Lavoro domestico e malattia: 90 milioni di euro l’anno a carico delle famiglie.
Ogni anno le famiglie italiane spendono quasi 90 milioni di euro per coprire le assenze per malattia dei lavoratori domestici[1]. A differenza degli altri dipendenti, infatti, la tutela in caso di malattia non è garantita dall’INPS, ma ricade interamente sul datore di lavoro privato.
Secondo i dati DOMINA, nel 2024 la malattia ha rappresentato il 10,4% delle assenze, subito dopo le ferie. Si conferma così come una delle principali cause di assenza dal lavoro domestico.
Lavoratori domestici per tipologia di assenza
2024

Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa su dati DOMINA
L’analisi dei giorni medi di assenza tra il 2008 e il 2024 mostra un andamento stabile con un picco anomalo nel 2020, in piena emergenza sanitaria da Covid-19, quando i giorni indennizzati dalle famiglie hanno raggiunto una media di 16 per lavoratore. In quello stesso anno si è registrato anche un aumento della percentuale di lavoratori domestici con problemi sanitari.
[1] Per la precisione, il datore di lavoro è tenuto a pagare i primi 3 giorni di malattia nella misura del 50% della retribuzione, e le successive giornate lavorative nella misura del 100% della retribuzione, sino a un massimo di: 8 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi; 10 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni; 15 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni.
Negli ultimi anni, la situazione si è in parte normalizzata, ma i numeri restano significativi: nel 2024 la media è stata di 11 giorni di malattia per lavoratore.
Lavoratori domestici giorni medi di assenza.
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa su dati DOMINA
Grazie a una fornitura personalizzata INPS, è stato possibile confrontare il fenomeno della malattia tra i lavoratori domestici e gli altri dipendenti del settore privato. L’analisi considera i lavoratori con almeno un episodio di malattia nell’anno e i relativi giorni di assenza.
Interessante il confronto per classi di reddito: nelle fasce più basse di reddito l’incidenza della malattia è molto contenuta, probabilmente per la presenza di contratti brevi che riducono la possibilità di assentarsi per malattia. Tuttavia, chi si ammala in queste classi tende ad avere assenze più lunghe della media.
Le classi centrali di reddito (15-30 mila euro annui) mostrano la più alta incidenza di malattia, ma con un numero medio di giorni più bassi. Mediamente ogni anno il 32,6% dei dipendenti ha presentato almeno un certificato di malattia, per un numero medio di giorni pari a 16.
Grazie ai dati INPS è stato possibile evidenziare come l’incidenza della malattia tra i lavoratori dipendenti sia indirettamente legata al reddito dichiarato e come nelle fasce con contratti più stabili, la probabilità di usufruire della tutela cresce. Applicando questa dinamica al settore domestico, ovvero ipotizzando cioè un’incidenza simile a quella degli altri lavoratori dipendenti per classe di reddito, si stima che nel 2024 circa 212 mila lavoratori domestici regolari (su 817 mila totali) abbiano potuto beneficiare della copertura per malattia.
In base ai dati retributivi INPS e agli attuali livelli di indennità, il costo medio complessivo stimato a carico delle famiglie per coprire queste assenze ammonta a 89,7 milioni di euro l’anno. Una cifra significativa, che evidenzia ancora una volta la necessità di rivedere le tutele per il lavoro domestico, oggi interamente sostenute dai datori di lavoro privati.
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Oggi le famiglie datrici di lavoro si fanno carico anche dei costi legati alla malattia dei propri collaboratori domestici, sostenendo una spesa complessiva che arriva quasi a 90 milioni di euro l’anno. Si tratta solo di una parte delle numerose responsabilità economiche e organizzative che gravano su chi, ogni giorno, garantisce assistenza e dignità a persone fragili e non autosufficienti. È essenziale che le istituzioni sostengano le famiglie datoriali nel tutelare il lavoro di cura”.
