Le rimesse inviate in patria dai lavoratori domestici immigrati

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Il lavoro domestico in Italia è storicamente caratterizzato da una forte presenza immigrata. Secondo i dati riportati nel 5° Rapporto annuale a cura dell’Osservatorio DOMINA, infatti, il 70% dei lavoratori domestici in Italia ha cittadinanza straniera.
Le caratteristiche di questi immigrati variano molto a seconda della nazionalità: in alcuni casi (es. Filippine) troviamo una certa omogeneità tra uomini e donne, inseriti nelle mansioni di cura della casa. In altri casi, soprattutto tra le nazionalità dell’Est Europa, figurano prevalentemente donne, in genere senza famiglia al seguito.

Oltre a fornire un contributo essenziale alle famiglie italiane e al sistema economico nel suo insieme, le lavoratrici e i lavoratori immigrati offrono un importante sostegno alle famiglie d’origine, principalmente attraverso l’invio di denaro. Grazie ai dati della Banca d’Italia è possibile monitorare questi flussi: le “rimesse” sono trasferimenti di denaro all'estero regolati tramite istituti di pagamento o altri intermediari autorizzati senza transitare su conti di pagamento intestati all'ordinante o al beneficiario. I dati ufficiali non tengono conto dei trasferimenti di denaro effettuati tramite canali informali (come ad esempio il trasferimento di contante a seguito del viaggiatore), il cui ammontare è stato quantificato da alcuni studi tra il 10 e il 30 per cento del totale.

Secondo la Banca Mondiale, “le rimesse sono una fonte vitale di reddito familiare per i paesi a basso e medio reddito. Alleviano la povertà, migliorano i risultati nutrizionali e sono associati a un aumento del peso alla nascita e a tassi di iscrizione scolastica più elevati per i bambini delle famiglie svantaggiate. Gli studi dimostrano che le rimesse aiutano le famiglie beneficiarie a rafforzare la resilienza, ad esempio finanziando alloggi migliori e facendo fronte alle perdite a seguito di disastri ”.
 


Considerando i primi dieci Paesi per numero di lavoratori domestici immigrati in Italia, è possibile osservare l’impatto delle rimesse verso il Paese d’origine. Secondo la Banca Mondiale, le rimesse dall’estero incidono per più del 10% in Moldavia (15,5%) e Georgia (14,2%). Anche Ucraina (9,0%), Filippine (9,3%) e Albania (9,4%) registrano una forte dipendenza dall’estero.
Rapportando i lavoratori domestici a tutta la popolazione residente in Italia per ciascuna nazionalità, ad esempio, possiamo osservare come il lavoro domestico sia molto rilevante per alcune comunità. Tra gli Ucraini, i Peruviani e i Filippini in Italia, ad esempio, oltre il 40% dei residenti è un lavoratore domestico.

Complessivamente, le rimesse inviate dagli immigrati residenti in Italia a sostegno delle famiglie nei Paesi d’origine si attestano nel 2022 a 8,2 miliardi di euro, nonostante un lieve calo rispetto al 2021 (-1,8%). Rispetto al 2017, il volume complessivo è aumentato del +44,9%. 
Il primo Paese di destinazione è il Bangladesh con 1,2 miliardi di euro, pari al 14,6% del totale. Seguono Pakistan e Filippine. Questi tre Paesi registrano tutti un trend fortemente positivo negli ultimi cinque anni. Secondo la Banca d’Italia, l’aumento di questi tre Paesi dipende in parte da una recente modifica regolamentare nel comparto degli istituti di pagamento che ha esteso, a partire dal 2018, l’obbligo di segnalazione a nuove categorie di operatori di money transfer che solo in parte aderivano alla segnalazione dei flussi su base volontaria. Poiché alcuni tra i maggiori intermediari di nuova inclusione sono specializzati nel trasferimento di denaro verso paesi specifici (in particolare Bangladesh, Filippine e Pakistan), il salto di serie è particolarmente marcato nei flussi bilaterali relativi a tali paesi.

Nell’ultimo anno sono invece diminuiti i flussi verso l’Est Europa, in particolare Romania (-18,1%), Albania (-9,6%) e Moldavia (-10,2%). Questo calo si era già registrato nel 2021, evidenziando come la riapertura delle frontiere avesse fatto ripartire i viaggi su strada degli immigrati, che spesso portano con sé regali o denaro per la famiglia.
In forte calo nel 2022 anche l’Ucraina, sia per la minore disponibilità finanziaria dovuta alla guerra, ma anche per una probabile crescita dei flussi informali, a seguito delle persone che hanno lasciato il Paese.
La disomogeneità dei flussi per nazionalità emerge chiaramente confrontando i valori pro-capite, ovvero il rapporto tra rimesse e popolazione residente per ogni Paese d’origine. In questo caso sono considerati tutti i residenti di ciascuna nazionalità, indipendentemente dalla condizione lavorativa o dall’età.
Questa scelta metodologica deriva dal fatto che le rimesse inviate in patria tolgono disponibilità di reddito alle famiglie in Italia, per cui vanno a pesare anche sul mantenimento delle componenti inattive (incidendo sulle spese scolastiche, sanitarie, ecc.)
Mediamente, ciascuno dei 5 milioni di residenti stranieri ha inviato 136 euro al mese in patria. Osservando le prime 20 comunità straniere presenti in Italia, i valori massimi si registrano tra i cittadini del Bangladesh (628 euro medi pro-capite). Il Pakistan è il secondo Paese più attivo, con 435 euro al mese pro-capite, seguito da Senegal (330 euro) e Filippine (327 euro).




Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA,le lavoratrici e i lavoratori domestici in Italia non solo danno un contributo importante al sistema di welfare nazionale e al sistema economico nel suo insieme, ma allo stesso tempo contribuiscono, grazie ai loro risparmi, al sostentamento delle famiglie rimaste in patria. Le rimesse degli immigrati verso i Paesi d’origine superano oggi gli 8 miliardi di euro l’anno. Tra i primi Paesi riceventi figurano anche alcuni Paesi caratterizzati da una forte presenza di domestici in Italia, come Filippine, Ucraina e Moldavia”.



Redazione DOMINA
29/01/2024

 

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