Oltre i luoghi comuni del lavoro domestico: salari più elevati per le donne e una mappa dell’occupazione maschile trainata dal Mezzogiorno.
Il settore del lavoro domestico in Italia continua a essere prevalentemente femminile, come evidenziato dalle ultime elaborazioni dell’Osservatorio DOMINA su dati INPS relative al 2025. Nell’ultimo anno la presenza maschile si attesta a 90.926 addetti, rappresentando l’11,3% del totale dei lavoratori del comparto e registrando una flessione dell’1,5% rispetto al 2024. Tuttavia, il dato nazionale nasconde forti differenze territoriali: in alcune province del Mezzogiorno, come Palermo e Messina, la quota di lavoratori domestici uomini risalta con incidenze superiori al 26%.
Lavoratori domestici MASCHI in Italia 2025

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
Analizzando la serie storica dell’ultimo decennio, emerge un andamento caratterizzato da una generale stabilità, interrotta soltanto dalla marcata parentesi del biennio pandemico. Dopo una costante contrazione tra il 2014 e il 2019, anni in cui la quota maschile è scesa dal 13,6% all’11,5%, si è assistito a un’impennata tra il 2020 e il 2021, quando la percentuale ha raggiunto il picco del 15,5%. Questo incremento straordinario ha riguardato in modo significativo anche la componente di origine straniera. La crescita è stata infatti favorita dalle procedure di emersione del lavoro irregolare, attraverso cui il settore domestico ha rappresentato una fondamentale porta d’ingresso nel mercato del lavoro regolare per molti cittadini stranieri già presenti sul territorio. Dal 2022 in poi, la presenza maschile è tornata gradualmente a ridimensionarsi fino ad assestarsi, tra il 2024 e il 2025, attorno all’11%, riportando l’equilibrio di genere su livelli del tutto analoghi a quelli antecedenti la crisi sanitaria.
Incidenza % dei lavoratori domestici MASCHI in Italia (2014-2025)
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
L’Osservatorio DOMINA sul lavoro domestico ha analizzato la composizione della componente maschile del settore, evidenziando alcune caratteristiche distintive. Gli uomini impiegati nel settore risultano mediamente più giovani delle donne, con un’età media di 47,7 anni contro i 52,2 della componente femminile. La distribuzione per fasce anagrafiche mostra infatti una maggiore concentrazione di maschi nelle classi fino ai 44 anni, laddove la presenza femminile prevale in modo netto a partire dai 50 anni, con un picco tra i 55 e i 59 anni che raggiunge il 19,4%.
Dal punto di vista della provenienza, la componente straniera costituisce l’ossatura principale della forza lavoro maschile nel comparto, rappresentando il 74,7% del totale a fronte di un quarto di lavoratori di cittadinanza italiana.
Per quanto riguarda le mansioni svolte, la maggior parte degli uomini impiegati nel settore si concentra nell’attività di colf, che assorbe il 63,5% delle presenze maschili. La quota restante, pari al 36,5%, si dedica invece all’assistenza alla persona nel ruolo di badante, confermando una netta prevalenza delle mansioni legate alla gestione e alla cura della casa all’interno del lavoro domestico al maschile.
Lavoratori domestici MASCHI in Italia. 2025
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
A differenza di molti altri settori economici in cui gli uomini tendono a occupare le fasce di reddito più elevate, nel lavoro domestico avviene l’opposto. Infatti, la retribuzione media di una lavoratrice è di quasi 7.600 euro, mentre quella di un lavoratore maschio non arriva a 7.100 euro. Questa particolarità si spiega principalmente con le diverse tipologie di impiego: le donne sono infatti molto più frequentemente assunte come badanti conviventi o con contratti a tempo pieno, il che garantisce un monte ore lavorativo e una retribuzione annua superiori. Al contrario, la componente maschile impiegata nel settore domestico svolge spesso mansioni a ore o con contratti part-time, ricadendo così più facilmente nella prima fascia di reddito.
Distr. classe di importo della retribuzione annua per genere. 2025
| Femmine | Maschi | |
| Fino a 5 mila euro | 35,9% | 41,0% |
| Dai 5 ai 10 mila euro | 29,2% | 28,1% |
| Oltre 10 mila euro | 34,9% | 30,9% |
| 100,0% | 100,0% | |
| Retribuzione media | 7.596 € | 7.082 € |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
Incidenza percentuale lavoratori domestici MASCHI per provincia[1]. 2025
Se poi andiamo ad analizzare la presenza di lavoratori di genere maschile per provincia, si notano delle differenze territoriali. Le regioni del Sud e le Isole registrano una maggiore concentrazione percentuale di manodopera maschile nel settore domestico. Spiccano in particolare diverse province della Sicilia, parte della Calabria e alcune aree costiere della Campania. Al contrario, il Centro e il Nord Italia sono caratterizzati da una minore presenza. Questa forte polarizzazione geografica potrebbe riflettere specifiche dinamiche socio-economiche territoriali e una diversa disponibilità di alternative occupazionali tra il Sud e il resto della penisola.
[1] Non disponibili i dati relativi alle seguenti province: Monza Brianza, Fermo, Sud Sardegna, Barletta-Andria-Trani
Lavoratori domestici MASCHI per Provincia (2025). Prime 20 province per incidenza.
| Provincia | Lav. Dom. Maschi | Distrib% | Incidenza% maschi/totale | Di cui colf | Di cui stranieri |
| Palermo | 3.248 | 3,6% | 28,1% | 81,9% | 82,3% |
| Messina | 1.669 | 1,8% | 26,9% | 67,8% | 80,5% |
| Reggio Calabria | 831 | 0,9% | 24,5% | 72,7% | 84,1% |
| Catania | 1.247 | 1,4% | 22,4% | 82,9% | 79,7% |
| Napoli | 4.607 | 5,1% | 20,6% | 72,6% | 84,7% |
| Siracusa | 247 | 0,3% | 19,0% | 68,4% | 80,2% |
| Agrigento | 286 | 0,3% | 17,2% | 50,0% | 54,5% |
| Enna | 105 | 0,1% | 15,9% | 54,3% | 55,2% |
| Lecce | 1.236 | 1,4% | 15,5% | 56,2% | 54,8% |
| Roma | 15.702 | 17,3% | 15,4% | 68,8% | 85,3% |
| Cremona | 475 | 0,5% | 14,6% | 84,4% | 88,6% |
| Firenze | 3.241 | 3,6% | 14,0% | 57,0% | 80,9% |
| Cosenza | 504 | 0,6% | 14,0% | 48,2% | 59,1% |
| Latina | 541 | 0,6% | 13,4% | 63,0% | 71,9% |
| Mantova | 551 | 0,6% | 12,9% | 86,0% | 88,4% |
| Imperia | 421 | 0,5% | 12,9% | 64,1% | 81,7% |
| Como | 945 | 1,0% | 12,8% | 71,7% | 80,7% |
| Salerno | 1284 | 1,4% | 12,7% | 42,6% | 54,7% |
| Vibo Valentia | 90 | 0,1% | 12,6% | 57,8% | 38,9% |
| Catanzaro | 287 | 0,3% | 12,5% | 50,9% | 46,0% |
| TOTALE | 90.926 | 100,00% | 11,3% | 63,5% | 74,7% |
Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS
La tabella fa emergere chiaramente come i tassi di incidenza più alti sul totale dei lavoratori del settore si registrano nel Mezzogiorno: Palermo guida la classifica con il 28,1% di lavoratori domestici di genere maschile, seguita da Messina, Reggio Calabria, Catania e Napoli, tutte con percentuali superiori al 20%. Il quadro cambia notevolmente se si osserva il valore assoluto e la colonna della distribuzione: Roma si posiziona solo al decimo posto per incidenza, ma con i suoi 15.702 lavoratori assorbe da sola il 17,3% dell’intera forza lavoro maschile domestica in Italia, che ammonta in totale a 90.926 unità. A livello nazionale, il 63,5% degli uomini impiegati nel settore svolge mansioni di “colf” anziché di assistenza alla persona, con picchi che superano l’80% in province come Mantova, Cremona, Catania e Palermo. Infine, il dato sulla componente straniera evidenzia come il settore sia fortemente dipendente dalla manodopera non italiana, che rappresenta il 74,7% del totale maschile. Tuttavia, si nota una forte discrepanza territoriale: in province come Cremona, Mantova, Roma e Napoli la percentuale di lavoratori stranieri oscilla tra l’84% e quasi l’89%, mentre in alcune province calabresi e siciliane, come Vibo Valentia e Catanzaro, il dato scende nettamente sotto il 50%, indicando che in quelle aree il lavoro domestico maschile è svolto in maggioranza da cittadini italiani.
Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Sebbene a forte prevalenza femminile, il lavoro domestico mostra una componente maschile rilevante e concentrata soprattutto nel Sud Italia. A Palermo quasi tre lavoratori su dieci sono uomini e, nella maggior parte dei casi, si tratta di colf. Questa marcata eterogeneità geografica ci impone di non considerare il settore come un blocco unico, ma di analizzare con attenzione le specifiche dinamiche socio-economiche dei singoli territori. Anche questo è uno degli obiettivi dell’Osservatorio DOMINA.”


