Lavoro domestico, perché (e come) favorire l'emersione dell'irregolarità

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Il Governo Meloni, nel Decreto Flussi 2022, ha aumentato le quote di lavoratori stranieri ammessi per il 2023 (82 mila), andando incontro alle necessità espresse dal mondo produttivo. Inoltre, nel D.L. approvato a Cutro lo scorso 9 marzo, ha introdotto il Decreto Flussi triennale e ipotizza ulteriori 100 mila ingressi per l’anno in corso. L’aumento delle quote di ingressi regolari, secondo il Governo, avrebbe un duplice obiettivo: soddisfare la richiesta di manodopera delle imprese italiane e, allo stesso tempo, rappresentare un’alternativa concreta (legale e sicura) ai “barconi”.
Non va dimenticato, però, che oggi in Italia sono presenti già almeno 500 mila stranieri irregolari. La procedura di emersione del 2020 ha consentito la regolarizzazione di oltre 200 mila stranieri, ma il livello si mantiene elevato a causa dei nuovi ingressi irregolari (richieste d’asilo respinte) e della permanenza di cittadini con Permesso scaduto (overstayers).
Considerando che il lavoro domestico è storicamente un settore particolarmente interessato al fenomeno, introdurre un meccanismo di regolarizzazione nel lavoro domestico consentirebbe di mettere in sicurezza lavoratori e famiglie datori di lavoro, generando inoltre un gettito fiscale e contributivo per lo Stato.
Vediamo dunque quale potrebbe essere l’impatto di questa misura.

Il contesto demografico
Come ampiamente documentato nei Rapporti annuali DOMINA, la situazione demografica italiana (c.d. inverno demografico) porterà nei prossimi anni un aumento della longevità e un aumento della proporzione di anziani rispetto alla popolazione complessiva. Già oggi, con oltre 14milioni di persone con almeno 65 anni, l’Italia registra la quota di anziani più alta in Europa e tra le più alte al mondo (seconda solo al Giappone).
I grandi anziani, con almeno 80 anni, superano attualmente i 4,5 milioni e la popolazione con almeno 100 anni raggiunge le 20 mila unità; tra vent’anni si prevede la presenza di quasi 2 milioni in più di grandi anziani, mentre gli ultracentenari triplicheranno, sfiorando le 60 mila unità.
È del tutto probabile che, nonostante il progressivo miglioramento delle condizioni di salute anche tra le persone più anziane, questi dati porteranno con sé un aumento nella diffusione di malattie cronico-degenerative, delle disabilità, dei bisogni di assistenza anche specializzata.
Il dossier DOMINA sul lavoro domestico in Europa ha evidenziato come il welfare mediterraneo sia caratterizzato da un ruolo significativo delle famiglie nella gestione del welfare rivolto agli anziani e ai non autosufficienti.
Le dinamiche demografiche porteranno quindi una crescente richiesta di servizi di cura e assistenza che, nel contesto italiano, si tradurrà in una maggiore domanda di lavoratori e lavoratrici direttamente alle dipendenze delle famiglie.

Stima degli stranieri irregolari
Secondo i dati INPS aggiornati al 2021, i lavoratori domestici stranieri sono 673 mila, pari al 70% del totale.
Considerando che il settore domestico registra il più alto tasso di irregolarità in Italia (51,7%, contro il 12,0% medio di tutti i settori), possiamo calcolare che gli stranieri che svolgono un lavoro domestico informale siano circa 720 mila.
Si tratta dunque di cittadini stranieri (comunitari e non) che lavorano in ambito domestico senza un regolare contratto. Per stimare i potenziali beneficiari di un’eventuale regolarizzazione, è necessario calcolare quanti di questi siano non comunitari e, soprattutto, quanti siano sprovvisti di Permesso di soggiorno regolare.

Per arrivare a questa stima, calcoliamo il rapporto tra i beneficiari delle più recenti “sanatorie” (considerando solo i lavoratori domestici) e la stima di tutti gli irregolari presenti sul territorio. Questo rapporto è stato del 43% nel 2012 e del 34% nel 2020.
Riconoscendo che il meccanismo della “sanatoria” attrae lavoratori di altri settori, possiamo ipotizzare prudenzialmente che, dei 500 mila irregolari oggi presenti in Italia, il 30% sia costituito da lavoratori domestici. Si tratta dunque di 150 mila cittadini stranieri non comunitari, senza regolare Permesso di soggiorno, già oggi impiegati nei lavori di cura e assistenza. Sono quindi numeri rilevanti, specialmente considerando che si è da poco conclusa la procedura di emersione del 2020, che ha consentito l’emersione di oltre 170 mila domestici.




Il potenziale impatto fiscale

Un’eventuale regolarizzazione di questi lavoratori, oggi impiegati senza tutele e senza garanzie, porterebbe una serie di benefici anche per le famiglie datori di lavoro e per l’Erario, sotto forma di gettito fiscale.
Consideriamo i 150 mila lavoratori domestici stimati e, mantenendo un approccio prudenziale, ipotizziamo che i loro redditi si distribuiscano solo nelle prime tre classi di reddito (0-10 mila; 10-15 mila; 15-25 mila).
Per ogni classe si è individuato il reddito medio in relazione al quale sono state calcolate l’IRPEF e le relative addizionali. Il valore medio è stato moltiplicato per la numerosità di lavoratori regolarizzati di ogni classe, ottenendo il gettito IRPEF e le addizionali IRPEF totali pari a 57,1 milioni di euro.
A queste entrate vanno aggiunte quelle derivanti dai contributi assistenziali e previdenziali, calcolati in base ai dati INPS sui contributi versati per il lavoro domestico. Arriviamo così a stimare 179,5 milioni di contributi assistenziali e previdenziali.




Sommando gettito IRPEF ed entrate contributive, possiamo stimare un gettito complessivo per le casse dello Stato pari a 236,6 milioni di euro.

A questo importo vanno però sottratti gli effetti indiretti legati alla componente deducibile IRPEF del datore di lavoro ed al trattamento integrativo per il lavoratore domestico, per cui lo Stato dovrebbe “restituire” circa 52 milioni, riducendo il saldo delle entrate fiscali totali ad 184,5 milioni di euro.
Una regolarizzazione degli stranieri sempre “aperta” per il lavoro domestico, non solo renderebbe più tutelato questo settore, ma porterebbe nelle casse pubbliche 184,5 milioni di euro.

Commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA “Il lavoro domestico è uno dei settori in cui si manifesta maggiormente l’integrazione dei lavoratori immigrati. Prova ne sono le regolarizzazioni di stranieri avvenute nel nostro Paese, che sempre hanno dato grande spazio al lavoro domestico (l’ultima, nel 2020, con oltre 170 mila richieste di regolarizzazione). Vista questa situazione e vista la sempre più significativa necessità di servizi di cura e assistenza, è opportuno però un cambio di passo deciso. Occorrono strumenti diversi dalle “sanatorie” cicliche, in cui convergono anche lavoratori di altri settori. Va data invece la possibilità, alle famiglie che impiegano lavoratori irregolari, di farli emergere in qualsiasi momento dell’anno, mettendo in sicurezza quei rapporti di lavoro. Ne gioverebbero tutti: i lavoratori, le famiglie, e pure lo Stato grazie ad un gettito fiscale aggiuntivo”.


Redazione DOMINA
01/04/2023

 
 

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