Le nazionalità del lavoro domestico: forti specializzazioni, trend differenziati
L’Osservatorio INPS sui lavoratori domestici conferma la prevalenza di lavoratori stranieri nel settore domestico, con una quota non italiana pari al 68,9% nel 2025. Tuttavia, negli ultimi anni è cresciuta la quota italiana, passata dal 26,2% del 2016 al 31,1% del 2025. L’Italia è dunque il primo Paese d’origine, rappresentando quasi un terzo dei domestici in Italia. Considerando le macro-aree di provenienza, l’Est Europa rappresenta la prima regione d’origine, con il 33,5% dei domestici. Il 17,7% dei domestici proviene invece dall’Asia, mentre le componenti dell’America Latina e dell’Africa rappresentano rispettivamente l’11,1% e il 6,3% del totale.
Lavoratori domestici per area di provenienza, 2025

Elaborazioni DOMINA e Fondazione Leone Moressa su dati INPS
Oltre ai dati dell’Osservatorio INPS relativi alle macro-aree, l’Istituto di previdenza fornisce in esclusiva all’Osservatorio DOMINA il dettaglio sui Paesi d’origine.
Tra i 554.096 lavoratori domestici stranieri, quasi un quinto proviene dalla Romania, con circa 110 mila occupati. Seguono l’Ucraina, con 84 mila lavoratori, e le Filippine, con 61 mila. Queste tre collettività rappresentano da anni il principale bacino di manodopera straniera del settore, confermando il ruolo centrale svolto dalle migrazioni internazionali nel soddisfare il fabbisogno di assistenza e cura delle famiglie italiane.
La distribuzione per mansione evidenzia una marcata specializzazione delle diverse comunità nazionali. La quota di badanti risulta particolarmente elevata tra i lavoratori provenienti dall’Europa orientale: raggiunge l’86,9% tra i georgiani, il 74,0% tra i bulgari, il 68,1% tra gli ucraini e il 63,0% tra i romeni. Si tratta di collettività storicamente inserite nell’assistenza alla persona, grazie anche alla presenza di consolidate reti migratorie che hanno favorito, nel tempo, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Al contrario, tra le principali comunità asiatiche prevale l’impiego nelle attività di cura della casa: la quota di badanti scende infatti al di sotto del 20% in Paesi quali Bangladesh e Filippine, a conferma di una diversa specializzazione professionale maturata nel mercato del lavoro domestico italiano.
L’analisi dell’evoluzione nel periodo successivo alla pandemia evidenzia una significativa riduzione della componente straniera. Tra il 2021 e il 2025 il numero dei lavoratori domestici stranieri è diminuito complessivamente del 18,4%, una contrazione superiore a quella osservata sull’intero comparto. Il fenomeno interessa in particolare alcune delle principali collettività dell’Europa orientale: Romania (-24,9%), Moldavia (-25,0%), Russia (-28,1%), Polonia (-31,9%) e Bulgaria (-37,2%). Considerata la forte incidenza di queste nazionalità, la loro diminuzione ha contribuito in misura rilevante al calo complessivo del lavoro domestico regolare.
Le ragioni di questa dinamica sono probabilmente molteplici. Da un lato incidono i cambiamenti demografici e migratori nei Paesi di origine, dove la crescita economica e il progressivo invecchiamento della popolazione riducono la disponibilità di lavoratori disposti a emigrare verso l’Italia. Dall’altro, alcuni Paesi dell’Europa orientale sono oggi maggiormente orientati verso altri mercati del lavoro europei, caratterizzati da livelli retributivi più elevati. A questi fattori si aggiungono gli effetti della pandemia, che ha modificato i flussi migratori e accelerato alcune trasformazioni del settore.
In questo contesto emerge la crescita della componente georgiana (+19,2%), che rappresenta l’incremento più significativo tra le principali nazionalità e conferma una progressiva sostituzione di alcune collettività storicamente prevalenti nel comparto dell’assistenza familiare. Segno positivo anche per Perù (+6,0%), Sri Lanka (+3,1%) e Tunisia (+6,6%), a testimonianza di una graduale diversificazione delle provenienze della manodopera straniera impiegata nel lavoro domestico. Pur non compensando la riduzione delle comunità numericamente più consistenti, queste dinamiche suggeriscono un’evoluzione della composizione nazionale del settore, con un ricambio progressivo delle collettività maggiormente presenti.
Lavoratori domestici stranieri per Paese d’origine (2025)
| Primi 20 Paesi | Dati 2025 |
Distrib. %
(su totale stranieri) |
di cui badanti |
Variaz. %
2021-25 |
| Romania | 109.546 | 19,8% | 63,0% | -24,9% |
| Ucraina | 84.332 | 15,2% | 68,1% | -11,6% |
| Filippine | 60.591 | 10,9% | 16,6% | -10,9% |
| Perù | 41.166 | 7,4% | 59,3% | +6,0% |
| Sri Lanka | 30.940 | 5,6% | 30,5% | +3,1% |
| Moldavia | 28.911 | 5,2% | 61,6% | -25,0% |
| Georgia | 27.793 | 5,0% | 86,9% | +19,2% |
| Marocco | 21.927 | 4,0% | 64,9% | -23,9% |
| Albania | 20.623 | 3,7% | 38,7% | -29,4% |
| Ecuador | 16.714 | 3,0% | 50,2% | -8,2% |
| India | 11.111 | 2,0% | 51,5% | -13,0% |
| Polonia | 8.949 | 1,6% | 46,6% | -31,9% |
| El Salvador | 6.929 | 1,3% | 40,4% | -8,7% |
| Bulgaria | 5.146 | 0,9% | 74,0% | -37,2% |
| Rep. Dominicana | 4.876 | 0,9% | 66,0% | -18,2% |
| Russia | 4.429 | 0,8% | 62,8% | -28,1% |
| Tunisia | 4.212 | 0,8% | 40,2% | +6,6% |
| Brasile | 4.157 | 0,8% | 41,8% | -18,5% |
| Bangladesh | 4.110 | 0,7% | 18,7% | -62,5% |
| Nigeria | 3.901 | 0,7% | 56,8% | -36,4% |
| Tot. Stranieri | 554.096 | 68,9%
(del totale) |
53,7% | -18,4% |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS – fornitura personalizzata
Trend dei lavoratori domestici per Paese d’origine
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS – fornitura personalizzata
La fornitura di dati INPS personalizzata per l’Osservatorio DOMINA consente di analizzare nel dettaglio i Paesi d’origine di lavoratrici e lavoratori domestici. Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “il settore conferma una forte caratterizzazione “straniera”, sebbene la componente italiana sia cresciuta e rappresenti oggi oltre il 30%. L’Est Europa rappresenta la prima area d’origine, rappresentando oltre un terzo della forza lavoro. I Paesi dell’Est Europa vedono una forte incidenza di Badanti, mentre Paesi come Filippine, Tunisia e Bangladesh hanno una predominanza di Colf. Oltre alla forte specializzazione, i singoli Paesi evidenziano diverse tendenze: dal 2021 è aumentata fortemente la Georgia, oltre a Tunisia, Sri Lanka e Perù, a fronte di un generale calo dei lavoratori stranieri (-18,4%). Conoscere le peculiarità e le caratteristiche dei singoli gruppi d’origine, conclude il Segretario Generale di Domina, è fondamentale per comprendere il settore e pianificare interventi e misure efficaci”.
