Cresce l'impegno delle famiglie nella gestione dei rapporti di lavoro domestico

Dati DOMINA

Uno dei tratti caratteristici del Rapporto annuale DOMINA sul lavoro domestico è l’analisi qualitativa di un campione di quasi 20.000 rapporti di lavoro, da cui è possibile ricavare preziose informazioni. Il database DOMINA è cresciuto nel tempo, passando da 2.282 lavoratori nel 2008 a 19.512 nel 2022. Si tratta quindi di una fonte molto importante per analizzare la gestione del Contratto Nazionale da parte delle famiglie italiane.
Per quanto riguarda la durata media dei contratti, è possibile distinguere tra quelli a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato.
Nel corso degli anni, è progressivamente aumentata la durata media dei contratti a tempo indeterminato, passando da 46 mesi (2012) a 119 (2022), ovvero una durata media di circa dieci anni.
I contratti a tempo determinato hanno invece una durata media di 7,7 mesi, in lieve calo rispetto agli oltre 9 mesi del periodo 2012-2016.
Complessivamente, circa tre contratti su quattro (64,6%) hanno una durata superiore ai cinque anni. Quasi uno su dieci, tuttavia, ha durata inferiore ad un anno (9,7%).
Tra i motivi della chiusura del rapporto, il più frequente è il licenziamento del lavoratore (52%). Il 26% si chiude con le dimissioni, il 12% con la morte dell’assistito e il 9% per la scadenza del contratto. Solo l’1% dei contratti si è chiuso per giusta causa.
Tra le modalità di pagamento dello stipendio dei lavoratori domestici, le famiglie italiane continuano ad usare poco gli strumenti tracciabili: il 27% utilizza bonifici bancari e il 3% assegni o vaglia. La forma più comune rimane il pagamento in contanti (38%), mentre quasi un terzo delle famiglie non ha un metodo fisso (32%).







Nel 2022 si registra per la prima volta un calo della percentuale di dipendenti che chiedono l’anticipo in busta paga della tredicesima, passati dal 18,7% del 2021 al 10,6% del 2022. Questo elemento rappresenta una novità, considerando l’incremento progressivo che si era registrato tra il 2012 e il 2021.
Cala anche la percentuale di contratti con superminimo assorbibile, proseguendo il trend visto l’anno precedente. Questa componente si attesta dunque al 32%, dopo essere stata stabilmente oltre il 40% tra il 2012 e il 2020.
L’1,9% dei contratti non prevede il riposo domenicale, proprio come nel 2021. Questa incidenza ha avuto un andamento altalenante negli ultimi anni, oscillando tra l’1,8% e il 2,3%.
Tra chi sceglie un giorno di riposo alternativo alla domenica, si ha una lieve prevalenza del giovedì (19,0%), ma anche gli altri giorni tra lunedì e venerdì sono scelti da oltre il 17% dei lavoratori. Meno frequente il sabato, scelto solo nel 10,0% dei casi.
Tra gli straordinari svolti, il 61% è avvenuto nei giorni festivi o di domenica. Il 23% è avvenuto in ore diurne, mentre gli altri casi (infrasettimanali o notturni) sono meno frequenti.







Commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA: La banca dati DOMINA offre dati inediti per l’analisi del lavoro domestico, soprattutto per quanto riguarda la gestione da parte delle famiglie. Le famiglie italiane sono ormai da anni attori indispensabili del welfare, gestendo a proprie spese servizi vitali quali la cura della casa o l’assistenza a bambini e anziani. Il settore è ancora caratterizzato da una forte presenza informale, che rappresenta un rischio sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, oltre che un mancato gettito per lo Stato.


Redazione DOMINA
19/06/2023
 

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