Lavoro domestico informale in calo, ma ancora sopra il 48%. Quasi 800 mila lavoratrici e lavoratori da regolarizzare, con potenziale impatto sociale, economico e fiscale. Le motivazioni dell’informalità secondo l’indagine DOMINA rivolta a famiglie e lavoratori.
La stima del lavoro domestico informale parte inevitabilmente dalla constatazione che, per definizione, il lavoro informale è difficilmente misurabile. L’ISTAT fornisce il “tasso di irregolarità”, ovvero il “rapporto percentuale tra le unità di lavoro irregolari e le unità di lavoro totali”. L’ultimo dato disponibile, pubblicato nel mese di settembre 2025, vede una media per l’Italia del 10,0% e un valore per il lavoro domestico molto più alta, pari al 48,8%[1]. Per dare l’idea della dimensione del fenomeno, basti pensare che l’agricoltura presenta un tasso di irregolarità del 20,8%. Nettamente sotto la media, invece, la manifattura (4,8%), dove la dimensione delle imprese, i luoghi e l’organizzazione del lavoro rendono più difficile l’irregolarità.
Applicando il tasso di irregolarità (2023) ai dati INPS 2024 su lavoratori e datori di lavoro domestico, è possibile stimare la componente irregolare e, di conseguenza, il numero di complessivo di persone coinvolte nel lavoro domestico. Complessivamente, tra lavoratori e datori di lavoro, il settore conta oltre 1,7 milioni di persone censite dall’INPS. Applicando il tasso di irregolarità, il numero di persone coinvolte supera i 3,3 milioni. Negli ultimi anni, applicando il tasso di irregolarità ISTAT, il numero di persone coinvolte ha raggiunto i livelli massimi nel 2021, con oltre 3,7 milioni.
Nonostante un trend in diminuzione[2], conseguenza anche delle iniziative di informazione e sensibilizzazione condotte da istituzioni e parti sociali, il tasso di irregolarità nel lavoro domestico è storicamente molto elevato.
Tasso di irregolarità per settore (2023)
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati ISTAT
[1] Il dato ISTAT considera la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98).
[2] Il tasso di irregolarità è incluso nei Conti Economici Nazionali, il cui aggiornamento è stato pubblicato dall’ISTAT il 22.09.2025. Secondo l’ISTAT, i dati sono frutto alle “stime relative alla revisione generale dei Conti Economici Nazionali, concordata in sede europea, che introduce innovazioni e miglioramenti di metodi e di fonti. Le serie storiche ricostruite dal 1995 sono rese disponibili sulla banca dati IstatData”.
Stima lavoratori e datori di lavoro domestico, 2023
| Lavoratori domestici | Datori di lavoro | Totale settore | |
| Componente REGOLARE | 817.403 | 902.083 | 1.719.486 |
| Componente IRREGOLARE | 779.087 | 859.798 | 1.638.885 |
| STIMA Totale | 1.596.490 | 1.761.881 | 3.358.371 |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
Oltre al tasso di irregolarità fornito dall’ISTAT, esistono poche altre stime attendibili relative al settore. Per far fronte a questa carenza di informazioni, l’Osservatorio DOMINA, già nel 2022 aveva realizzato con il supporto tecnico dell’Ufficio dell’OIL per l’Italia e San Marino un’indagine a campione rivolta alle famiglie datori di lavoro domestico e a lavoratori e lavoratrici del settore, con l’obiettivo di osservare aspetti qualitativi e comportamentali legati alla diffusione e alla percezione del fenomeno. Vista l’innovatività e l’originalità di questo strumento, l’Osservatorio DOMINA ha deciso di ripetere l’indagine anche nel 2025, ancora una volta con il supporto tecnico dell’Ufficio dell’OIL per l’Italia e San Marino. Si tratta, ad oggi, di un’iniziativa unica in Italia, che si occupa di far luce sulle ragioni dell’informalità nel lavoro domestico, coinvolgendo sia la parte datoriale che le persone che lavorano, facendo emergere al contempo anche le proposte di intervento da parte dei diretti interessati.
In definitiva, l’indagine raccoglie informazioni importanti per analizzare le ragioni che spingono lavoratrici/tori e famiglie a ricorrere al lavoro domestico informale in Italia e per identificare le politiche e misure di supporto alla formalizzazione del rapporto di lavoro. Essa rivela ancora una volta che tali ragioni sono collegate a fattori sociali, economici, normativi e istituzionali. Sebbene la percezione delle ragioni dell’informalità vari a seconda della categoria di appartenenza degli intervistate/i, si possono osservare delle tendenze comuni riguardo le ragioni identificate da famiglie e lavoratrici/tori. Ad esempio, entrambe le categorie assegnano la percezione media più elevata alla mancanza di controlli[3].
Tra gli indicatori che possono far intendere la presenza di irregolarità vi sono, ad esempio, la mancanza di un contratto scritto, il pagamento del salario senza strumenti tracciabili o l’assenza della busta paga. Pur non trattandosi di elementi obbligatori per legge, questi strumenti rappresentano una garanzia per entrambe le parti. Ad esempio, seppur non previsto dalla legge, il CCNL del settore chiede di redigere una busta paga e di lasciarne una copia al lavoratore. La busta paga, peraltro, per il datore di lavoro domestico è uno dei pochi elementi probatori in caso di vertenza.
Il contratto scritto è presente nella maggior parte dei casi: 84,7% nella rilevazione rivolta ai datori e 61,9% nella rilevazione rivolta ai lavoratori. Anche in questo caso, va precisata l’importanza della rete DOMINA nella diffusione e raccolta dei questionari. Nel 2022 si erano registrati risultati simili tra i datori di lavoro (82,7%) e più elevati tra i lavoratori (75,9%). Va pertanto sottolineato come, nel campione di lavoratori domestici coinvolti, quasi il 40% abbia un rapporto di lavoro basato su un accordo verbale.
Per quanto riguarda il pagamento del salario, nella rilevazione rivolta ai datori di lavoro la componente regolata tramite bonifico raggiunge il 78,5%, mentre scende al 57,2% nella rilevazione rivolta ai lavoratori. Tra che riceve il salario in contanti vi è comunque una quota che prevede una ricevuta firmata dal lavoratore. La componente senza alcun tracciamento è invece il 12,3% nella rilevazione rivolta ai datori e al 25,6% (oltre uno su quattro) in quella dei lavoratori.
Significativa anche la percentuale di rapporti di lavoro in cui il lavoratore non riceve busta paga o la riceve saltuariamente: 15,3% nella rilevazione ai datori e 31,1% in quella ai lavoratori. Questa discrepanza tra le due rilevazioni, già evidenziata nel 2022, porta ad una prima valutazione sulla percezione del lavoro informale. Sempre sottolineando che i due campioni non si riferiscono agli stessi rapporti di lavoro, si può avanzare l’ipotesi per cu la busta paga sia vista come garanzia soprattutto dai lavoratori, mentre per i datori di lavoro si tratta prevalentemente di un’incombenza amministrativa. In questo può incidere anche la conoscenza di certi aspetti e adempimenti, che spesso manca alle famiglie datoriali.
[3] Il numero delle ispezioni effettuate nel 2021 nel settore del lavoro domestico corrispondeva allo 0,065 (o un totale di 674 ispezioni in materia di lavoro, legislazione sociale e salute e sicurezza) rispetto a oltre un milione di datori/trici di lavoro domestico censiti lo stesso anno. Vedasi Ispettorato nazionale del lavoro, Relazione sull’attività svolta dall’Ispettorato nazionale del lavoro anno 2021, Tabella 14, pagina 16, Roma, 2022.
Modalità di regolamentazione del rapporto di lavoro
QUESTIONARIO DATORI QUESTIONARIO LAVORATRICI/LAVORATORI
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa
Modalità di pagamento del salario
(azzurro) QUESTIONARIO DATORI (verde) QUESTIONARIO LAVORATRICI/LAVORATORI
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa
Alcune differenze significative tra le due rilevazioni (famiglie e lavoratori) si registrano invece per quanto riguarda il pagamento delle ore di lavoro straordinario, come peraltro già riscontrato nel 2022. Se, nella rilevazione rivolta ai datori di lavoro, quasi 8 lavoratori su 10 ricevono le ore di straordinario in busta paga (78,4%), nella rilevazione rivolta ai lavoratori tale quota è più che dimezzata (31,0%). Quasi la metà dei lavoratori, invece, dichiara di ricevere il pagamento degli straordinari fuori busta paga, ovvero in contanti e senza tracciamento (46,3%). Una componente non trascurabile (oltre il 6% in entrambe le rilevazioni) dichiara di ricevere una “compensazione” delle ore di lavoro straordinario, ovvero la riduzione delle ore di permesso retribuite. Infine, oltre il 16% dei lavoratori dichiara di non ricevere nessuna retribuzione per le ore di straordinario.
Tra i datori di lavoro, i rapporti regolarmente dichiarati sono l’86,1%, in linea con la rilevazione del 2022 (83,2%). La percezione dei lavoratori è invece decisamente più bassa (61,5%), in questo caso con valori ancora inferiori rispetto alla rilevazione del 2022 (71,0%). Naturalmente, in questo caso, essendo un’incombenza a carico del datore di lavoro, è possibile che il lavoratore non ne sia al corrente (per questo, tra i lavoratori, è presente anche la modalità di risposta “non so”) o che il dato venga sottostimato. Nel complesso, la percentuale di rapporti regolari è piuttosto elevata, specie se confrontata con il tasso ufficiale di irregolarità del settore che, come già osservato, si avvicina al 50%. Questa sotto-rappresentazione del lavoro informale nel campione analizzato rispetto ai dati ISTAT può essere motivata da diversi fattori: da un lato la paura nel dichiarare comportamenti irregolari (paura di denunce e sanzioni), e dall’altro il fatto che il campione selezionato sia in qualche modo già “sensibilizzato”, essendo composto da persone in contatto con l’associazione DOMINA o con altri soggetti firmatari del CCNL.
Rapporto di lavoro dichiarato all’INPS
Confronto indagine 2022-2025
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa
Per quanto riguarda le ragioni dell’irregolarità, nella rilevazione del 2022 era emersa come prima causa la mancanza di controlli per entrambi i campioni. Nella rilevazione attuale, invece, per i datori la causa principale sono i costi del lavoro elevati, ritenuti cruciali per il 77,8% dei rispondenti. La mancanza di controlli è comunque la seconda causa, prioritaria nel 68,0% dei casi. La terza causa, secondo i datori di lavoro, è la presenza straniera irregolare, quindi legata allo status dei lavoratori. Secondo i lavoratori domestici, invece, le cause principali sono la mancanza di controlli (73,6% dei consensi) e la considerazione del lavoro domestico da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica (35,2%). Quest’ultimo fattore si lega ad un retaggio culturale che per decenni ha relegato il lavoro domestico al rango di “lavoretto”, determinando una disparità rispetto agli altri settori.
Confrontando le risposte di questa fase del questionario (percezione generica del fenomeno) con quelle relative alla propria esperienza diretta di informalità, si può osservare una palese difformità. In particolare, tra i datori di lavoro domestico, meno del 2% di chi gestisce un rapporto di lavoro non in regola attribuisce questo fatto alla mancanza di controlli. Tra le cause – generiche – dell’informalità, invece, la mancanza di controlli è valutata con voto pari o superiore a 8 dal 68% dei rispondenti. Questa apparente contraddizione può avere diverse letture. Oltre al fatto che la percezione generale non sempre coincide con l’esperienza diretta, tra le possibili ragioni va sottolineato che la domanda sulla percezione generica è rivolta non solo a chi ha effettivamente un rapporto non in regola, ma a tutti i datori.
Percezione delle cause del lavoro informale nel settore domestico (percezione generica del fenomeno)
(per ciascuna causa indicata è riportata la % di voti superiori o uguali a 8.
Risposta multipla: totale diverso da 100)
QUESTIONARIO DATORI DI LAVORO
QUESTIONARIO LAVORATRICI/LAVORATORI
Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “il lavoro domestico è ancora il settore con il più alto tasso di irregolarità in Italia (48,8%). Nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, anche grazie al lavoro delle parti sociali e delle associazioni datoriali, il fenomeno rimane vasto. Le principali ragioni risiedono nella burocrazia e nei costi del lavoro, ma l’irregolarità produce rischi per tutti gli attori coinvolti. La regolarizzazione, possibile grazie a strumenti di sostegno alle famiglie, porterebbe sicurezza sociale, stabilità e gettito fiscale.





