Le nazionalità emergenti nel lavoro domestico in Italia: crescono Georgia, Perù, El Salvador. In calo Romania, Moldavia e Bangladesh
Storicamente il settore del lavoro domestico in Italia si contraddistingue per una forte presenza immigrata: secondo i dati INPS al 31.12.2023, i lavoratori domestici stranieri rappresentano il 68,9% del totale, raggiungendo il 72,7% tra i contratti di badante.
I lavoratori domestici stranieri sono quasi 574 mila, di cui il 52,4% occupato in mansioni di assistenza alle persone (badanti). I lavoratori domestici stranieri hanno registrato un aumento nel 2020 e 2021, a seguito della procedura di emersione prevista dall’articolo 103 del DL 34/2020 (“decreto Rilancio”). Successivamente, come certificato dallo stesso INPS, si è registrata una fuoriuscita di lavoratori stranieri dal settore domestico verso altri settori, come conseguenza “fisiologica” dell’emersione.
Grazie ad una fornitura personalizzata di dati INPS, l’Osservatorio DOMINA è in grado di analizzare le nazionalità maggiormente attive nel settore domestico e quelle cresciute di più nel periodo post-Covid.
Lavoratori domestici in Italia per cittadinanza e tipologia di contratto, 2023
Serie storica dei lavoratori domestici in Italia per cittadinanza
L’analisi dei paesi di origine dei lavoratori domestici evidenzia come quasi la metà dei lavoratori domestici stranieri provenga da tre paesi: Romania (123 mila, 21,3% del totale stranieri), Ucraina (90 mila lavoratori, 15,6%) e Filippine (63 mila, 11,0%). Con più di 30 mila lavoratori domestici si segnalano anche Perù e Moldavia, mentre altri quattro paesi contano oltre 20 mila domestici.
Emerge, inoltre, una certa correlazione tra provenienza e tipologia di rapporto. Tra i paesi dell’Est Europa, l’incidenza di badanti supera il 60%: in particolare Georgia (84,9%), Bulgaria (74,1%), Ucraina (67,2%) e Romania (63,2%). Al contrario, si registra una netta prevalenza di colf per i lavoratori provenienti dal Pakistan (85,4%), dalle Filippine (83,8%) e dal Bangladesh (82,3%).
Rispetto al 2020 i lavoratori domestici stranieri sono diminuiti del 9,3%, con una contrazione che riguarda quasi tutte le nazionalità. Peraltro, anche tra gli italiani la tendenza è simile (-9,7%).
In controtendenza la Georgia, con un numero di lavoratori domestici passato da 16 mila a 25 mila in quattro anni (+56,9%). Tendenza positiva anche per due paesi del continente americano, Perù (+6,3%) ed El Salvador (+5,9%). A diminuire in modo notevole sono Romania (-21,8%), Moldavia (-16,9%), Polonia (-26,0%) Bangladesh (-29,5%) e Marocco (-13,0%). In questo caso, come ampiamente documentato nel rapporto annuale DOMINA, il calo è probabilmente dovuto ad un “rimbalzo” fisiologico seguito agli aumenti legati alla regolarizzazione del 2020.
Lavoratori domestici stranieri per Paese d’origine, 2023
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “nonostante la crescita della componente italiana, il lavoro domestico rimane un settore con una forte connotazione immigrata. Le comunità nazionali presenti in Italia sono molto diverse tra loro e presentano forti “specializzazioni” etniche. La regolarizzazione del 2020 ha avuto un impatto notevole sui numeri del lavoro domestico, facendo emergere molti lavoratori che prima erano “invisibili”. Nonostante negli anni successivi molti abbiano cambiato settore uscendo dal lavoro domestico, bisogna riconoscere il beneficio complessivo che quella misura ha portato alla sicurezza di lavoratori e datori di lavoro e al sistema economico e fiscale complessivo.


