Lavoratori domestici più esposti al Covid ma meno tutelati

Stima del costo della malattia per le famiglie italiane, in assenza della copertura INPS

I lavoratori domestici, pur essendo lavoratori dipendenti, non sono coperti dall’INPS in caso di malattia: l’indennità di malattia è a carico dei datori di lavoro domestico e limitata ad un massimo di 15 giorni.
Si tratta peraltro di una categoria molto esposta alla pandemia di Covid-19, considerando il contatto diretto con anziani e persone fragili.
Partendo dai giorni medi di malattia dei lavoratori domestici e degli altri lavoratori dipendenti, l’Osservatorio DOMINA stima quanto costerebbe all’INPS farsi carico anche della malattia dei domestici (regolari). Questi i risultati dello studio, contenuto nel III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, che verrà presentato il prossimo 14 gennaio al Senato.

Il lavoro domestico durante la pandemia
Nei primi 10 mesi del 2021 le denunce di infortunio sul lavoro segnalate all’INAIL per infezione da Covid-19 sono state 183.147 e nel 65% dei casi hanno riguardato il settore della sanità e dell’assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili).
In questo settore si collocano perfettamente anche gli assistenti alle persone (badanti) ed in molti casi anche i collaboratori domestici (colf) che, nel lavoro di cura della casa, vivono a contatto con gli anziani. Viste le peculiarità del settore e le caratteristiche delle persone assistite, è evidente che i lavoratori domestici siano stati particolarmente esposti alla pandemia di Covid 19.

La banca dati DOMINA, basata su un campione di 17 mila rapporti di lavoro, testimonia questo impatto. Se fino al 2019 mediamente i giorni di malattia erano 11, nel 2020 sono saliti a 16.
Tuttavia, nel lavoro domestico non è l’INPS a pagare l’indennità di malattia. Il diritto all’indennità di malattia, per quel che riguarda i lavoratori dipendenti a carico INPS decorre dal quarto giorno (i primi tre giorni sono di “carenza” e se previsto dal contratto di lavoro verranno indennizzati a totale carico dell’azienda). Anche i lavoratori domestici rientrano nella categoria dei lavoratori dipendenti, ma la loro copertura in caso di malattia è molto diversa. Se il lavoratore domestico si assenta dal lavoro per malattia, l'INPS non paga alcuna indennità. È il datore di lavoro a pagare l’indennità di malattia (indennità che arriva al massimo a 15 giorni)[1]. Questo limite temporale, pensato per non pesare troppo sulle famiglie che non potrebbero sostenere il costo di una malattia prolungata, fa sì che molti lavoratori non hanno diritto ad un trattamento economico in caso di malattia, peraltro sancito dall’art. 38 della Costituzione.



La malattia degli “altri” lavoratori dipendenti

Grazie ad una fornitura personalizzata INPS, è stato possibile analizzare i dati relativi alla malattia dei dipendenti privati in settori diversi da quello del lavoro domestico. In queste analisi vengono considerati i lavoratori dipendenti con almeno una malattia iniziata nell’anno e le relative giornate di malattia. Il confronto con il 2019 evidenzia un incremento dei dipendenti che hanno effettuato almeno un giorno di malattia e l’aumento anche dei giorni di malattia effettuati. Anche in questi casi si evidenzia l’impatto del Covid.
I dati INPS ci consentono di esaminare anche l’incidenza della malattia nei lavoratori dipendenti di altri settori per classi di reddito. L’incidenza dei lavoratori che effettuano malattia nelle prime classi di reddito è molto bassa: probabilmente si tratta di persone che hanno lavorato per brevi periodi e quindi con minori possibilità di ammalarsi durante il periodo di lavoro. Dall’analisi dei giorni di malattia, i pochi che hanno dichiarato giorni di malattia hanno effettuato malattie più lunghe rispetto la media. Le classi centrali (dai 15 mila ai 30 mila euro), hanno la più alta incidenza di malati, ma i giorni di malattia tendono a decrescere.
Da questa analisi sembra che la classe di reddito di appartenenza, che a sua volta deriva dalla durata del contratto, influenzi la probabilità usufruire della copertura assistenziale legata alla malattia.
Non sembrano essere invece determinanti il genere e la cittadinanza dei lavoratori: l’incidenza della malattia è infatti simile tra uomini e donne e tra italiani e stranieri.
Significativa invece la qualifica professionale: gli operai tendono ad ammalarsi più degli altri dipendenti, evidentemente a causa di una maggiore esposizione al rischio rispetto agli occupati del terziario.
 



Stima della malattia attuale dei lavoratori domestici
I dati relativi agli altri settori consentono di fare delle ipotesi per calcolare il costo dell’estensione della malattia anche ai lavoratori domestici. Essendo la malattia dei domestici pagata dai datori di lavoro domestico, non esistono dati ufficiali relativi ai giorni di malattia ed al costo della loro malattia. Grazie ai dati INPS abbiamo potuto evidenziare che la malattia dipende in modo indiretto dal reddito dichiarato. Per riuscire a stimare quanto possa essere elevata la platea di beneficiari, ipotizziamo che l’incidenza della malattia sia uguale a quella dei dipendenti privati nei settori diversi da quello domestico per classe di reddito.
Considerando i 921 mila lavoratori domestici regolari, nel 2020 arriviamo a 220 mila possibili “malati” nel lavoro domestico.
Dai dati DOMINA 2019 (anno senza pandemia) i giorni medi di malattia erano 11. Considerato che la banca dati DOMINA si riferisce ad un campione di lavoratori domestici, è probabilmente che i lavoratori più precari siano sottostimati. È probabilmente più corretto considerare come valore intermedio un’anzianità dai 6 ai 12 mesi (vedi nota metodologica). Analizziamo, quindi il costo della malattia nell’ipotesi di 10 giorni di indennizzo e della paga base di un lavoratore CS (assistente a persone non autosufficienti). L’INPS riesce a fornirci gli importi relativi alle retribuzioni ed in base alle indennità attuali possiamo calcolare il costo giornaliero di indennità e stimare il costo che le famiglie dovrebbero sostenere per i 220 mila domestici in malattia. La stima di questo costo è pari a 71,7 milioni di euro.


Stima del costo dell’estensione della copertura INPS al lavoro domestico

La nuova proposta, inclusa nella piattaforma programmatica delle parti sociali presentata al Governo nel 2021, prevede che l’INPS paghi anche ai lavoratori domestici il 50% dell’indennità dal 4^ al 20^ giorno di malattia ed il 67% nei giorni successivi fino al 180^ giorno. I primi tre giorni dovrebbero essere gestiti dai datori di lavoro domestico ed in base all’attuale CCNL del lavoro domestico l’indennizzo è pari al 50% della retribuzione globale di fatto.
Considerando l’ipotesi di 10 giorni di malattia per un lavoratore CS (assistente a persone non autosufficienti). Il costo che l’INPS dovrebbe sostenere per i 220 mila domestici in malattia è di soli 30 milioni il 41% del costo che attualmente sostengono le famiglie datori di lavoro domestico. La differenza è dovuta ai diversi importi di indennità di malattia che attualmente sostengono le famiglie datoriali rispetto a quelli dell’INPS. L’INPS ai dipendenti degli altri settori economici concede il 50% della retribuzione dal 4° al 20° esimo giorno, mentre le famiglie datori di lavoro il 100%. Bisogna precisare che da questo conteggio rimangono esclusi i costi a carico delle famiglie datori di lavoro domestico, ovvero i primi tre giorni di malattia. Ma se ipotizziamo che l’indennizzo dei primi tre giorni sia lo stesso che attualmente prevede il CCNL del lavoro domestico (pari al 50% della retribuzione ordinaria), le famiglie spenderebbero 12,6 milioni di euro.



Una delle criticità che si potrebbe individuare da questa proposta sono i giorni di malattia, forse troppo bassi rispetto ai dipendenti degli altri settori. Per questo abbiamo quantificato il costo anche nel caso di 16 giorni, ovvero i giorni medi di malattia dei domestici nel 2020. Consideriamo il dato come un’ipotesi di massima, visto che i giorni medi indennizzati nel 2019 (anno primo della pandemia) per i dipendenti privati degli altri settori economici erano solo 14. In questo caso il costo per l’INPS sarebbe di 54,8 milioni di euro, a cui si dovrebbero aggiungere il costo delle famiglie per i primi tre giorni di malattia (12,6 milioni di euro). Con questa proposta i lavoratori domestici hanno gli stessi diritti degli altri dipendenti privati in caso di malattia. Viene garantito anche ai lavoratori domestici con gravi malattie la possibilità di curarsi senza dover sostenere problematiche economiche.
Per dare un’idea di come cambierebbe la situazione con questa proposta, analizziamo il caso di un lavoratore TIPO, ovvero di un lavoratore CS (assistenza a persona non autosufficiente, non formato) con convivenza, che lavora 54 ore a settimana, con un’anzianità di 2 anni. Ipotizziamo tre situazioni: la prima con un periodo di malattia pari a 10 giorni, la seconda con un’assenza pari a 16 giorni e l’ultima che analizza il periodo massimo di malattia, ovvero 180 giorni. L’indennità ATTUALE di malattia per il lavoro domestico, prevede che nel primo caso i giorni indennizzati siano 10, mentre nel secondo e terzo caso 15 giorni (periodo massimo consentito nel lavoro domestico). Il costo della malattia del dipendente domestico è attualmente a carico solo della famiglia datrice di lavoro domestico ed ammonterebbe a circa 339 € di retribuzione lorda e 66€ di contributi previdenziali nel caso di 10 giorni (totale 405 €). Mentre negli altri due casi a 538 € di retribuzione lorda e a 100 € di costi previdenziali (totale 638 €). L’INPS per tutti i periodi non



Con la nuova proposta il costo della malattia verrebbe ripartito tra INPS e famiglie datori di lavoro domestico. I datori di lavoro indennizzerebbero i primi tre giorni in base al CCNL del lavoro domestico, che prevede un indennizzo del 50% della retribuzione (in questo caso 60 € e 20 € di contributi previdenziali) e l’INPS indennizzerebbe tutti i restanti altri giorni (7 giorni nel primo caso, 13 giorni nel secondo caso e 177 giorni nell’ultima simulazione) con un’indennità del 50% della retribuzione nei primi 17 giorni che poi passa al 67% nei restanti 160 giorni. In questo modo il costo della malattia sarebbe sostenuto sia dai datori di lavoro che dall’INPS.
Il lavoratore riceverebbe un importo minore per periodi di malattia brevi, in quanto l’indennità dell’INPS è attualmente più bassa di quella prevista dal CCNL del lavoro domestico, ma gli sarebbe garantito un maggior numero di giorni d’indennizzo (180 giorni al posto dei 15 giorni massimi previsti per il lavoro domestico) indipendentemente dall’anzianità del lavoratore, equiparandolo a livello di diritti durante la malattia ai dipendenti degli altri settori. Lo si evidenzia nell’ultima simulazione (figura 2.5) nel caso di una malattia di 180 giorni il lavoratore domestico passa da un importo netto di 518 € (indennità attuale) ai 4.880 € della nuova proposta.

Rappresentazione per competenza in quanto le famiglie non sono sostituto di imposta e non versano l’Irpef ed il lavoratore per avere il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) deve presentare la dichiarazione dei redditi.
*In questo caso si tratta di un’ipotesi di massima, in quanto in sede di conguaglio verrà ricalcolata l'IRPEF e trattamento integrativo (ex bonus Renzi). Importi che essendo molto simili tendono a dare lo stesso risultato riportato nella figura.
 **Nell’importo è inserito il trattamento integrativo ed i contributi previdenziali dell'Inps sono calcolati solo a livello di mancati introito, mentre non sono calcolati i contributi figurativi.
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS



Redazione DOMINA
08/12/2021

[1] Per la precisione, il datore di lavoro è tenuto a pagare i primi 3 giorni di malattia nella misura del 50% della retribuzione, e le successive giornate lavorative nella misura del 100% della retribuzione, sino a un massimo di:
8 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi;
10 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
15 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni
 

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