzato da una forte presenza di donne e di immigrati. Le lavoratrici donne straniere sono infatti il gruppo più numeroso e rappresentano il 57,5% del totale. Le donne italiane sono comunque oltre un quarto del totale (27,4%). Il 12,4% dei domestici è rappresentato da uomini stranieri, mentre gli uomini italiani rappresentano il 2,6%.





Osservando però le serie storiche disaggregate, si può notare come ciascun gruppo segua dinamiche proprie. Le donne straniere hanno registrato un progressivo calo tra il 2012 e il 2019, perdendo quasi 115 mila unità in sette anni (-18%). Nel 2020 si è invertita la tendenza, registrando un aumento del +4,9% (+26 mila unità). Nel 2021 il numero si è mantenuto sostanzialmente invariato.
Le donne italiane sono invece in crescita progressiva dal 2012. Complessivamente, in nove anni il numero è passato da 180 mila a 263 mila (+46%).

Tra gli uomini, invece, gli italiani sono raddoppiati dal 2012 al 2021, passando da 13 mila a 25 mila, seguendo di fatto la tendenza delle donne italiane. Gli uomini stranieri hanno invece registrato un netto calo tra il 2012 e il 2014 (-40% in soli due anni) e poi proseguito il calo fino al 2019, anche se con ritmi meno intensi (-32% tra il 2014 e il 2019). Nel 2020 e nel 2021, invece, gli uomini stranieri sono la categoria che ha registrato l’aumento maggiore (+62%), evidentemente trainati dalla procedura di regolarizzazione.
Le caratteristiche delle procedure di emersione, infatti, fanno sì che siano gli uomini stranieri a presentare più domande. Ciò è dovuto al fatto che, limitando fortemente i settori ammissibili (nel 2020 agricoltura e lavoro domestico), questi rappresentano una sorta di “porta d’ingresso” anche per altri lavoratori. Per cui si ha il paradosso che, pur in un settore a forte componente femminile, si abbiano più domande di regolarizzazione da parte di uomini.



Gli effetti della procedura di emersione si evidenziano anche osservando i dati per singola nazionalità.
Gli stranieri che hanno beneficiato della regolarizzazione sono circa 94 mila, pari al 14% del totale 2021.
Bisogna peraltro tenere presente che i dati sulle emersioni sono ancora provvisori, dato che a marzo 2022 era stato esaminato appena il 50% delle istanze (dati Ero straniero).
La regolarizzazione, in particolare, ha un impatto superiore al 50% su diverse comunità quali Bangladesh (69%), Pakistan (71%), Cina (75%) ed Egitto (68%). Paradossalmente, l’impatto della regolarizzazione è molto basso per le nazionalità tradizionalmente più impiegate nel lavoro domestico (Ucraina, Filippine, Moldavia. Naturalmente dalla procedura è esclusa la Romania, in quanto Paese Ue).
Il primo Paese per presenza nel settore è la Romania che, con 145 mila lavoratori domestici, rappresenta il 21,6% sul totale stranieri. Seguono Ucraina (14,1% degli stranieri) e Filippine (10,1%). Considerando anche la Moldavia, le prime quattro nazionalità rappresentano oltre la metà degli stranieri nel settore. La componente femminile, mediamente all’84,9%, supera il 90% tra le nazionalità dell’Est Europa, mentre è molto più bassa tra le comunità dell’Asia meridionale (Sri Lanka, India, Bangladesh).



Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA,la presenza straniera è storicamente molto importante nel settore domestico. La regolarizzazione avviata nel 2020 ha rappresentato un’opportunità per le famiglie per mettere in sicurezza se stesse e i propri lavoratori, ma ha anche evidenziato le criticità del sistema attuale e del meccanismo stesso delle “sanatorie”. Per superare queste criticità in modo strutturale, la piattaforma delle parti sociali ha proposto nel 2020 l’introduzione di quote annuali d’ingresso per lavoro domestico, superando la logica dell’emersione.



Redazione DOMINA
14/07/2022

 

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