Quasi 8 miliardi spesi dalle famiglie per il lavoro domestico: il motore del welfare italiano

Quasi 8 miliardi spesi dalle famiglie per il lavoro domestico: il motore del welfare italiano.

Al centro del funzionamento del modello di welfare “mediterraneo”, tipico di Paesi come Italia, Spagna e Grecia, vi è il ruolo della famiglia. In questo contesto, infatti, le famiglie rappresentano l’attore principale nella gestione della cura e dell’assistenza alle persone non autosufficienti.

Secondo i dati INPS, nel 2024 la spesa delle famiglie italiane per il lavoro domestico si attesta a 7,66 miliardi di euro. Prosegue, quindi, il calo registrato già nel 2022, dovuto evidentemente alla dinamica dei lavoratori domestici in Italia. Il valore complessivo del 2023 rimane, in ogni caso, sopra i livelli pre-Covid, almeno per quanto riguarda i valori nominali. Se invece consideriamo i valori rivalutati[1], si può notare come i valori pre-Covid aumentano significativamente.

A livello regionale, la Lombardia rappresenta da sola oltre un quinto della spesa complessiva (1,67 miliardi). Anche il Lazio supera complessivamente il miliardo di euro, registrando il 14,1% di tutta la spesa nazionale. In termini assoluti è evidente il peso delle regioni del Centro-Nord. La prima regione del Sud è infatti la Campania, settima a livello nazionale.

[1] L’indice FOI, o Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati, è un indicatore statistico fornito dall’ISTAT che misura la variazione nel tempo dei prezzi di un paniere di beni e servizi rappresentativo dei consumi delle famiglie italiane. Viene utilizzato principalmente per adeguare periodicamente valori monetari, come affitti o assegni di mantenimento, e per calcolare la rivalutazione di importi contrattuali. L’indice FOI è calcolato dall’ISTAT e si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente extragricolo.

 

Serie storica della spesa delle famiglie

(componente regolare, valori in Miliardi di euro)

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

Per quanto riguarda la retribuzione media annua dei lavoratori domestici, i dati confermano una concentrazione nelle fasce medio-basse. Complessivamente, ad esempio, sono più i lavoratori con una retribuzione annua inferiore ai 3 mila euro (24,3%) rispetto a quelli con oltre 12 mila euro (23,1%). Tuttavia, questo dato dipende molto dal numero di ore lavorate e dal tipo di inquadramento contrattuale, particolarmente variabile nel settore del lavoro domestico.

Ad esempio, la quota di chi percepisce oltre 12 mila euro annui è più alta per donne (23,3%) che per gli uomini (21,2%), mentre nella fascia di reddito più bassa si concentrano più uomini (28,3%) che donne (23,8%). Questo deriva essenzialmente dal fatto che nel lavoro domestico le donne ricoprono ruoli più duraturi e con maggiori responsabilità, come la cura ad anziani e non autosufficienti, mentre gli uomini si concentrano maggiormente in mansioni con orario ridotto come pulizie o giardinaggio.

Questo fenomeno è ancor più evidente dall’analisi per tipologia di rapporto: tra i/le Badanti, il 31,3% percepisce oltre 12 mila euro annui, mentre tra i/le Colf questa quota scende al 14,6%. D’altro canto, nella fascia di retribuzione inferiore a 3 mila euro si concentrano il 20,0% dei Badanti e il 28,6% dei Colf.

 

Distribuzione lavoratori domestici per classe di retribuzione annua (2024)

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

Distribuzione lavoratori domestici per classe di retribuzione annua (2024)

Donne (viola)                     Uomini (blu)

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

Distribuzione lavoratori domestici per classe di retribuzione annua (2024)

Badante (blu)                  Colf (arancione)

Elaborazioni Osservatorio DOMINA su dati INPS

 

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “i dati INPS evidenziano il ruolo delle famiglie nel welfare italiano. Quasi 8 miliardi di euro spesi per la sola componente formale del lavoro domestico. Retribuzioni, contributi e TFR di cui le famiglie si fanno carico per la gestione della cura e dell’assistenza, con un sostegno molto limitato da parte dello Stato e delle istituzioni”.

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