Quasi un milione i lavoratori domestici nel 2021

Incremento di 18mila unità

Nell’anno 2021 i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono quasi un milione con un incremento rispetto al 2020 pari a +1,9% (+18.273 lavoratori).
L’Osservatorio DOMINA ha analizzato i trend di crescita dei lavoratori domestici evidenziando come siano due gli effetti che hanno portato i lavoratori domestici a quasi 1 milione: il lockdown seguito alla prima ondata di diffusione del Covid-19 che ha spinto alla necessità di avere lavoratori con un contratto e la regolarizzazione del 2020 che ha consentito l’emersione dei lavoratori stranieri.


 
Gli effetti della “sanatoria” non si sono esauriti nel 2020, in quanto le richieste di emersione sono state esaminate molto lentamente a causa di mancanza di personale e di problemi burocratici, questa situazione ha fatto crescere i domestici quasi ai livelli del 2013.
 

L'IDENTIKIT DEL LAVORATORE DOMESTICO IN ITALIA

Dai primi dati emersi, si ha una netta prevalenza di donne (84,9%), stranieri (70%) e di Colf (53,0%).
Con la regolarizzazione sono emerse soprattutto le Colf portando ad un maggior distacco le due tipologie di lavoratori. Nel 2021 il 53% dei lavoratori domestici è assunto come Colf, mentre il restante 47% come badante (nel 2012 le badanti rappresentavano appena il 36% dei lavoratori domestici totali).



Il lavoro domestico è un settore fortemente caratterizzato dalla presenza di stranieri: sul totale dei lavoratori gli stranieri rappresentano il 70%. Quasi un lavoratore su tre è italiano, ovvero 229 mila lavoratori. Se confrontiamo questo dato con la situazione del 2012 dove gli italiani che si occupavano di lavoro domestico erano solo 193 mila (con un’incidenza sul totale del 19%), non possiamo che constatate la crescita anche dei lavoratori connazionali.


Comunque, la prima area di provenienza rimane l’Europa dell’Est (35,8%), significativa anche la presenza asiatica (17%). Infine America (9,5%), soprattutto Centrale e Meridionale, e Africa (7,3%), soprattutto area mediterranea.
Si tratta di lavoratori generalmente anziani (gli over 60 rappresentano il 19% del totale), infatti l’età media è di circa 49 anni. Da notare come il 71% dei lavoratori domestici ha tra i 40 ed i 64 anni.



Quali tipologie di lavoratori siano realmente cresciute nel 2021, lo si evidenzia dall’analisi per genere e cittadinanza. Le donne straniere rappresentano il 57,5%, ma rispetto al 2020 sono diminuite, così come le donne italiane (-1,0%). Sono i maschi stranieri gli unici che registrano una crescita (+ 22 mila) rispetto al 2020. Crescita che se confrontata con i valori del 2019 arriva a +49 mila nuovi lavoratori nel settore.
Se questa è la fotografia dei dati 2021, il trend crescente va ulteriormente analizzato, ricordando che da sempre l’andamento dei lavoratori domestici è stato altalenante, influenzato fortemente da misure amministrative e normative. Come ad esempio la c.d. sanatoria del 2012, che ha portato il numero di lavoratori domestici sopra il milione di unità (le domande di regolarizzazione nel 2012 sono state 134.775 di cui 116 mila di lavoro domestico. Fonte Ministero degli interni).

PERCHE' IL LAVORO DOMESTICO CRESCE?

La crescita registrata nel 2020 e confermata nel 2021 (dopo 8 anni di flessione continua) è dovuta a due fattori; in primo luogo il lockdown seguito alla prima ondata di diffusione del Covid-19 ha portato alla necessità di regolarizzare i lavoratori domestici, altrimenti impossibilitati a recarsi al lavoro. Questa situazione ha riguardato di fatto anche i lavoratori italiani che lavoravano in modo informale, infatti nel 2020 rispetto al 2019 sono cresciuti del 13,5%. Il valore è rimasto quasi costante nell’anno successivo (-0,9%), quasi a riprova che intrapresa la via della legalità, molti sono incentivati a restare nel mercato formale.


Il secondo fenomeno che ha predisposto la crescita del numero di lavoratori domestici è come già detto la “sanatoria 2020”. Gli effetti di questa procedura si evidenziano sia nel 2020 (+8,4% stranieri) sia nel 2021 (+3,2%), ne è una riprova la crescita per nazionalità dei lavoratori domestici. Questo secondo fenomeno ha bisogno di una maggiore riflessione: il lavoro domestico è spesso il primo canale per entrare nel mondo lavorativo regolare, e per questo viene utilizzato anche dai lavoratori con altre prospettive o ambizioni. Una delle principali critiche al sistema della “sanatoria” sta nel fatto che, limitando fortemente i settori ammessi, molti lavoratori di altri settori potrebbero utilizzare quel canale in modo improprio, come “porta di accesso” al mercato del lavoro regolare. È ancora presto per confermare o meno questa ipotesi, ma dai dati analizzati dall’INPS per il III Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico, a cura dell’Osservatorio DOMINA: su 125 mila lavoratori emersi fino a quel momento (dati aggiornati al 30/09/2021), il 9% ha cambiato settore. Si tratta di un’analisi preliminare, dato che il processo di analisi delle domande era ed è ancora in corso, ma è interessante confrontare le caratteristiche dei lavoratori domestici emersi (125 mila) fino a quel momento con quelle dei lavoratori domestici totali al 2021.

Se i lavoratori di genere maschile in Italia nel 2021 rappresentano il 15% del totale, nel caso dei rapporti emersi con la “sanatoria” i domestici maschi crescono al 55%.
Anche per quel che riguarda la tipologia di lavoro si notano delle differenze: negli ultimi anni le badanti sono in crescita e rappresentano quasi la metà dei lavoratori domestici, nel caso delle emersioni solo il 34%.
Infine, se nella platea dei domestici solo due lavoratori su 10 ha meno di 40 anni, nel caso dei lavoratori emersi, il 59% è da considerarsi under 40. Tutte queste “differenze” possono far pensare che l’emersione sia anche utilizzata per regolarizzare lavoratori che emigreranno in altri settori economici, andando ad incrementare il 9% registrato a settembre 2021.
Completano il quadro del lavoro domestico le classi di settimane dichiarate; il 45% dei lavoratori ha un’occupazione continuativa, visto che dichiara oltre 50 settimane di lavoro ed il dato è in crescita (+16,2%), probabilmente grazie ai due effetti (Covid, sanatoria) di cui abbiamo già parlato. Sono in diminuzione i lavoratori impiegati per poche settimane.


La maggior parte dei lavoratori è impiegato dalle 20 alle 29 ore settimanali ed il valore è in crescita. Così come si registra una crescita della modalità “oltre 50 ore” (+8,9%). I lavoratori domestici hanno una retribuzione media di 6.799 euro, si tratta di un dato medio infatti l’importo è influenzato da orario settimanale e settimane lavorate. Nel 2021 le famiglie hanno pagato 1,2 miliardi di euro di contributi (oltre mille euro per lavoratore).



Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA,è ormai innegabile l’importanza del lavoro domestico per l’Italia, i lavoratori domestici regolari nel 2021 sono quasi 1 milione. Risulta evidente la spinta della sanatoria e l’effetto Covid per la crescita occupazione del settore ed anche l’’importanza di queste emersioni per la legalità, la sicurezza e i diritti di tutte le parti coinvolte, lavoratori e famiglie. Oltre al beneficio per lo Stato, sotto forma di nuovo gettito fiscale e contributivo; 1,2 miliardi solo nel 2021.


Redazione DOMINA
30/06/2022

 

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