Lavoro domestico, l'impegno delle famiglie consente allo Stato di risparmiare sul welfare

10,1 miliardi risparmiati

In attesa della riforma sulla non autosufficienza, il cui iter è partito e dovrebbe concludersi entro gennaio 2024, sono oggi le famiglie il principale attore del welfare, gestendo “in casa” il settore della cura e dell’assistenza.
Secondo i dati INPS, la spesa delle famiglie italiane per il lavoro domestico è in progressiva crescita dal 2017. Considerando solo la componente regolare, possiamo considerare la somma tra retribuzione dei lavoratori domestici, TFR e contributi versati. Nel 2021 il valore complessivo ha superato gli 8 miliardi di euro, in crescita del’8,4% rispetto all’anno precedente.

Osservando la classe di retribuzione annua, si evidenzia un divario tra colf e badanti, dovuto principalmente alle diverse ore lavorate. Se, mediamente, circa il 41% delle badanti percepisce meno di 6 mila euro annui, questo valore sale al 53% tra le colf. Al contrario, le badanti con un reddito superiore ai 12 mila euro annui sono il 23%, contro il 9,6% delle colf.
Considerando il tasso di irregolarità al 52,3% fornito dall’ISTAT, è possibile stimare la componente irregolare, sia per quanto riguarda il numero di lavoratori che per la spesa delle famiglie. In questo modo, si ottiene il numero complessivo di lavoratori domestici, pari a 2 milioni, mentre la spesa delle famiglie sale a 15,1 miliardi.



La spesa delle famiglie ha un impatto sui conti pubblici nazionali. In primo luogo, si traduce in 17,6 miliardi di PIL, pari all’1,1% del totale. I dati ISTAT evidenziano un calo (-4,4%) del PIL prodotto nel settore tra il 2019 e il 2020 inferiore rispetto al calo del PIL complessivo (-7,0%). D’altro canto, la ripresa del 2021 (+2,3%) è stata meno intensa rispetto alla media di tutti i settori (+6,2%).
A livello regionale, Lombardia e Lazio rappresentano da sole oltre un terzo della ricchezza prodotta nel settore. Rispetto al PIL di ciascuna regione, l’impatto del lavoro domestico è più alto in Umbria e Sardegna (1,5%), seguite da Lazio e Liguria (1,4%).



Oltre al contributo al PIL, vi sono altri benefici dati dalla spesa delle famiglie. Va ricordato, infatti, che nel modello di welfare “mediterraneo” i servizi di assistenza e cura sono in larga parte demandati alle famiglie, alleggerendo il carico in capo alle strutture pubbliche.
Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2021 la spesa assistenziale di lungo periodo (Long Term Care) destinata alla popolazione over 65 ammonti a 24,4 miliardi di euro, pari al 74,1% del totale (33,0 miliardi).
In questo contesto, possiamo affermare che il sistema assistenziale è tenuto in piedi grazie agli 8 miliardi spesi dalle famiglie per la gestione delle badanti (inclusa la componente irregolare).
Senza la spesa delle famiglie, che garantisce la possibilità dell’assistenza a domicilio, lo Stato dovrebbe spendere circa 20,8 miliardi in più per la gestione in struttura di quasi un milione di anziani (media pro-capite 22 mila euro annui, calcolati nel Rapporto DOMINA 2020).
Anche azzerando completamente l’indennità di accompagnamento, che oggi va a sostegno dell’assistenza a domicilio, la spesa pubblica salirebbe a 34,5 miliardi. Possiamo quindi affermare che, grazie all’onere delle famiglie, nel 2021 lo Stato ha risparmiato 10,1 miliardi di euro, pari allo 0,6% del PIL.



Commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA: Le famiglie italiane sono ormai un importante attore di welfare. Secondo i dati ufficiali dell’INPS e dell’ISTAT, la spesa delle famiglie per il lavoro domestico è pari a oltre 8 miliardi di euro per la sola componente formale. A questi vanno aggiunti altri 7 miliardi spesi per la retribuzione dei lavoratori domestici informali (che oggi sono il 52% del totale). Le famiglie, dunque, spendono 15,1 miliardi di euro per il lavoro domestico, di cui 8 miliardi per la sola assistenza agli anziani (badanti). Senza questo impegno, lo Stato dovrebbe farsi carico della cura di quegli anziani che oggi, invece, vivono nella propria casa. In questo scenario, la spesa pubblica per l’assistenza aumenterebbe di 10,1 miliardi rispetto ai valori attuali.
Ecco, quindi, perché è importante la Riforma sulla non autosufficienza che, secondo l’iter previsto dal PNRR, dovrebbe concretizzarsi con i Decreti Delegati entro gennaio 2024.
Uno dei capisaldi della riforma è l’articolo 4, che prevede l’attuazione di uno o più decreti legislativi finalizzati a riordinare, semplificare, coordinare – per rendere più efficaci – attività di assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria per le persone anziane non autosufficienti.




Redazione DOMINA
03/06/2023

 

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