Le nuove deduzioni bastano per coprire gli aumenti del lavoro domestico?

Spese e gettito fiscale

Il contratto collettivo che regola i rapporti del lavoro domestico prevede un adeguamento annuale dei livelli minimi delle retribuzioni in base all’inflazione. Gli aumenti energetici e di tutte le materie prime del 2022 hanno portato alla conseguente rivalutazione delle paghe dei lavoratori domestici. Per questo, nella bozza del Decreto Lavoro è prevista una maggiore deduzione del lavoro domestico, dagli attuali 1.549,37 fino a 3.000,00 euro annui.

L’Osservatorio DOMINA cerca di quantificare se questa nuova deduzione basta per coprire i nuovi costi del lavoro domestico. Nella tabella sottostante riportiamo le principali categorie di lavoratori domestici, e gli aumenti che hanno subito nel 2023 rispetto al 2022. In base alla tipologia di lavoratore si passa da aumenti annui intorno ai 200 euro (assistenza solo per 5 ore a settimana) a quasi 2.000 euro per un’assistenza continuativa ad una persona non autosufficiente. Gli stessi aumenti non sono stati registrati nelle pensioni e negli stipendi, per questo il Governo per aiutare le famiglie datori di lavoro domestico sta ipotizzando di aumentare le deduzioni.



Ma quanto queste misure serviranno per contenere gli aumenti delle nuove retribuzioni del lavoro domestico? Bisogna ricordare che il tasso di irregolarità nel lavoro domestico è molto elevato (57%2 ) ed il motivo per cui le famiglie preferiscono il lavoro “informale” è anche il costo degli oneri. Per disincentivare l’utilizzo del lavoro “nero” è necessario rendere più conveniente il lavoro formale, aiutando le famiglie datori di lavoro domestico.




Attualmente le famiglie datori di lavoro domestico possono contare su due tipi di aiuti: la detrazione e la deduzione. La detrazione riguarda solo soggetti non autosufficienti, mentre la deduzione è applicabile per qualsiasi tipologia di lavoratore domestico. Quest’ultima, consente al datore di lavoro di dedurre l’importo dei contributi pagati per colf o badanti entro il limite di 1.549,37 €. La bozza del Decreto Lavoro prevede di alzare il tetto alla deduzione Irpef per i contributi previdenziali versati per i lavoratori domestici a 3.000 euro. Per riuscire a quantificare l’impatto della nuova proposta nella spesa che le famiglie devono fronteggiare per assumere un lavoratore domestico, consideriamo una famiglia datoriale composta da un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 25 mila euro, con un’aliquota marginale del 25% a cui bisogna aggiungere le addizionali regionali e comunali. L’aumento del limite della deducibilità a 3.000 euro non porta variazioni nel caso di un collaboratore familiare per poche ore settimane, in questi casi i contributi deducibili non superano la precedente soglia (1.549,37 €). Gli effetti si evidenziano per i collaboratori assunti 40/54 ore a settimana; la deduzione aumenta dai 26 € ai 182 €, decisamente valori molto lontani dal compensare gli aumenti subiti nel lavoro domestico.




Infatti, confrontando questi nuovi sgravi con gli aumenti che ha subito il lavoro domestico si arriva al massimo a coprire il 13-15% dei nuovi costi e solo in caso di assunzione di lavoratori con almeno 54 ore a settimana.

La proposta del Governo è apprezzabile e va nella strada giusta ma non riesce a coprire tutti i nuovi costi degli aumenti delle retribuzioni, inoltre un così basso risparmio non disincentiva l’utilizzo del lavoro irregolare. Per questo l’Osservatorio DOMINA, nell’ultimo Rapporto annuale sul lavoro domestico, appoggia e promuove la proposta di tutte le parti sociali di portare in deduzione non solo i contributi, ma anche le retribuzioni corrisposte ai lavoratori domestici. Questo da una parte consentirebbe la riduzione del lavoro nero e dall’altra darebbe la possibilità alle famiglie di riuscire a sostenere le proprie esigenze di lavoro domestico.
Con questa nuova proposta il costo per lo Stato crescerebbe da un minimo di 1 miliardo (sottostimando l’utilizzo della deduzione delle classi più basse, per mancanza di imponibile alcune potrebbero non utilizzarlo) ad un massimo di 1,6 miliardi (sovrastimando la deduzione, ipotizzando che tutti la utilizzerebbero). Le famiglie datori di lavoro domestico avrebbero un notevole vantaggio dalla proposta, infatti il costo del lavoro domestico in questo modo risulterebbe più sostenibile. Inoltre, incentivare il lavoro regolare porterebbe un vantaggio indiretto anche allo Stato grazie all’aumento del gettito fiscale da parte di tutti i lavoratori domestici. E queste nuove entrate andrebbero a compensare gli sgravi dati ai datori di lavoro domestico creando un circolo virtuoso.
Commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA “Le nuove deduzioni proposte dal Governo sono positive, ma non bastano per compensare i costi dell’assistenza a carico delle famiglie datori di lavoro. Serve poter dedurre non solo i contributi ma anche le retribuzioni dei lavoratori domestici, per aiutare le famiglie e promuovere il lavoro domestico regolare. L’emersione di questi contratti informali è un vantaggio non solo per le famiglie, ma anche per l’aumento del gettito fiscale che entrerebbe nelle casse dello Stato”.


Redazione DOMINA
02/05/2023

 

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