Più tutele per le famiglie, più risorse per lo Stato

le proposte DOMINA per rivoluzionare il lavoro domestico.

Più tutele per le famiglie, più risorse per lo Stato: le proposte DOMINA per rivoluzionare il lavoro domestico

 

Il lavoro domestico è fondamentale per il welfare italiano. Ogni giorno, milioni di famiglie si affidano a colf, badanti e baby-sitter per aiutare anziani, persone non autosufficienti e bambini. Tuttavia, il settore affronta problemi come costi elevati, lavoro irregolare e scarse tutele. Per affrontare queste sfide, l’Associazione DOMINA ha creato un pacchetto di proposte con un obiettivo chiaro: supportare le famiglie e aumentare le entrate dello Stato. L’invecchiamento della popolazione e la crescita del lavoro femminile hanno reso il lavoro domestico sempre più importante. Nonostante ciò, molte famiglie faticano a coprire i costi del lavoro regolare e ricorrono a soluzioni informali. L’analisi di DOMINA evidenzia come questa situazione danneggia tutti: le famiglie affrontano rischi legali ed economici, i lavoratori non hanno tutele e lo Stato perde contributi e risorse fiscali. Nel suo Rapporto annuale, DOMINA presenta cinque proposte per migliorare il lavoro di cura.

 

LE PROPOSTE DI DOMINA

1-Cashback dedicato al lavoro domestico

Introdurre il CASH BACK per il lavoro domestico, permettendo al datore di lavoro di vedersi riconoscere una somma economica quantificabile in via graduata da poter spendere solo per i pagamenti di contributi INPS del lavoratore domestico.”

La proposta più innovativa è il cashback sul lavoro domestico. Il meccanismo è semplice: una parte dei contributi INPS versati dalla famiglia viene restituita sotto forma di credito, utilizzabile esclusivamente per pagare i contributi futuri. Il valore del cashback cresce nel tempo, premiando la continuità del rapporto di lavoro, fino ad arrivare a coprire il 100% dei contributi. Un incentivo diretto e immediato che rende il lavoro regolare più conveniente di quello irregolare.

STIMA IMPATTO PROPOSTA CASHBACK

L’obiettivo della proposta è premiare i datori di lavoro che instaurano e mantengono rapporti di lavoro continuativi e dichiarati con colf, badanti e baby-sitter, riconoscendo loro un credito economico proporzionale alla durata e regolarità del rapporto lavorativo. Il credito potrà essere utilizzato solo per il pagamento dei contributi in essere del lavoratore domestico. Ipotizzando uno scenario di minima e uno di massima, il costo complessivo per lo Stato si collocherebbe tra 4,9 miliardi e 5,8 miliardi di euro in quattro anni, che potrebbero generare entrate fiscali pari a 10,2 miliardi di euro.

 

2-Trasferimento parziale della NASpI al datore di lavoro

Assunzione durante la NASpI con trasferimento di una mensilità al datore di lavoro domestico per il pagamento del lavoratore domestico come incentivo all’assunzione regolare. Il contributo potrà essere fruibile solo nell’anno successivo all’assunzione qualora rimanga in essere il medesimo lavoratore”.

DOMINA propone che i lavoratori domestici beneficiari della NASpI possano essere riassunti nel settore domestico, attivando contemporaneamente una misura di sostegno per i nuovi datori di lavoro. Questa misura prevede che una quota equivalente a una mensilità della NASpI spettante al lavoratore venga trasferita al datore di lavoro come incentivo per l’assunzione regolare. Il trasferimento dell’importo non avviene immediatamente: il datore di lavoro non riceve il contributo nel primo anno di impiego, ma solo a partire dall’anno successivo, a condizione che il lavoratore continui a essere regolarmente occupato presso di lui. Questo incentivo è legato al lavoratore e può essere utilizzato dalla famiglia nel caso di assunzione regolare. Il contributo economico potrà essere utilizzato per coprire i versamenti dei contributi previdenziali obbligatori e rimarrà disponibile nel cassetto fiscale della famiglia. Nel 2024, oltre 92.000 potenziali lavoratori domestici hanno percepito la NASpI, rappresentando circa l’11% del totale dei lavoratori domestici attivi nell’anno. Ipotizzando che per ognuno di essi venga utilizzato il nuovo strumento, l’importo di NASpI alla decorrenza sarebbe pari a 62,7 milioni di euro. L’assunzione regolare di questi 92.000 lavoratori comporterebbe per lo Stato 147 milioni di euro in entrate fiscali, con un saldo attivo stimato di oltre 84 milioni di euro.

STIMA IMPATTO PROPOSTA NASpI

3-Detrazione del 10% sul costo del lavoro domestico

Detrazione del 10% dei costi sostenuti durante l’anno per il lavoratore domestico, qualora il pagamento sia effettuato tramite bonifici che prevedono l’agevolazione fiscale.

 

STIMA IMPATTO PROPOSTA DETRAZIONE DEL 10%

La proposta si rivolge a tutte le famiglie datrici di lavoro, indipendentemente dal reddito dichiarato e non ha limiti di importi da poter detrarre purché si riferiscano al pagamento di uno stipendio regolare di un lavoratore domestico, pagati tramite strumenti tracciabili dedicati. Questa procedura consentirà all’Agenzia delle Entrate di incrociare automaticamente i dati dei pagamenti con le informazioni trasmesse all’INPS, assicurando un controllo più puntuale delle detrazioni fiscali spettanti al datore di lavoro e una compilazione più accurata della dichiarazione dei redditi precompilata, sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore domestico. Per stimare il costo della proposta, è utile ricordare che il costo complessivo del lavoro domestico regolare ammonta a circa 7,6 miliardi di euro l’anno, mentre il costo stimato del lavoro irregolare, comprensivo dei contributi ipotetici, si aggira intorno a 7,28 miliardi di euro. Ipotizzando che tutte le famiglie datoriali, sia regolari sia irregolari, abbiano sufficiente capienza IRPEF per usufruire interamente della detrazione proposta, si possono stimare 760 milioni di euro per le famiglie che attualmente impiegano lavoratori domestici in modo regolare (10% di 7,6 miliardi) e 728 milioni di euro per le famiglie che impiegano lavoratori in modo irregolare, nel caso in cui emergessero e rientrassero nel sistema contributivo regolare. Attualmente, il gettito fiscale derivante dal lavoro domestico regolare è di circa 1,3 miliardi di euro, una somma che già oggi copre ampiamente il costo della misura proposta per il lavoro formale. Tuttavia, grazie all’introduzione della detrazione e al conseguente incentivo alla formalizzazione dei rapporti di lavoro, si stima un ulteriore impatto fiscale positivo pari a circa 1,2 miliardi di euro, derivante dalla progressiva emersione del lavoro irregolare.

 

4-Trattamento economico della malattia a carico dell’INPS

“Uguagliare la gestione della malattia dei lavoratori domestici a quella prevista per gli altri lavoratori dipendenti, garantendo pari dignità e tutela economica durante i periodi di assenza per motivi di salute.”

STIMA IMPATTO PROPOSTA TRATTAMENTO ECONOMICO DELLA MALATTIA

La proposta prevede che l’INPS paghi anche ai lavoratori domestici il 50% dell’indennità dal 4^ al 20^ giorno di malattia ed il 67% nei giorni successivi fino al 180^ giorno. I primi tre giorni dovrebbero essere gestiti dai datori di lavoro domestico ed in base all’attuale CCNL del lavoro domestico l’indennizzo è pari al 50% della retribuzione globale di fatto.

Considerando lo stesso caso di domestici in malattia e l’ipotesi di 11 giorni di malattia per un lavoratore CS (assistente a persone non autosufficienti), il costo che l’INPS dovrebbe sostenere per i 212 mila domestici in malattia è di soli 38 milioni, il 42% del costo che attualmente sostengono le famiglie datori di lavoro domestico. Se ipotizziamo che l’indennizzo dei primi tre giorni sia lo stesso che attualmente prevede il CCNL del lavoro domestico (pari al 50% della retribuzione ordinaria), le famiglie spenderebbero 14,2 milioni di euro.

 

5-Miglioramento della tutela della maternità, paternità e della genitorialità

Migliorare la gestione della maternità, paternità e della genitorialità del lavoro domestico, assicurando ai genitori e al bambino un’adeguata protezione, nel pieno rispetto dei principi di equità e dignità del lavoro.”

 

STIMA IMPATTO PROPOSTA MATERNITA’ E GENITORIALIALITA’

Attualmente, le tutele in materia di maternità, paternità e genitorialità per i lavoratori domestici risultano più limitate rispetto a quelle garantite negli altri settori. La spesa attualmente riconosciuta per la sola maternità obbligatoria è quantificabile in 10,7 milioni di euro, ma non sono previsti né il congedo parentale né i permessi per l’allattamento.

Secondo le stime dell’Osservatorio DOMINA, l’estensione dei congedi parentali comporterebbe un aggravio di circa 4 milioni di euro, mentre il costo complessivo dei permessi per l’allattamento ammonterebbe a 4,2 milioni.

Si può quindi concludere che, con una spesa complessiva massima di 18,9 milioni di euro (comprensiva del costo della maternità obbligatoria già riconosciuta) l’INPS potrebbe garantire anche alle lavoratrici domestiche l’insieme dei diritti legati alla maternità di cui beneficiano le altre lavoratrici dipendenti.

Le proposte di DOMINA delineano un modello che supporta le famiglie senza gravare sui conti pubblici, trasformando la regolarità del lavoro domestico in un vantaggio concreto. Questo approccio non si limita a correggere le distorsioni del settore, ma mira a rafforzare l’intero sistema, dimostrando che investire nel lavoro domestico significa investire nella coesione sociale e nella sostenibilità economica del Paese. In complesso, le proposte di DOMINA per l’emersione del lavoro domestico potrebbero generare un beneficio annuale per lo Stato compreso tra 0,8 e 1,1 miliardi di euro.

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “È oggi indispensabile sostenere le famiglie datoriali, che rappresentano un pilastro silenzioso del nostro sistema di welfare. Le proposte avanzate da DOMINA rispondono a questa necessità in modo concreto ed equilibrato, offrendo strumenti capaci di alleggerire il carico economico e amministrativo delle famiglie senza generare nuovi oneri per la finanza pubblica.

Si configura così un modello autenticamente “win-win-win”, in cui il sostegno alle famiglie datoriali si traduce nella tutela dei lavoratori, nell’emersione del lavoro regolare e in un aumento delle entrate fiscali per lo Stato”.

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