Lavoro domestico: la regolarizzazione vale 2,5 miliardi di entrate per lo Stato

Le stime dell’Osservatorio DOMINA su dati INPS

Lavoro domestico: la regolarizzazione vale 2,5 miliardi di entrate per lo Stato.

Il mercato del lavoro domestico in Italia è un settore vitale per il welfare delle famiglie, ma profondamente segnato dall’irregolarità. Mentre il tasso di irregolarità totale ISTAT si attesta intorno al 10%, nel comparto domestico la cifra schizza al 48,8%[1]. Questa fragilità strutturale non solo priva i lavoratori di tutele, ma sottrae alle casse dello Stato risorse miliardarie.

L’Osservatorio DOMINA stima come lo Stato riesca a registrare attualmente 1,3 miliardi di entrate fiscali, mentre con l’emersione del lavoro irregolare questo valore aumentarebbe a 2,5 miliardi di euro.

L’elevata incidenza del lavoro sommerso nel settore domestico non è solo una scelta economica, ma la conseguenza di una fragilità strutturale: a differenza di un’impresa, la famiglia che assume una badante risponde a un bisogno di cura urgente e privo di ritorni economici diretti. Senza un supporto pubblico strutturato, i costi diventano spesso insostenibili, spingendo molti a rifugiarsi in un’irregolarità percepita come più “gestibile” ma densa di rischi legali, specialmente al momento della cessazione del rapporto. Introdurre incentivi mirati per la regolarizzazione permetterebbe invece di trasformare questo comparto in una risorsa sicura e qualificata, capace di generare un gettito fiscale e contributivo fondamentale per i servizi della collettività. Per riuscire a quantificare l’impatto fiscale sia reale che potenziale del lavoro domestico, analizziamo i dati INPS sul lavoro domestico relativi al 2024.

Stima della componente irregolare. 2024

Componente REGOLARE Componente IRREGOLARE Totale Lavoratori
Totale Lavoratori
Badanti 413.161 393.794 806.955
Colf 404.242 385.293 789.535
Totale 817.403 779.087 1.596.490

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

[1] In questo caso si considera la voce T che comprende attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico (Ateco T97) e produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze (Ateco T98). Per quanto riguarda gli occupati, la voce T97 (lavoro domestico in senso stretto) incide per il 98,1% sul totale T. http://dati.ISTAT.it/OECDStat_Metadata/ShowMetadata.ashx?Dataset=DCCN_OCCNSEC2010&ShowOnWeb=true&Lang=it

 

Nel 2024 il panorama del lavoro domestico in Italia ha raggiunto una svolta storica con 817 mila occupati regolari e il sorpasso, per la prima volta, delle badanti sulle colf, a testimonianza di un bisogno di assistenza sempre più marcato dovuto all’invecchiamento demografico.

Tuttavia, i dati ISTAT rivelano un’area grigia imponente caratterizzata da un tasso di irregolarità del 48,8%, che si traduce in circa 779 mila lavoratori privi di contratto o di permesso di soggiorno. Questa vasta sacca di sommerso rappresenta un costo occulto per lo Stato, privandolo di risorse che potrebbero essere generate applicando le retribuzioni medie del settore regolare alla componente invisibile.

Mentre l’impatto reale del lavoro dichiarato garantisce già 1,3 miliardi di euro tra contributi e Irpef[2], l’emersione del lavoro irregolare sprigionerebbe un potenziale fiscale enorme, capace di raddoppiare il contributo economico del settore a beneficio dell’intera collettività.

Stima dell’impatto FISCALE reale e potenziale dei lavoratori. 2024

  LAVORATORI DOMESTICI STIMA IRPEF E ADDIZIONALI LOCALI Contributi assistenziali e previdenziali ENTRATE FISCALI TOTALI al netto degli effetti indiretti
IMPATTO REALE (lavoratori domestici regolari) 817 mila 449 MLN € 1.187 MLN € 1.305 MLN €
IMPATTO POTENZIALE (lavoratori domestici irregolari) 779 mila 391 MLN € 1.131 MLN € 1.242 MLN €

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

L’analisi dell’impatto fiscale potenziale si basa sul calcolo del reddito medio per ogni classe di lavoratore, moltiplicato per la numerosità della componente irregolare. Questa proiezione indica che la regolarizzazione genererebbe 391 milioni di euro di IRPEF e addizionali locali, a cui si sommano 1.131 milioni di contributi previdenziali, per un gettito lordo di 1.522 milioni di euro.

[2] IRPEF: Applicate aliquote e scaglioni vigenti per anno 2024 (art 1 c1 D.Lgs 30/12/2023 n 216). Detrazioni IRPEF: Applicata la maggiorazione prevista dal c2 art 1 D.Lgs 30/12/2023 n 216). Trattamento integrativo: calcolato applicando regole previste dal c3 srt 1 D.Lga 30/12/2023 n 216

 

Al netto dei 280 milioni che lo Stato dovrebbe restituire sotto forma di bonus e deduzioni fiscali ai datori di lavoro, il saldo netto delle entrate rimarrebbe comunque di 1.242 milioni di euro. Sommando questa cifra all’impatto reale già esistente, le entrate complessive per lo Stato raggiungerebbero i 2,5 miliardi di euro. Un simile processo non rappresenterebbe solo un enorme beneficio economico, ma valorizzerebbe socialmente il lavoro di cura, trasformandolo in una professione riconosciuta e garantendo stabilità sia alle famiglie che ai lavoratori.

Stima dell’impatto FISCALE reale e potenziale dei lavoratori

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Il lavoro domestico non è più solo una questione privata tra famiglie e assistenti, ma un pilastro del welfare nazionale che attende un riconoscimento strutturale. Passare da un’irregolarità “di necessità” a una piena contrattualizzazione non è solo un atto di civiltà per i lavoratori, ma una scelta strategica per lo Stato. Regolarizzare il sommerso significa infatti trasformare un rischio legale per le famiglie in un volano economico da 2,5 miliardi di euro, capaci di rigenerare le risorse pubbliche e dare stabilità a chi si prende cura dei nostri cari”.

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